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Bolzano. Monumenti e conflitti bellici, le parole del vescovo Bressan
Aldo Rossi - Luca Malossini
Corriere dell'Alto Adige 5/1/2016

L’arcivescovo Bressan ha raggiunto la fine del suo mandato e si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Vorrei ricordare come nessuna persona del popolo abbia mai voluto la guerra e i monumenti che la richiamano sono a ricordo dei caduti che non hanno chiesto di cadere.
Le guerre le dichiarano i potenti, non le persone umili: Bressan lo dovrebbe sapere. Quindi non se la prenda con i monumenti, se la prenda con i capi, anche con i suoi «capi» che durante il periodo fascista andavano a braccetto con i gerarchi per benedire gli aerei che avrebbero poi bombardato la povera gente. Perché l’arcivescovo vuole fare rimuovere il bassorilievo del Duce a cavallo posta davanti al tribunale di Bolzano? I Patti lateranensi li ha sottoscritti Mussolini. Sono altri i problemi dell’Italia.
Se la gente non va più a messa, la Chiesa cattolica se ne faccia una ragione e percorra a ritroso e nella massima umiltà i duemila anni di storia che ci separano dalla nascita di Cristo, facendo poi un’analisi obbiettiva del suo comportamento nei secoli. Sotto questo aspetto non si accettano lezioni di comportamento nemmeno dalla Chiesa cattolica.
Aldo Rossi, TRENTO

Caro Rossi,
il vescovo Luigi Bressan non ha certo bisogno di avvocati difensori, però ritengo sia stato doveroso l’intervento da lui fatto in occasione della Giornata mondiale della pace. Nel leggere la critica che Bressan ha avanzato nei confronti di tutte le effigi che esaltano la guerra — quindi anche al monumento alla Vittoria e al bassorilievo del Duce a cavallo di Bolzano — non sono emerse forzature storiche, non sono state effettuate classifiche di vincitori e vinti. Il messaggio era un altro: la guerra non è uno strumento di pace, ha provocato (e provoca) solo vittime. Avere monumenti — quindi dei simboli — che inneggiano a periodi infausti è pertanto fuori luogo. La riflessione proposta dal vescovo è da cogliere guardando al futuro e non al passato, dove anche la Chiesa non è stata certamente limpida nei comportamenti. I morti, tutti i morti, provocati dalla guerra sono da ricordare, ma per questo ci sono gli storici, gli archivi, i musei.
La memoria va coltivata, guai se dovesse diventare una stanca routine. Farlo però aggrappandosi ancora a un monumento, che di per sé rappresenta divisione, significa rimanere fermi mentre il mondo va avanti e ha necessità semmai di capire, non di tormentarsi.
Luca Malossini



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