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Sui Beni culturali chi non si allinea al governo viene ridotto al silenzio, di Vittorio Emiliani

Da Articolo 21

Sui Beni culturali chi non si allinea al governo viene ridotto al silenzio
di Vittorio Emiliani

Sui temi dei beni culturali e del paesaggio vigono ormai vere proprie censure e autocensure. Chi divulga le idee o le nozioni della turbo-cultura, cio della cultura che fa profitti, che rende, ha vistosi spazi quotidiani. Chi invece contrasta questa tendenza allo spaccio dei beni culturali (dai centri storici ai musei) quale merce fruttifera, non ha pi testate alle quali comunicare, sia pure come notizia, cio fatti alla mano, un diverso o opposto parere. Tranne alcuni siti come Articolo 21. Non che un tempo fossero tanti i giornalisti o gli specialisti che si occupavano della materia sostenendo le ragioni della tutela. Li ricordo: inizialmente soprattutto Leonardo Borgese sul Corriere della Sera. Pi tardi Antonio Cederna prima sul Mondo, quindi sul Corriere, infine su Repubblica e anche sullEspresso, Mario Fazio sulla Stampa, Alfonso Testa su Paese Sera, Vito Raponi sullAvanti!, Salvatore Rea sullEuropeo, il sottoscritto sul Giorno e sul Messaggero (dove poi hanno scritto lo stesso Alfonso Testa, Fabio Isman, Vezio De Lucia e Italo Insolera). Una compagnia di canto comunque assai ristretta. La quale per dava la linea a intere grandi testate: se sul Corriere della Sera, specie nella fase di Piero Ottone e Giulia Maria Crespi, Cederna faceva una inchiesta, quella era la linea di tutto il giornale. Lo stesso per Fazio alla Stampa e per noialtri.

Oggi vi sono quotidiani nei quali si stenta a capire chi sia il giornalista specializzato o lesperto che d la linea. Alcuni, a differenza del passato, non ce lhanno proprio. Anche perch la propriet ha primari, e prioritari, interessi edilizi e immobiliari. Ogni tanto (sempre meno?) compaiono su Repubblica articoli polemici molto documentati e autorevoli di Salvatore Settis e di Tomaso Montanari, talora rispunta il bravo Francesco Erbani e con lui Carlo Alberto Bucci. Ma la linea del giornale non propriamente quella. N temo che migliorer col nuovo direttore che sulla Stampa ha abbastanza abbassato le luci su questo grande patrimonio. Dal Corriere della Sera quasi scomparso Carlo Bertelli e, a parte Corrado Stajano nella sua rubrica settimanale, la linea della valorizzazione sembra ormai prevalente. Tranne che nelle pagine romane rette da Paolo Fallai. Lo stesso Fatto che tempo fa, con Montanari, costituiva una spina nel fianco oggi, stranamente, presente in modo alterno in una materia che pure offre spunti quotidiani anche di pura cronaca alla polemica.

Nei telegiornali Rai, andato in pensione, anni fa ormai, Fernando Ferrigno del Tg3 e la stessa Tina Lepri del Tg2, non sono mai stati sostituiti da redattori o inviati altrettanto attrezzati. Lo stesso, del resto, era accaduto per la musica con Gregorio Zappi del Tg1: scomparso lui nellormai lontano 2001, non c stato pi nessuno che se ne occupasse in modo specialistico. A Radio Rai bisogna dare atto soprattutto ad Anna Longo di dar tuttora voce anche al dissenso dalle politiche governative.

Ricordo che i Verdi ci fecero una sorta di cordiale processo nel 2000 su quantit e qualit delle trasmissioni su beni culturali e ambientali. Ce la cavammo, come CdA della Rai, abbastanza bene. Oggi la bocciatura sarebbe garantita. Dei Tg ho gi detto. Fra le trasmissioni sono scomparse o sono state declassate negli orari di ascolto per casalinghe e pensionati (al tocco di mezzogiorno o gi di l) citer Nel regno degli animali, Bellitalia, la stessa Ambiente Italia. E potrei andare avanti. Resiste Geo & Geo che per ascolti addirittura la seconda o terza trasmissione di tutta la programmazione di Rai Tre. Che torna ogni tanto incisivamente sullargomento con Report di Milena Gabanelli e con le inchieste di Riccardo Iacona. E un ottimo esempio, ma purtroppo isolato. Si pu fare di pi? Certamente. Si faceva molto di pi in anni lontani. La Rai attuale riuscita nellimpresa di varare una trasmissione che fin dal titolo Petrolio vi dice quale sia limpostazione di fondo: i beni culturali e paesaggistici sono il nostro petrolioDa mettersi a piangere.

Il 16 novembre scorso lAssociazione Bianchi Bandinelli presieduta dallurbanista Vezio De Lucia ha organizzato un importante convegno per fare il punto critico, anzi polemico, sulla politica odierna dei Beni culturali e paesaggistici. In esso stata svolta una critica serrata, quanto mai documentata, sulla situazione generale ormai orientata esclusivamente alla valorizzazione a tutto scapito della tutela demolendo o depotenziando il gi traballante edificio del Mibact nelle sue articolazioni territoriali. Ma ci si soffermati con dati e documenti anche sui musei, sulle biblioteche, sugli archivi, sulla formazione. E uscita almeno una notizia sulle pagine culturali dei quotidiani? No, nemmeno cinque righe, che mi risulti. C stata una qualche citazione nei tg? Men che meno. Un solo servizio (chio ricordi) a Radio Uno. Ormai sempre cos, inesorabilmente. Oscurati, ignorati sul piano della cronaca. Per questo risultato eccezionale il Tg2 Dossier firmato da Stefania Conti sui mecenati dellarte in cui finalmente, oltrepassando le consuete querimonie su Pompei, ci stato dato, fra laltro, di ammirare i restauri strutturali di Ercolano operati grazie allinformatico Packard. E spero, citandola, di non farle danno. Non si sa mai.

Ci sono ovviamente siti come questo, come PatrimonioSos, Eddyburg, Salviamo il Paesaggio o Carteinregola dove le nostre e altre voci possono venire ascoltate secondo una linea che coraggiosamente mette davanti a tutto la tutela, attiva beninteso, nella quale crediamo tuttora che la cosiddetta valorizzazione sia ricompresa. Si parla e straparla ogni giorno di Bellezza o della Grande Bellezza, ma si denuncia sempre pi sporadicamente chi la sta intaccando e inquinando facendo del Belpaese un Malpaese. Con una politica ormai costante e mirata: dal decreto Sblocca Italia alla legge Madia che consente incredibili deregulation (ne parler) e sottomette i Soprintendenti ai Prefetti (Luigi Einaudi perdonali!), alla legge sui Musei di eccellenza separati dal loro territorio nellillusione provincialotta di far soldi. Aridtece almeno Bottai!

30 novembre 2015



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