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"Salvate le Logge di Gubbio" anche il Quirinale in campo
Tomaso Montanari
04 gennaio 2016 LA REPUBBLICA



«GENTILE dottoressa Fiorucci, il Presidente ha ricevuto la Sua lettera e mi prega di risponderLe. Condivido pienamente la posizione del Comitato che difende l'antico opificio del Seicento le "Logge dei Tiratori dell'Arte della Lana". Vetrificare questo mirabile monumento significa ferirlo e deturparlo. Trasmetto copia di questa mia lettera al Ministro Franceschini. Con viva cordialità, Prof. Louis Godart».

Queste poche righe — vergate prima di Natale, sulla carta intestata del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, dal Consigliere per la Conservazione del patrimonio artistico — sono esplose come una bomba nella dura battaglia che da due anni oppone un gruppo di cittadini di Gubbio alla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

L'oggetto del contendere è il destino di uno dei monumenti più importanti della città umbra: le Logge dei Tiratori, rarissimo esempio di opificio del Seicento innestato su un'architettura medioevale. Una struttura coperta, ma con amplissime aperture che dovevano servire a far circolare l'aria che asciugava i panni lì messi a "tirare". Proprio queste finestrone hanno reso le Logge una efficacissima cerniera paesaggistica: da una parte si vede il Palazzo dei Consoli e Piazza Grande, dall'altra la chiesa di San Giovanni, l'antica Cattedrale della città. Uno studiatissimo incastro di prospettive che ha permesso ai mercanti di panni del Seicento di utilizzare uno spazio pubblico in modo così discreto e assennato da aumentare, e non diminuire, la bellezza di quel bene comune. Oggi le cose vanno in modo diverso. Dopo aver acquisito da Unicredit la proprietà delle Logge, la Fondazione Cassa di Risparmio (presieduta da Carlo Colaiacovo, della famiglia fondatrice e proprietaria della Colacem, la terza produttrice di cemento in Italia), ha deciso di chiuderne tutte le aperture con grandi vetrate, per poterle utilizzare anche d'inverno come location per eventi: con tanto di pavimento in parquet, impianto di condizionamento, ascensore e passerella che colleghi la struttura alla piazza.

A tutto questo si oppone il Comitato per la tutela dei beni architettonici e paesaggistici di Gubbio, presieduto da Maria Grazia Fiorucci, che ha creativamente risemantizzato il sostantivo "vetrificazione", spostandolo dalla termodinamica all'urbanistica: le Logge vetrificate sarebbero cancellate come monumento perché perderebbero la loro essenziale identità formale e funzionale. Sarebbe come vetrificare la Loggia dei Lanzi a Firenze, o le arcate dell'Arena di Verona, o quelle del Colosseo. Questi due ultimi paragoni aiutano anche a capire il contesto culturale in cui è maturato il progetto: infatti il sindaco di Verona, Flavio Tosi, si sta battendo per coprire l'Arena come un qualunque palasport, e il ministro Franceschini si appresta a ricostruire l'arena del Colosseo per trasformarlo in location di eventi.

Italia Nostra continua a ricordare che «ciò che rende inaccettabile il progetto è l'introduzione di elementi incompatibili con la struttura delle Logge, rarissimo esemplare di archeologia preindustriale. È certo auspicabile l'apertura al pubblico del grandioso monumento, ma solo per usi che non comportino manomissioni. La chiusura con vetri e tendaggi dell'aereo e luminoso loggiato, per di più, danneggerebbe da ogni lato la visione panoramica e paesaggistica della città e dell'ambiente naturale circostante».

Il Comitato ha fatto notare che il primo via libero formale al progetto della vetrificazione fu concesso dall'allora commissaria straordinaria di Gubbio Maria Luisa D'Alessandro, che è moglie di Gianlorenzo Fiore, ex prefetto di Perugia e ora membro del Comitato d'indirizzo della Fondazione che vorrebbe vetrificare. Un'autorizzazione, però, confermata dall'attuale sindaco Filippo Maria Stirati: che pure in campagna elettorale si era impegnato a bloccare la vetrificazione. E la soprintendenza che dice? Dopo un permesso rilasciato a tamburo insolitamente battente, l'attuale soprintendente Stefano Gizzi ha messo paletti molto più seri, costringendo la Fondazione a ripiegare su un progetto meno impattante: ma senza riuscire a ritirare le concessioni ormai improvvidamente rilasciate dai suoi predecessori.

Ora, proprio quando la vetrificazione sembrava ineluttabile, è arrivato il durissimo messaggio del Quirinale. L'autorevolezza di Louis Godart (consigliere già con Ciampi e Napolitano, e dal 1° gennaio di questo 2016 passato alla carica di Consulente del Presidente della Repubblica in materia di iniziative ed eventi culturali ed espositivi) e il tono del suo messaggio non lasciano dubbi. Ora che la Presidenza della Repubblica ha parlato è difficile immaginare che Fondazione e Comune possano andare avanti come se nulla fosse. A meno di non volersi arrampicare, letteralmente, sulle vetrate.



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