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E' continuato in VII Commissione Senato il dibattito sulle comunicazioni del ministro Buttiglione

VII Commissione Senato 21/6/2005

Seguito del dibattito sulle comunicazioni del Ministro per i beni e le attivit culturali, rese nella seduta del 31 maggio 2005, sugli indirizzi generali della politica del suo dicastero



Riprende il dibattito, sospeso nella seduta del 14 giugno scorso.


Il senatore MONTICONE (Mar-DL-U), soffermandosi su alcuni punti a suo avviso centrali, richiamati dal Ministro nella sua relazione, dichiara anzitutto di condividere l'affermazione secondo cui i beni culturali rappresentano una risorsa non solo economica, ma soprattutto in termini di autocoscienza nazionale.

Conviene altres con la necessit di completare e rendere operativo il Codice dei beni culturali, al fine di definire aspetti rimasti in qualche misura ancora teorici.

Sulla base di tali premesse, intende rivolgere al Ministro quesiti al fine di ottenere indicazioni in ordine alle prospettive strategiche del Dicastero, che si augura abbiano una portata pi ampia rispetto al breve periodo che caratterizza la restante parte della legislatura.

Rilevando che nel documento sulle linee programmatiche manca ogni riferimento al problema della tutela del paesaggio, sia naturale che urbano, il senatore sollecita, in primo luogo, un ripensamento della definizione dei beni culturali in tal senso.

Ritiene altres prioritario un ulteriore sforzo per completare la catalogazione del vasto patrimonio culturale italiano, da effettuarsi - una volta perfezionato il concetto di bene culturale - con particolare cura.

Nel ribadire l'importante funzione di autocoscienza nazionale dei beni culturali, sollecita indi una maggiore attenzione al rapporto fra la valorizzazione dei beni culturali e il mondo della scuola, che rappresenta il contesto formativo privilegiato dei cittadini. Al di l delle visite organizzate da parte delle scuole, occorre infatti una vera e propria consapevolezza ed una conseguente attivit di programmazione diretta a promuovere tale rapporto.

N va dimenticata l'opportunit, egli prosegue, di rafforzare il rapporto fra paesaggio e citt, che rappresenta un ulteriore punto di forza da valorizzare.

Auspica inoltre una specifica attenzione alla tutela e alla valorizzazione dei siti italiani iscritti nella lista Unesco, sulla scorta dell'approccio sinora seguito dal Gruppo di collaborazione del Senato con l'Unesco, coordinato dal presidente Asciutti e di cui egli componente. Il rafforzamento del rapporto con l'Unesco risulta a suo avviso strategico, anche al fine di scongiurare un eventuale declassamento dei siti italiani.

Con riferimento al rapporto con l'Unione europea, chiede al Ministro - sulla base della sua pregressa esperienza in qualit di Ministro per le politiche comunitarie - quali siano le iniziative di settore da sostenere nella prospettiva di una cittadinanza europea che si integri a quella italiana.

Nel deplorare il sistema di finanziamenti "a pioggia", il senatore conclude sollecitando la definizione di una prospettiva programmatica riferita al patrimonio culturale, che - senza configurare un vero e proprio piano nazionale - fornisca indicazioni di percorso, anche nei confronti delle realt locali, e che si caratterizzi per la necessaria flessibilit onde poter indirizzare gli sforzi su specifici ambiti, sulla base delle situazioni contingenti.

Il senatore FAVARO (FI) esprime apprezzamento per la relazione del Ministro, che - nonostante i tempi ristretti in cui chiamato ad operare - non ha mancato di sottolineare il respiro internazionale dell'attivit del Dicastero, soprattutto con riferimento ai progetti di cooperazione per la tutela del patrimonio culturale di altri Paesi. In proposito coglie l'occasione per ricordare che nel recente sopralluogo in Cina svolto da una delegazione della Commissione nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui beni culturali, egli ha avuto modo di apprezzare come il contributo degli esperti italiani in favore della tutela dei beni culturali locali rafforzi l'immagine dell'Italia all'estero.

Convenendo poi con la funzione di identit nazionale del patrimonio culturale, il senatore sottolinea che esso rappresenta una risorsa economica centrale anche al fine dello sviluppo del settore turistico, oltre a costituire un biglietto da visita dell'Italia nel mondo.

