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Metano, in Toscana non si trivella: salta il progetto a Grosseto
di Ilaria Bonuccelli
12 gennaio 2016 IL TIRRENO




Non sarà "trivellata" la Toscana. La Independent Energy solutions srl, l'unica società che alcuni anni fa sembrava intenzionata alle ricchezze (potenziali) del sottosuolo regionale, avrebbe deciso di rinunciare a cercare il metano in provincia di Grosseto. Mentre in tutto il Paese impazza la polemica per le autorizzazioni del ministero dello Sviluppo Economico a trivellare il mare e la terra alla ricerca di idrocarburi, la Toscana va in controtendenza. Non c'è alcun merito delle amministrazioni pubbliche in questo, in realtà. Si tratta, appunto, di una rinuncia della società che, in questi giorni frenetici, è passata inosservata. Invece, già il 31 maggio del 2015 sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse viene pubblicato un estratto di un' istanza di rinuncia firmata dalla società italo-americana: «Con istanza pervenuta al Mise il 29 aprile 2015, la società Indipendent Energy solutions srl, unico titolare del permesso di ricerca ubicato nella provincia di Grosseto, convenzionalmente denominato "Casoni" (dalla località nel comune di Grosseto) ha chiesto la rinuncia al permesso stesso». Non una parola sulle ragioni. Tuttavia, secondo l'elenco pubblicato dal Mise, il permesso per le trivellazioni nel Grossetano risulta ancora vigente. L'autorizzazione - si legge nei documenti ufficiali del ministero dello Sviluppo economico - è stata rilasciata con un decreto del 24 marzo 2011 e dovrebbe scadere il 24 marzo di quest'anno. Al momento della richiesta di rinuncia, il 29 aprile 2015 e «il titolo (autorizzativo) - scrive il ministero - è vigente da 1.754 giorni, circa 4 anni e 10 mesi». Secondo questa autorizzazione, firmato dal direttore del Mise dell'epoca, Franco Terlizzese, la società è autorizzata a effettuare sondaggi e scavi alla ricerca «di idrocarburi liquidi e gassosi nella provincia di Grosseto», in un'area di 142,5 chilometri quadrati. Per questa attività, la società deve corrispondere allo Stato un canone annuo anticipato di 5,16 euro al chilometro quadrato «aggiornato dell'Istat per gli anni seguenti». All'autorizzazione era allegata anche una prescrizione della Sovrintendenza visto che l'area «oggetto della ricerca è ad alto rischio archeologico, tutte le operazioni che comportino escavazioni devono essere controllate da archeologici professionisti che operino sotto la direzione scientifica delle Belle Arti». Ma alla fine, più che l'archeologia ha contato l'economicità dell'operazione, vista la rinuncia presentata dalla società. Quindi, in Toscana non si trivella. Eppure secondo il Mise non si trivella in alcun luogo. Tanto da definire «un polverone pretestuoso e strumentale» quello sollevato sui permessi di ricerca offshore nell' Adriatico. «Il permesso di ricerca concesso alla Petroceltic - spiega - riguarda solo, in una zona oltre le 12 miglia dalla costa, la prospezione geofisica e non prevede alcuna perforazione che, comunque, non potrebbe essere autorizzata se non sulla base di una valutazione di impatto ambientale. Inoltre, nessun altro permesso è stato rilasciato alla vigilia dell'approvazione della legge di Stabilità».




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