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TOSCANA - PISA - Tra Fondazione e Comune un asse da ricostruire
di Francesco Loi
12 gennaio 2016 IL TIRRENO

PISA In vari ambienti cittadini la sensazione predominante è di sorpresa. Quest'alzata di toni tra Comune e Fondazione Pisa (meglio, della Fondazione verso il Comune) è una novità. Finora l'immagine è stata semmai di un asse tra due enti le cui sedi, tra piazza XX Settembre e via Toselli, sono davvero ad un tiro di schioppo. Una forza motrice che ha permesso alla città di recuperare luoghi e beni cultural-storici che sono o saranno un vanto. Ma qualcosa è cambiato con la querelle sul contributo da 1,3 milioni di euro per il progetto mura e la Sala delle Baleari che la Fondazione ha ritirato. Indagine interna. La storia è nota: nonostante le ripetute sollecitazioni della Fondazione, gli uffici del Comune hanno rendicontato fuori tempo massimo le spese per i restauri. Da qui la revoca dei fondi, che per l'ente di via Toselli comporta anche una perdita di agevolazioni fiscali per 850.000 euro. Dentro Palazzo Gambacorti il confronto per accertare le responsabilità è cominciato ieri mattina con una riunione durata oltre due ore. Sui cantieri non ci saranno ripercussioni, visto che entrambi sono pressoché completati. Di sicuro, quel milione e passa è andato perduto e ora dovrà uscire dalle casse comunali, dove gli avanzi non mancano. Ma si racconta di un sindaco Filippeschi furibondo e di un assessore (Serfogli) decisamente contrariato. Sul banco degli imputati almeno un paio di dirigenti. Di ieri una direttiva del sindaco per un'indagine interna affidata al segretario generale Marzia Venturi, da cui sono attesi «provvedimenti conseguenti» una volta accertati i responsabili della mancata trasmissione della rendicontazione. Milioni per la città. Anche l'esposizione pubblica del pasticcio è un fatto nuovo. La Fondazione, di norma, non lascia trapelare alcunché. «E' questo ciò che sorprende di più, a meno che in ballo non ci sia un ridisegno dei rapporti in città», butta lì un acuto osservatore di cose pisane. La Fondazione, una delle 88 di origine bancaria nate negli anni Novanta in seguito alla riforma del sistema creditizio, ha da anni un ruolo crescente. Prima ente e poi Fondazione dal 2000, prosegue l'attività filantropica della Cassa di Risparmio di Pisa, della quale ha ceduto il controllo per dedicarsi esclusivamente all'attività istituzionale. Il valore complessivo delle sue erogazioni ha raggiunto un ammontare medio di 12 milioni di euro all'anno, destinati a progetti nei settori dell'arte, dei beni culturali, della filantropia, del volontariato, della ricerca scientifica e tecnologica. Gli intrecci. «Semplicemente, con il Comune c'era una convenzione i cui termini non sono stati rispettati: la revoca del contributo è un atto dovuto», ha spiegato il presidente della Fondazione, Claudio Pugelli. Dentro il palazzo confermano questa impostazione: «Siamo un ente vigilato, ci muoviamo su binari rigidi e le firme su un pezzo di carta contano». Certo questo altolà rappresenta un precedente e mette il Comune in difficoltà nei rapporti con la Fondazione Pisa, il cui impegno in città resta ben visibile: si pensi alla Chiesa della Spina appena restaurata (con un contributo al Comune) e al cantiere per il recupero del palazzo della Sapienza (fondi all'Università). Di recente, i due soggetti si sono incrociati sulla mancata vendita del palazzo ex Telecom, con l'amministrazione comunale che non ha accettato, dopo averla auspicata, l'offerta da 5,2 milioni di euro della Fondazione. «Pazienza, avevamo già pronte altre opzioni», dice Pugelli respingendo le voci di possibili ripicche in atto. Collaborazione. «La vedo difficile», ribadisce ora il presidente della Fondazione riguardo alla possibilità di rimediare in qualche modo al mancato contributo per le mura. Ma le possibili soluzioni non mancano, a volerlo, dentro future occasioni di collaborazione. Pugelli non chiude alcuna porta, mentre si preannuncia già una visita del sindaco ai piani alti di via Toselli. Non si dimentichi che Comune e Fondazione avrebbero dovuto formalizzare la loro collaborazione nel "Pisa Urban Center". Una sorta di cabina di regia per interventi concordati nei settori dei beni storici, culturali, architettonici: da una parte la loro tutela, dall'altra la loro valorizzazione turistica. Il progetto è anche scritto nel programma del sindaco. Questo Centro sarebbe composto da cinque membri: due scelti dal Comune e due dalla Fondazione, con un presidente designato congiuntamente. «Se ne parlava tre anni fa, non ne ho saputo più niente», dice Pugelli. Diplomazie al lavoro.



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