Al riguardo, con riferimento all'importanza di potenziare la cultura italiana all'estero, critica le eccessive competenze attribuite alle regioni che, senza un coordinamento a livello centrale, non sono in grado di promuovere al meglio le proprie potenzialit.

Passando a considerare le principali criticit del settore, egli si sofferma anzitutto sulla carenza di risorse, testimoniata fra l'altro dalla costante riduzione degli stanziamenti di bilancio. In proposito, egli ritiene anzitutto indispensabile il coinvolgimento dei privati nella conservazione, nella tutela e nella promozione di beni culturali, che del resto rappresenta uno dei temi centrali dell'azione del Dicastero.

Inoltre, giudica altrettanto opportuna l'istituzione della societ Arcus s.p.a., purch evidentemente essa si inserisca nell'ottica di offrire adeguato sostegno alle iniziative dei privati e degli enti locali e non divenga uno strumento per distribuire finanziamenti "a pioggia".

Con riferimento al tema del personale ministeriale, lamenta che le piante organiche delle sovrintendenze regionali risultino sovente inadeguate alle realt locali, tanto pi che non si proceduto ad assunzioni da circa quindici anni.

N va dimenticato che in tale periodo sono stati autorizzati trasferimenti di personale che hanno impoverito talune sovrintendenze a vantaggio di altre, determinando disparit a livello regionale.

Nell'accennare altres alla questione dei precari cosiddetti "giubilari" assunti tra il 1999 e il 2000, richiama la necessit di assicurare loro un graduale passaggio in ruolo, previo superamento di procedure concorsuali, tanto pi che essi costituiscono risorse indispensabili soprattutto per talune strutture museali.

L'assunzione a tempo determinato di detto personale pu peraltro a suo giudizio rappresentare un'importante occasione per riqualificare il sistema museale, sempre che ci avvenga nell'ambito di una programmazione che preveda anche momenti di formazione.

Avviandosi a concludere, il senatore sollecita il Ministero a procedere allo svolgimento dell'indagine sulla distribuzione del personale, sulla base dello specifico impegno assunto in sede di bilancio.

Con riferimento al tema dell'alienazione dei beni appartenenti al patrimonio culturale pubblico, prevista dal decreto-legge n. 269 del 2003, convertito dalla legge n. 326 dello stesso anno, nonch dall'articolo 27 del Codice dei beni culturali, ritiene infine indispensabile verificare l'efficacia di detta normativa, con particolare riferimento alla circostanza che gli enti locali non assicurano sempre la necessaria collaborazione.

La senatrice Vittoria FRANCO (DS-U) dichiara anzitutto di giudicare insufficienti le prospettive di intervento e le politiche di valorizzazione del patrimonio culturale indicate dal Ministro nella sua esposizione introduttiva, tanto pi in considerazione dello stato di sofferenza in cui versa il settore dei beni culturali, a suo avviso senza precedenti.

In proposito, lamenta la carenza delle risorse a favore del teatro, nonch la scarsa produttivit del cinema italiano, in stridente contrasto con il tradizionale rilievo del settore.

Nel rilevare che il settore dei beni culturali nel suo complesso risulta impoverito, deplora l'assenza di ogni strategia di intervento.

Con riferimento alla perdita di competitivit nel settore turistico a favore di talune realt, come la Cina, richiamata fra l'altro dal senatore Favaro, la senatrice ritiene che essa dipenda anche dal venir meno delle capacit di accoglienza ed in particolare del rapporto fra tutela, valorizzazione e indotto riferito ai beni culturali.

Stigmatizza inoltre quella che definisce una vera e propria destrutturazione del settore posta in essere negli ultimi anni, con cui si sono svuotate le funzioni del Ministero a favore dell'Economia e di agenzie, come l'Arcus s.p.a., che del resto a suo avviso non ha prodotto i risultati preventivati.

Lamenta poi la scelta di procedere all'accentramento e alla burocratizzazione del Dicastero, che a suo giudizio non ha giovato all'adozione di politiche attive e dinamiche, finendo con l'impoverire il settore, ridurre l'autonomia scientifica ed eludere le norme del nuovo Titolo V della Costituzione, che imporrebbero al contrario un rafforzamento della cooperazione fra Stato e regioni.

