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Colosseo, business monumentale ma allo Stato mancano 13,5 milioni
ALBERTO CUSTODERO E SARA GRATTOGGI
08 gennaio 2016 LA REPUBBLICA

Servizi aggiuntivi del Colosseo gestiti senza appalto. E non tutti i ricavi dovuti finiscono nelle casse dello Stato. Una interrogazione parlamentare al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini destinata a provocare un terremoto nell'ambiente della Soprintendenza romana. A rivolgersi al ministro Andrea Mazziotti, deputato di Scelta civica e presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera. La convenzione scaduta da 5 anni - denuncia Mazziotti - il Soprintendente mi ha detto che nessun atto formale incarica i concessionari di gestire i servizi aggiuntivi . I concessionari sono una associazione temporanea di impresa composta da Mondadori Electa (famiglia Berlusconi) e da CoopCulture (Lega Coop).


Audioguide, tour, prevendite Anfiteatro Flavio e Foro romano affari d'oro per i concessionari



IL COLOSSEO, per i concessionari che gestiscono i "servizi aggiuntivi", una gallina dalle uova d'oro. Ma un pessimo affare per la Soprintendenza, alla quale finora dei ricavi da audioguide, gadget, diritti di prevendita e visite guidate sono andate soltanto le briciole: nel 2014, 1 milione e 327 mila euro su 10 milioni 989mila euro di incassi lordi. Appena il 12 percento sul totale.

Il resto (l'88 percento, pari a 9,6 milioni di euro) andato ai concessionari dell'Ati guidata da Electa Mondadori, che vede fra i soggetti principali anche Coopculture, responsabile della biglietteria, dei tour e delle audioguide.

Se si esaminano le singole voci di entrata, si scopre che in alcuni casi i "privati" incassano addirittura il cento per cento. il caso delle audioguide al Colosseo: la Soprintendenza non ha ricavato un solo euro. Mentre gli incassi andati ai privati ammontavano, sempre per il 2014, a un milione e 780 mila euro.

Quasi lo stesso discorso vale per le prevendite: su 3 milioni di introiti, alla Soprintendenza sono andati poco pi di 36mila euro, appena l'1,25 percento.

Anche le vendite del bookshop gestito da Electa non hanno reso molto, almeno per lo Stato: solo il 21,8 percento dei 4,8 milioni totali incassi finito nelle casse della Soprintendenza. E ancora meno, il 17,2 percento, hanno reso a Palazzo Massimo le visite guidate.

C' poi da tenere presente che i concessionari guadagnano anche dalla vendita dei biglietti di ingresso a Colosseo, Foro Romano e Palatino. Il costo oggi di 12 euro a biglietto. Per i primi nove euro, l'aggio per i privati del 14 percento. Per i restanti tre (aumento dovuto in caso di mostre, ormai sempre presenti in almeno uno dei tre siti), l'aggio sale al 69 percento.

I guadagni, per l'Ati, sono cresciuti negli anni, con il costante aumento di visitatori e di servizi acquistati. Se nel 2001, i servizi aggiuntivi' al Colosseo avevano fruttato 1,1 milioni, di cui quasi un milione finito ai privati, nel 2014 i concessionari ci hanno guadagnato addirittura dieci volte tanto.

Anche dai servizi aggiuntivi' per gli altri due siti, Foro Romano e Palatino, la Soprintendenza ha guadagnato cifre risibili: solo 75mila euro nel 2014, sugli oltre 858mila di incassi lordi, andati per il resto ai concessionari privati. Che, dagli ultimi mesi del 2015, possono contare anche su una nuova fonte di guadagno: i distributori automatici di bevande installati su impulso del soprintendente Francesco Prosperetti all'interno dell'area archeologica.

Negli anni, va detto, i concessionari hanno preso in carico altri siti della Soprintendenza meno "redditizi" rispetto all'Anfiteatro Flavio, come, ad esempio, la Tomba di Cecilia Metella e la Villa dei Quintili, attuando cos una sorta di compensazione. Ma la sproporzione resta.


Linterrogazione parlamentare di Scelta Civica: non rispettata la convenzione sul 30% degli incassi alla Soprintendenza


I conti del Colosseo non tornano pi, lo Stato perde milioni
La convenzione per gestire i servizi aggiuntivi del Colosseo scaduta dal 2011. Da allora, nessun appalto andato a buon fine. E cos il business milionario dei gioielli dellarcheologia romana (Colosseo, Palatino e Foro Romano) continua a esser gestito senza alcun atto formale di incarico.
Oltre alla mancanza di appalto, i conti sembrano non tornare. Stando alla convenzione del 1997, lunica tuttora apparentemente in vigore, lincasso avrebbe dovuto essere cos ripartito: il 30,2 per cento del totale del fatturato alla Soprintendenza. Il resto ai concessionari.
Ma il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Andrea Mazziotti, di Scelta civica, andato a spulciare nei conti del ministero dei Beni Culturali. Scoprendo che allo Stato, dal 2001 a oggi (da quando i dati sono disponibili), non sarebbe andato quel 30,2 per cento. Ma solo, e inspiegabilmente, l11,9 per cento.
Per fare chiarezza su questi misteri, Mazziotti ha deciso di presentare una interrogazione al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.
Al ministro - spiega Mazziotti - voglio chiedere due cose. Prima di tutto se sia legale la situazione di questi ultimi 5 anni in cui il servizio, come mi ha confermato il soprintendente Francesco Prosperetti, gestito in modo abusivo, cio senza atti formali neanche di proroga. Lultimo atto formale, secondo la ricostruzione di Mazziotti, risale al 2010. Ma anche quello precedente del 2005 - dice il deputato di Sc - con ogni probabilit era illegittimo.
La seconda questione che porr a Franceschini - aggiunge il presidente della commissione Affari Costituzionali - riguarda la contabilit. Perch lo Stato avrebbe incassato quasi il 19 per cento in meno rispetto a quanto previsto dallunico accordo vigente?.
Secondo la denuncia di Mazziotti, su 74milioni di euro di incasso lordo maturato dalla gestione dei servizi aggiuntivi, lo Stato ha infatti incassato 8,9 milioni, anzich 22,4 milioni di euro.
Perch - chiede il deputato di Sc - nessuno ha mai protestato? Mancano allappello circa 13,5 milioni di euro. Se i conti che ho fatto elaborando i dati del ministero sono corretti, il ministro dovrebbe cercare di recuperare quei soldi.
Franceschini, commenta ancora Mazziotti, si lamenta che le Soprintendenze e gli Archivi di Stato sono senza soldi. Ma gestendo meglio gli incassi dei beni del complesso del Colosseo, i soldi si possono trovare.
Negli ultimi 5 anni di gestione illegittima (come la definisce nellinterrogazione Mazziotti), i servizi aggiuntivi del sito archeologico del Colosseo hanno fruttato poco pi di 35 milioni
di euro. Si tratta di circa la met degli incassi totali dal 2001 a oggi. Ma di questi allo Stato andata una quota pari all11,2%, cio meno di 4 milioni di euro. I servizi aggiuntivi sono i bookshop, i gadget, le audioguide, le prenotazioni, le prevendite, le visite guidate.
La gestione senza atto formale da 5 anni viene fatta da una associazione temporanea di impresa composta da Mondadori Electa (famiglia Berlusconi) e CoopCulture (Lega Coop).

08 gennaio 2016




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