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Pompei sfida il governo: no alla nuova stazione. L’ira del soprintendente Osanna «Così si allontanano i turisti»
di Susy Malafronte
Domenica 3 Gennaio 2016 IL MATTINO



Pompei. Il soprintendente speciale di Pompei, Ercolano e Stabia, Massimo Osanna, non comprende la posizione contraria assunta dall'amministrazione comunale nella realizzazione di una stazione ex-novo a due passi dal sito archeologico.

Teme che la mancata realizzazione della «Hub» possa penalizzare il turismo archeologico dei prossimi anni. Pur non entrando nel merito della polemica politica tra il comune e il governo centrale, da «sindaco» della città archeologica «difende» gli interessi del sito.

Professor Osanna, il comitato di gestione della «buffer zone» nella riunione dello scorso 22 settembre, presso il ministero per i Beni Culturali alla quale lei era presente, ha approvato lo studio di fattibilità delle Fso per migliorare il collegamento degli scavi archeologici di Pompei con la rete ferroviaria nazionale e locale. Che ne pensa della decisione del Comune di non rilasciare le autorizzazioni necessarie?
«Credo che sarebbe una grande occasione perduta. La nuova stazione creerà un punto svelto che permetterà di collegare i treni delle Ferrovie dello Stato con quelli dell'ex Circumvesuviana. Del resto era proprio lì la stazione storica di Pompei, non a caso».

L'amministrazione comunale afferma che tale soluzione taglierà fuori la città moderna dal circuito dei flussi turistici. I commercianti di souvenir, ristoratori e albergatori vedranno il loro fatturato calare a dismisura. Sarà così?
«Non credo affatto che l'innovazione possa creare danni all'economia di una città. Credo, invece, che si possano conciliare gli interessi dei commercianti con i nuovi percorsi: del resto si prevede anche una ristrutturazione dell’ingresso di Porta Marina Superiore che necessariamente cambierà le cose in uno degli ingressi principali».

La «Hub» secondo lei porterebbe benefici all'intero comparto economico che ruota intorno all'archeologica?
«Certamente sì. Con la ristrutturazione dell'ingresso principale del sito e la realizzazione di una stazione moderna, funzionale e con treni veloci e puntuali, tutta la città ne potrà trarre benefici».

Ma se il progetto da 35 milioni di euro dovesse naufragare, con la conseguente mancata realizzazione di una nuova stazione, il turismo archeologico di Pompei sarebbe penalizzato?
«Ovviamente si!».

In che modo?
«La 'Hub' è stata pensata proprio per assicurare a Pompei 3milioni di turisti all'anno, che arrivano con un viaggio dignitoso e all’altezza del sito che visitano».

Oggi non è così?
«No. I problemi dei collegamenti che oggi vive Pompei potrebbero essere ovviati con la 'Hub'».

Anche il governatore De Luca, in occasione della visita a Pompei del premier Renzi, annunciò che a Pompei sarebbero arrivati, nei prossimi anni, 3milioni di turisti grazie a progetti finanziati con fondi europei e ad una mobilità adeguata. Sono gli stessi di cui parla lei?
«Probabilmente si. Ripeto la città di Pompei ha bisogno di strutture come quelle progettate dalle Ferrovie dello Stato, su disposizione del Governo Centrale. E' impensabile che una città come Pompei non sia dotata di un servizio di collegamento pubblico adeguato».

Lei, dunque, auspica una soluzione e che il progetto possa andare avanti?
«Mi auguro che tutto proceda così come è stato stabilito nella riunione del comitato di gestione del 22 settembre del 2015».

Se non dovesse essere così?
«Diversamente non saprei. Sono ottimista e mi auguro che il progetto si realizzi nei tempi e nei modi stabiliti dai ministeri competenti». Lei, dunque, concorda in pieno con il progetto che ha ottenuto la piena approvazione del Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini che ha dimostrato, anche in altre occasioni, che Pompei è al primo posto tra le priorità della sua agenda da ministro. «Certamente».

Allora il ministro oltre all'impegno per la rinascita della Pompei archeologica guarda anche al futuro di quella moderna.
«Si. Oltre ad offrire nuove domus bisogna anche dotare la città di servizi».



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