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Crescent. Perché sì Vittorio Sgarbi
Felice Naddeo
Corriere del Mezzogiorno 15/1/2016

Vittorio Sgarbi e Vincenzo De Luca vivono una reciproca fascinazione. Il primo è ammaliato dal decisionismo dell’ex sindaco, al fianco del quale si è schierato anche durante le battaglie giudiziarie; il secondo è stato conquistato dalla verve intellettuale del critico d’arte: al punto da ingaggiarlo, in passato, finanche per la regia della «Vedova allegra» al teatro Verdi di Salerno. Ed è stato proprio il Crescent ad avvicinarli. Sgarbi l’aveva criticato. Poi dopo una visita al cantiere e la verifica del progetto, il suo parere mutò radicalmente.


Professore, ma davvero il Crescent le ricorda i templi di Paestum?
«L’opera di Bofill è una sorta di anfiteatro che si apre verso il mare. E ha questa cadenza di colonne che mostra un ritmo che in qualche misura si ripete. Per questo mi ricorda i templi».


Invece non le piaceva la prima versione, quella di Bohigas.
«Quel progetto era una struttura parallelepipeda con uno spigolo contro il mare. Non aveva armonia con il contesto».
Ma l’edificio non è sovradimensionato rispetto all’area dov’è costruito?
«Innanzitutto viene realizzato in un luogo dove c’era un enorme degrado. Ed è costruito al fianco di un edificio degli anni Cinquanta di particolare bruttezza: non si capisce perché quel fabbricato debba essere considerato degno di esistere e questo no. Inoltre il Crescent, per altezza, è allineato al Municipio e ne riprende anche l’architettura fascista che abbiamo ampiamente legittimato. Per il mio gusto, l’avrei ridotto di un piano, seguendo l’ordine dorico delle colonne. Ci sarebbe stata maggiore armonia. Ma già così si inserisce più che bene nel contesto urbano e paesaggistico».
Lei sembra un po’ isolato, nel panorama intellettuale italiano, su questa posizione. Moltissimi sono, invece, i critici del Crescent. Da Settis a Montanari, per esempio, per citare soltanto qualche nome.
«Ma hanno visto il Palazzo di Giustizia di Firenze? Su quello non si discute, perché Firenze non è Salerno e quindi il Crescent è un crimine dell’umanità. È un’opera presa di mira in un’Italia che ha il Museo dell’Ara Pacis, il palazzo della Regione Piemonte e il Tribunale di Firenze».
Molti accusano De Luca di laurismo. Facendo anche riferimento alla vicenda del Crescent.
«È stato un sindaco che voleva vedere compiute le opere che ha immaginato. È un uomo del fare, per questo gli elettori lo votano. Mica sono scemi. Il suo attivismo può anche avere forme di laurismo, che nello specifico vuol dire fare qualcosa rispetto a molti che non fanno niente. Io l’ho sempre trovato apprezzabile. Se poi leggo Travaglio o ascolto i grillini e Saviano...».
Cosa le succede?
«Mi rendo conto che l’ideologia non deve superare la realtà. Saviano ha scritto diverse cose contro De Luca alle regionali, avrebbe dovuto candidarsi in contrapposizione».

Ma Saviano ha fatto riferimento anche a un processo nel quale De Luca è stato condannato in primo grado facendo scattare i termini della legge Severino.
«Condannato per abuso d’ufficio, che è reato opinabile. Quando sarà completamente assolto, questi signori mi diranno perché doveva essere sospeso».



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