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ELBA - «Villa di Capo Castello, il caso non esiste»
09 gennaio 2016 IL TIRRENO



RIO MARINA «I lavori a Capo Castello non hanno rovinato il sito archeologico». È quanto afferma il sindaco di Rio marina Renzo Galli che in questi giorni ha approfondito la questione, sollevata dalle associazioni ambientaliste Legambiente e Italia Nostra, convocando sia il proprietario della villa di Capo Castello, sia il suo progettista, per un incontro richiesto dalla Sopraintendenza ai beni archeologici della Toscana. «Il caso meritava un'analisi seria dei vari aspetti sollevati prima di uscire con una replica – spiega il primo cittadino di Rio Marina – dall'esame della documentazione e dai colloqui intervenuti sia con la proprietà che con la dottoressa Alderighi della Soprintendenza traggo la conclusione che, sia dal punto di vista urbanistico che di preservazione del sito, il caso non esiste. Per intenderci, non c'è nessuna colata di cemento e ci sono ampliamenti volumetrici che restano ben al di sotto dei limiti consentiti dalla legge. Ci sono semplicemente delle compensazioni volumetriche per ovviare alle superfetazioni realizzate nel corso degli anni, i cui interventi avevano creato una struttura ed una sagoma del fabbricato irrazionale anche dal punto di vista abitativo. La sopraelevazione riguarda l'adeguamento altimetrico di un'addizione operata negli anni '70 e oggetto allora di una sanatoria». Il primo cittadino del Comune di Rio Marina spiega come il progetto possa piacere o non piacere dal punto di vista estetico, «ma dal punto di vista urbanistico ha superato il vaglio della commissione paesaggistica comunale e della Soprintendenza ai Beni culturali e paesaggistici di Pisa – ribadisce Galli – dal punto di vista archeologico nessuno scavo è stato operato, nessun reperto è stato manomesso e nessuna colonna è stata portata alla luce o spostata come è sembrato apparire in qualche articolo di stampa. La conclusione che posso quindi trarre è che è venuta alla luce, ma senza basi concrete, una giusta preoccupazione riguardo a un sito delicatissimo, che probabilmente sarebbe emersa per qualsiasi altro intervento edilizio, nei confronti di una proprietà peraltro molto attenta al tema e alla salvaguardia dei beni comuni». Il proprietario ha infatti confermato nel corso dell'incontro il suo interesse al recupero dell'intero sito archeologico contribuendo, nel quadro dell'operazione che si sta cercando di organizzare, ai relativi oneri. «Anche la dottoressa Alderighi – conclude Galli – ha confermato l'impegno della Soprintendenza alla progettazione delle varie fasi di recupero, di cui le prime due evidenziate nel documento relativo al sopralluogo eseguito il 18 giugno 2015, che comprendono la ripulitura e la cartellonistica didattico-esplicativa e interventi di scavo di modesta entità, finalizzati alla definizione della planimetria generale della villa, per un costo stimato fra gli 85.000/150.000 euro, da raccogliere con finanziamenti di scopo e attraverso la costituzione di un comitato Promotore». L'amministrazione comunale punta molto sul recupero e la fruizione di questa testimonianza del passato, come di altre presenti sul territorio.




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