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Napoli. Franceschini: un taxi per Capodimonte
Alessandro Chetta
Corriere del Mezzogiorno 15/1/2016

La proposta del ministro: «Istituire una linea diretta». Gerolamini nel Polo Museale

Bello e inaccessibile. È apparso così Capodimonte al ministro Dario Franceschini: «Mi sto rendendo conto del problema. In effetti la distanza c’è rispetto al centro storico, più affollato di turisti. Stiamo valutando il da farsi su questo importante aspetto della raggiungibilità del museo. Bisognerebbe creare una navetta ad hoc o una corsa dei tassisti a prezzo fisso». In mattinata visita ai Gerolamini: la biblioteca è stata acquisita al Polo Museale.

Capodimonte, un quarto alle tre. Felice come una Pasqua il neodirettore Sylvain Bellenger tallona il ministro Franceschini nei saloni della Reggia. Un passo un Tiziano, un altro passo Bruegel. Rompe le righe giusto quando gli squilla il cellulare.
Questo museo è un trionfo di meraviglie che vedono in pochissimi. Nei saloni enormi c’è l’eco. Ci sono troppe cose, esplodono in mano a Bellenger che vorrebbe mostrare tutto, El Greco, porcellane, arazzi, 124 ettari di Bosco e i 5 depositi. E Franceschini, in visita informale a Napoli senza scorta né auto blu, sgrana gli occhi: «Non ci sono parole». Proviamo a suggerirgliene qualcuna: «Ministro, perché non è venuto in autobus quassù?». L’irsuto titolare del Mibact capisce l’antifona, i pullman quassù chi li ha visti. «Mi sto rendendo conto del problema - replica -, in effetti la distanza c’è rispetto al centro storico, più affollato di turisti. Stiamo valutando il da farsi su questo importante aspetto della raggiungibilità del museo». Confabulando con gli addetti davanti all’Atalanta di Guido Reni, prende nota dello status quo: «Quanto costa una corsa dall’aeroporto a qui?», «Venti euro, ministro». «Bisognerebbe creare una navetta ad hoc o una corsa dei tassisti a prezzo fisso». «C’è già ma non serve a molto», sussurrano gli addetti del museo, pochi anche loro come i turisti, e poi accennano ad un incontro che potrebbe esserci a breve del direttore Bellenger al Comune di Napoli proprio sul tema trasporti, con focus sui taxi.
La mattinata partenopea del ministro dei Beni culturali è iniziata in via Duomo, alla Biblioteca dei Girolamini, sfregiata. «Volevo vedere di persona questo tempio della cultura, della storia e della bellezza che ha la drammatica ferita degli scaffali vuoti». Si riferisce al saccheggio dei volumi antichi, con relativa inchiesta e processo. «È una storia terribile - afferma - di una violenza inaudita al nostro patrimonio culturale. Per fortuna la magistratura ha fatto benissimo il proprio lavoro, per fortuna ci sono state persone come Maria Rosaria e Pier Gianni Berardi e Bruno Caracciolo che hanno avuto il coraggio di denunciare. Il merito di questa vittoria andrà per sempre a loro». Ha aggiunto: «Il ministero sta lavorando per riordinare e capire l’entità e il valore delle opere scomparse, un lavoro complicato di ricomposizione che procede bene». C’è anche una bella notizia: Franceschini ha annunciato che firmerà nei prossimi giorni «un provvedimento che accorpa in un’unica unità di direzione e gestione del complesso, sia per quanto riguarda la biblioteca sia per gli altri luoghi». «I Girolamini passeranno al Polo museale della Campania - ha spiegato - avrà un unico direttore e separate tutte le competenze che servono per la biblioteca, la pinacoteca. Un complesso di questo tipo deve ricostruire una sua unità e non deve essere diviso né avere diversi riferimenti in diverse parti del ministero». Questo il flash back della passeggiata mattutina insaporita anche da una pizza fritta. Torniamo a Capodimonte: il ministro ha fatto precedere la tappa alla Pinacoteca da una visita di 40 minuti al Bosco. Il lungo excursus tra i gioielli della Reggia voluta da Carlo III mozza il fiato. «Quanti Tiziano avete?». Tanti, signor ministro. Fa dieci metri e c’è Masaccio, da solo, dorato. Si volta e becca Botticelli e Masolino, e un paio di sale più in là il ritratto di Luca Pacioli, quadro che fa impazzire da quattro secoli critici d’arte ed esoterici. Sosta e congrua spiegazione al Salottino di porcellana. Unico al mondo. Fermata obbligatoria al buffet. «Ministro non può non assaggiare questo babà». Lui non si fa pregare. Addenta e ammira sul tavolo un tempio di Paestum in miniatura, maestoso tra le frolle e le ricce.
In serata Franceschini si accomoderà al palco reale del San Carlo su sedute di plexiglass, poco borboniche, per il concerto delle pianiste Katia e Marielle Labèque. Poco prima s’era concesso un tour tra il coro di voci bianche e i costumi sfavillanti di Francesca Squarciapino. Infine una light dinner, come usa dirsi, e due battute coi cronisti: «La Campania ha enormi potenzialità, più di tutte le altre regioni», è il succo.



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