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La frasi di Bressan sul Monumento dividono Bolzano
Valentina Leone
Corriere dell'Alto Adige 3/1/2016

Sigismondi: arcivescovo, polemica inutile. La verde Trincanato: sì a «Piazza della pace»

BOLZANO. Fanno discutere le esternazioni dell’arcivescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, che durante la messa di Capodanno ha puntato il dito contro il monumento alla Vittoria di Bolzano: «Era stato ragionevole alcuni anni fa il tentativo, poi non riuscito, di dedicare il monumento e la piazza in cui si trova alla pace. C’è il rischio che il centenario della prima guerra mondiale, a livello nazionale, si risolva in un’esaltazione della guerra».
Patrizia Trincanato (Verdi), ex assessora comunale alla cultura e tra le promotrici del percorso espositivo che nel 2014 è stato installato all’interno del monumento oggi aperto al pubblico, commenta così le parole del prelato: «La presa di posizione del vescovo non fa che ribadire il buon lavoro svolto per riportare il senso della storia e della conoscenza. Non vedo nulla di antitetico rispetto a quanto fatto da noi che ci siamo occupati di riattivare le coscienze e non certo le pance. Auspico però anche che un domani si possa avviare un percorso per cambiare nome in Piazza della pace»..
Anche Francesco Comina, direttore del Centro per la Pace di Bolzano, evidenzia l’esperienza positiva della riapertura del monumento: «Effettivamente sarebbe stato meglio se la piazza avesse cambiato nome, ma il percorso espositivo è un lavoro molto valido e che forse monsignor Bressan ha tralasciato nel suo discorso. A mio avviso — spiega Comina — se c’è un lavoro di documentazione e di valorizzazione della memoria storica, che spieghi bene cosa è accaduto e perche, non è sbagliato preservare il monumento. Purtroppo abbiamo perso l’edificio del lager di via Resia ed è un peccato, perché avremmo avuto un altro luogo per recuperare la memoria e raccontare la storia. Certo, il vescovo ha ragione quando sostiene che nella storia si sia sempre preferito celebrare gli eroi della guerra, i condottieri rispetto ad altri protagonisti, ma anche a Bolzano si sta facendo un lavoro di recupero della memoria della Resistenza, ad esempio». Chi invece proprio non ha digerito le parole di Bressan è Alberto Sigismondi, ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia: «Uscite come quella del vescovo di Trento rischiano solo di andare ad aizzare ulteriormente gli animi e le polemiche. Il monumento alla Vittoria non c’entra nulla con la guerra, nessuno è mai andato lì a festeggiare un conflitto o a manifestare contro la pace. Forse Bressan non sa che sul cambio di nome della piazza c’è stato un referendum ed è la volontà popolare, quella a cui lui dovrebbe essere vicino, che ha deciso di conservare la dicitura. Il vescovo di Trento faccia il vescovo e pensi alla sua diocesi: Muser non è intervenuto, non vedo perché debba farlo lui. La sua è un’uscita strana — riflette Sigismondi — ma del resto Bressan lo conosciamo già qui in Alto Adige: circa 15 anni fa, quando la destra vinse le elezioni, disse che quello era un giorno triste per Bolzano». Sigismondi commenta anche l’uscita del prelato sul bassorilievo del Duce che si trova difronte al tribunale del capoluogo: «Bressan sostiene che nel resto d’Italia opere simili sono state rimosse. Io ricordo che la maggior parte della popolazione di lingua italiana si è accorta del bassorilievo solo nel momento in cui lo si è voluto togliere».



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