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Il sogno del «Louvre arabo» e gli oggetti disobbedienti. Ecco le promesse del 2016
Roberta Scorranese
Corriere della Sera 9/1/2016

Attesa per la nuova Tate. L’Australia tra le mete «cult»

Per il design e l’architettura, l’anno della Scimmia si è aperto con una promessa (la travagliata inaugurazione del Louvre ad Abu Dhabi), con una certezza (la XXI° Esposizione Internazionale della Triennale di Milano) e con una domanda: sarà l’Australia la frontiera più interessante per quella creatività che lo Zodiaco cinese promette dedicando il 2016 al primate?
Quasi a sorpresa, il Paese delle immense distese di verde è diventato un opificio architettonico sempre più interessante, con il One Central Park di Jean Nouvel (2014) o con la UTS-Business School della University of Technology, di Frank Gehry, a Sydney, tanto per fare due esempi recenti. E sempre Sydney, che si prepara ad ospitare la Biennale di arte contemporanea, a giugno, sta riscrivendo il suo Dna con interventi profondi che mano a mano cambiano la fisionomia della bellissima zona portuale.
Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita e il rallentamento economico della Cina infatti fanno spazio alla crescita urbanistica di Paesi apparentemente immobili ma che si riscoprono intellettualmente vivaci. E ci si aspetta molto dalla vecchia Europa, ammaccata, certo, da sette anni di crisi ma che lentamente trova nuova linfa nel ridisegnare il profilo delle città e dei suoi luoghi chiave: Londra si prepara a varare la rinnovata «casa» del Design Museum a Kensington, mentre la nuova Tate Modern, con il tocco di Herzog & de Meuron, aprirà nel giugno 2016. A Milano, una serie di mostre incentrate sulla storia culturale del nostro Paese sono un preludio alla imminente XXI° Esposizione Internazionale della Triennale, dal titolo «21st Century. Design After Design», che avrà tra i suoi cardini una dichiarata discontinuità con i miti del XX secolo (dalla crescita illimitata alla globalizzazione). Che sia questa la chiave giusta per definire l’architettura che verrà? Nel libro The Future of Architecture In 100 Buildings , Marc Kushner osserva che si sfrutteranno sempre di più i nuovi materiali e che gli edifici saranno una narrazione del posto dove nascono, ma a strati sovrapposti, tenendo conto delle influenze delle nuove culture. Come la natura della sede del Louvre ad Abu Dhabi, immaginata da Jean Nouvel simile a una pioggia di luce che cade da un guscio. Una forma simbolica che recupera l’antico splendore della variegata cultura araba.
Ma davvero questo edificio (dalla storia accidentata) inaugurerà nel 2016? È una delle domande del nuovo anno, mentre di certo ci saranno mostre interessanti. A cominciare da un «tempio» come la Fondation Beyeler di Riehen (Basilea) che propone, dal 29 maggio, una rassegna su Alexander Calder e sui suoi legami con Peter Fischli e David Weiss: precarietà, equilibri multipli, oggetti che nonostante tutto restano in piedi. Non lontano, a Weil am Rhein, il Vitra Design Museum allunga la scia provocatoria tracciata l’anno scorso dal Victoria and Albert Museum con gli oggetti della disobbedienza civile e presenta (26 febbraio-29 maggio) «Objection! Protest by Design», un’esposizione ispirata alla Rivoluzione degli Ombrelli di Hong Kong. Cose che servono per protestare, per farsi sentire: il design osserva dunque con attenzione la storia recente e la racconta con un taglio graffiante, dal Regno Unito alla Svizzera. La Fondazione Prada, a Milano, prosegue invece nella sua analisi dell’alchimia artistica, esplorandone limiti e percorsi con «L’image volée», una collettiva curata da Thomas Demand, dal 17 marzo. Oggetti domestici ma che sembrano opere d’arte sono quelli del designer Jamie Hayón, che il Design Museum di Holon in Israele celebra in una mostra fino al 30 aprile.
Il Metropolitan Museum di New York punta sul legame tra tessuto e tecnologia, con la rassegna «Manus x Machina: Fashion In An Age Of Technology», mentre l’architettura britannica si svela a Londra, in una mostra alla Royal Academy of Arts, dal 26 gennaio. Per cominciare bene però c’è un libro (ri)edito poco tempo fa da Adelphi, La storia del mondo in 100 oggetti di Neil MacGregor: da una pietra da taglio abbandonata in Tanzania due milioni di anni fa a una carta di credito islamica del 2009, il presente è anche questo, cioè un susseguirsi di cose.



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