La senatrice coglie altres l'occasione per ribadire la propria contrariet al blocco delle assunzioni di personale, che mortifica le professionalit e determina la perdita di saperi ed esperienze. Dopo aver deplorato l'eccessivo ricorso allo spoil system nella definizione degli incarichi ministeriali, ella conviene con le preoccupazioni espresse nel dibattito in merito alle difficolt in cui versano gli istituti culturali, nonch le biblioteche statali ed universitarie. In proposito, lamenta anche l'arretratezza dal punto di vista tecnologico in cui sono chiamate ad operare le biblioteche, a fronte degli impegni definiti nelle linee strategiche di Lisbona, diretti a promuovere la societ della conoscenza.

Dopo aver sollecitato una maggiore attenzione nei confronti delle scuole di restauro, che rischiano altrimenti di perdere il primato, ella richiama il riferimento del Ministro alla missione educativa dei musei. Al riguardo, conviene sull'esigenza di coinvolgere le scuole e i giovani nei progetti culturali e, pi in generale, giudica opportuna ogni iniziativa diretta a rafforzare il legame tra saperi, ricerca e coesione sociale.

Nel deplorare la scelta effettuata dal Centro-destra di adottare politiche che, a suo avviso, hanno posto la cultura sul mercato, ella sollecita conclusivamente un'inversione di tendenza che valorizzi il patrimonio culturale, prendendo atto che non si pu prescindere dal ruolo di volano del settore pubblico, anche al fine di attivare risorse private.

La senatrice SOLIANI (Mar-DL-U) ritiene di aver rintracciato, nell'esposizione introduttiva del Ministro, la consapevolezza delle potenzialit dell'Italia in virt del suo patrimonio culturale e si augura che da ci scaturisca una politica strategica che faccia leva proprio su detti profili per collocare adeguatamente il Paese nel mondo globale.

Ritiene inoltre indispensabile la consapevolezza che occorre "fare sistema" fra le diverse istituzioni che a vario titolo gestiscono competenze in materia di beni culturali, in un'ottica di trasparenza ed efficacia.

Finora, tuttavia, il Governo si caratterizzato per un drammatico disinvestimento politico e finanziario nel settore dei beni culturali, con una continua aggressione al patrimonio e al paesaggio e una inquietante incertezza sui temi della tutela. L'efficacia del nuovo Codice del resto tutta da dimostrare, n si opposto alcun argine alla crescente carenza di organici, aggravata dall'applicazione indiscriminata dello spoil system. Al contrario, ella ritiene indispensabile consolidare le competenze e porre in essere politiche idonee ad attrarre i giovani nei settori della cultura, come investimento per il futuro.

In tal senso, il territorio svolge un ruolo strategico, per il quale occorre una strategia nazionale in un contesto europeo. In particolare, ribadisce, occorre che il Ministero sappia "fare sistema" con le altre istituzioni, fra cui gli altri Dicasteri interessati, le regioni, gli enti locali, le fondazioni, gli enti bancari.

Ella sollecita pertanto il ministro Buttiglione ad un rilancio delle strategie globali, imperniato fra l'altro su strumenti pi efficaci per rendere fruibili i beni culturali, anche attraverso un pi pieno coinvolgimento dell'associazionismo e del volontariato.

Passando al settore delle attivit culturali, ella ricorda che il cinema, la musica, l'editoria e la lirica italiani sono settori di riferimento nel mondo. Duole pertanto constatare che il Governo non si impegni a sufficienza per sostenerli, tanto pi nell'attuale condizione di impoverimento generale.

In particolare, ella auspica un rapporto strategico con la scuola ed un rafforzamento delle politiche di formazione degli insegnanti, affinch essi possano continuare ad essere interpreti capaci della cultura italiana.

Nel sottolineare infine la particolare collocazione mediterranea dell'Italia, che ne esalta le radici cristiane, ma anche giudaiche ed islamiche, ella sollecita una piena integrazione quale chiave culturale per un'identit aperta.

In tal senso, ritiene fondamentale lo sforzo culturale di indirizzo che pu essere svolto dal Ministero per i beni e le attivit culturali.

Poich nessun altro chiede di intervenire, il PRESIDENTE dichiara concluso il dibattito e rinvia la replica del Ministro ad altra seduta.

Il seguito della procedura informativa quindi rinviato.



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