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POMPEI-Parte il restauro della Schola armaturarum. “Un simbolo di rinascita”
Antonio Ferrara
Repubblica-Napoli, 08/01/2016

Via ai lavori da 80mila euro, consegna fissata a febbraio Prevista una copertura temporanea per proteggere i muri


Anche Matteo Renzi avrebbe dovuto vedere il cantiere appena aperto per la manutenzione della Schola armaturarum. Era la Vigilia di Natale, l'impresa Giuseppe Di Martino costruzioni sas di Roma aveva avviato solo tre giorni prima i lavori da 81mila euro per la copertura provvisionale dell'edificio crollato la mattina del 6 novembre 2010. Ma il poco tempo a disposizione aveva imposto un cambio di programma e il premier si dedicò solo alla visita di alcune domus appena restaurate su via dell'Abbondanza.

Ora, poco più avanti, a Pompei, nel luogo del crollo che cinque anni fa scatenò l'indignazione internazionale e l'atto di accusa del presidente Giorgio Napolitano ("una vergogna per l'Italia" disse, chiedendo "spiegazioni immediate e senza ipocrisie") è iniziata l'operazione recupero.

Termine dei lavori febbraio 2016. Sarà installata una copertura temporanea per la protezione delle strutture originarie della Schola, alte un metro e mezzo e rivestite da affreschi. Un sistema di giunti e tubi darà vita a un edificio provvisionale costituito da tre ali, larghe 3 metri, che seguono e inglobano il perimetro dell'edificio antico. Gli appoggi saranno disposti sia all'interno che all'esterno dell'area, senza in ogni caso intaccare il pavimento.

Una volta montata, le murature affrescate saranno liberate dai teloni plastici che le hanno protette per questi cinque anni, e potranno entrare in campo i restauratori, per operare al coperto e senza che pioggia o sole interferiscano con le operazioni.

"Abbiamo immaginato una struttura reversibile - spiega l'architetto Paolo Mighetto, del gruppo di progettazione della segreteria tecnica della soprintendenza Pompei semplicemente appoggiata sul manufatto antico, dotata di frangisole e di misure di attenuazione del calore, oltre che di teli microforati sui quali saranno raffigurate le varie fasi del restauro. Prima si procederà all'eliminazione della vegetazione infestante. Il sistema volutamente non è definitivo - precisa l'architetto Mighetto - e consente il restauro conservativo delle pareti ovest, nord ed est della Schola. Poi, sulla base dei risultati scientifici che acquisiremo al termine del restauro si potrà procedere alla sistemazione definitiva dell'edificio". Il progetto, coordinato dal funzionario archeologo Alberta Martellone, e redatto dagli architetti Paolo Righetto e Mariano Nuzzo e dall'archeologo Mario Grimaldi, è stato elaborato dopo un accurato rilievo laser scanner realizzato dall'architetto Raffaele Martinelli. L'architetto Marina Cesira D'Innocenzo è invece il responsabile unico del procedimento.

Dopo il crollo del novembre 2010 che portò alla decisione del governo Berlusconi (ministri Galan e Fitto) - sollecitati dal commissario europeo Johannes Hahn - poi perfezionata dal governo Monti (ministri Barce e Ornaghi) - di avviare un progetto straordinario di messa in sicurezza e di manutenzione degli scavi, l'area venne sottoposta a sequestro dalla procura di Torre Annunziata. Il Grande progetto Pompei da 105 milioni di euro fu inviato all'Ue a dicembre 2011 e approvato a febbraio 2012, i primi bandi pubblicati ad aprile. Ma per lunghi mesi la Schola è rimasta così, recintata e inaccessibile, coperta da teli bianchi a ricordare a visitatori e istituzioni che Pompei resta un luogo fragile, dove non bisogna mai smettere di vigilare e intervenire.

"Il dissequestro della Schola armaturarum - ricorda il direttore generale di Pompei, Massimo Osanna - avvenuto nel corso dell'anno appena conclusosi e, finalmente, l'inizio dei lavori di copertura delle pareti affrescate originali, ovvero di quelle porzioni di mura che già miracolosamente si salvarono al bombardamento del 1943 cui seguì il restauro delle parti crollate e il rimpiazzo in cemento armato del soffitto, si colloca in un momento "storico" che non può che risultare simbolico ". Per Osanna, i lavori partiti due settimane fa sono "anch'essi espressione di quella rinascita generale del sito che, finalmente, viene percepita dal pubblico e dalla stampa, ma che soprattutto coincide con attività concrete, quelle dei cantieri del Grande progetto e di interventi a lungo attesi, come questo della Schola. L'obbiettivo finale al quale stiamo lavorando è, al momento, quello di proteggere le strutture dell'edificio per poi pensare alla migliore soluzione di restauro dello stesso, che soprattutto consenta al pubblico di continuare a godere tangibilmente di un altro pezzo della storia di questa città antica".

Questo è il punto che resta ancora non deciso. Sarà ricostruito l'edifico così come era prima del crollo? "Contiamo di esaminare l'edificio con occhi nuovi - precisa l'archeologo Mario Grimaldi - proprio come se venisse scavato una seconda volta. Potremo verificare le stratificazioni murarie e la connessione con le strutture alle spalle: quella crollata nel 2010 era la cantonale sud-est rifatta dopo il bombardamento del 1943, sotto il peso del solaio in cemento armato: l'edificio nel dopoguerra fu ricostruito per un'altezza di 9 metri, mentre le strutture antiche si fermavano a un metro e mezzo. Faremo saggi archeologici preventivi per realizzare un canale di drenaggio alle spalle del muro ovest e smaltire così le acque: in quella circostanza contiamo di capire come l'edificio proseguiva verso la parte non scavata, che è alle spalle, in direzione del vicolo di Ifigenia".



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