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Firenze. Museo-oratorio l’arte e la Misericordia
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 16/1/2016

È un piccolo museo che vale la visita almeno per tre ragioni: il luogo in cui si trova — affacciato e attaccato al Duomo offre una visuale di campanile, Battistero e Cattedrale di Firenze monumentale, come se il complesso fosse sotto una lente d’ingrandimento — le opere esposte — non tantissime ma alcune davvero pregevoli — la capacità di interpretare un certo aspetto della fiorentinità, quello più attento al patto sociale di appartenenza alla comunità. È il piccolo museo della Misericordia, che inaugura mercoledì 20 gennaio dopo due anni di lavori. Quattordici sale per ottanta opere e quattro video che in pochi minuti fanno la sintesi della storia e della missione dell’Arciconfraternita più antica del mondo: ha otto secoli. «Un dono che ci siamo fatti nell’anno della Misericordia» sottolinea il provveditore Andrea Ceccherini.
Il museo è il risultato della trasformazione di cinque appartamenti e quindi non stupisca che le stanze adibite a percorso espositivo siano piccine e articolate su due piani. E non è detto che finisca qui. C’è in programma l’idea di ampliarlo. L’allestimento è stato curato da Enrico Santini un fratello della Misericordia (è un Capo di Guardia) e si vede. Perché nella scelta dei documenti d’archivio da esporre, così come nei contenuti con cui confezionare i quattro video proiettati in altrettante sale — una scelta condivisa anche con funzionari della Soprintendenza — ha prediletto quelli che più interpretano il senso di appartenenza all’istituzione. Vistarlo, il museo, consente così di conoscere i momenti salienti di questi otto secoli di storia: dalla sua fondazione, nel 1244, alla sua prima grande missione, quella che nel 1365 vide la stessa Misericordia in prima linea nell’assistenza dei malati della peste ricordata anche dal Boccaccio (quella che quasi dimezzò la popolazione di Firenze portandola da 90mila a 50mila abitanti).
C’è memoria dell’anno in cui Lorenzo il Magnifico (era il 1489) diventò confratello, ma anche, dopo secoli, di quando, nel 1883 l’Arciconfraternita ebbe il primo numero di telefono (era l’87). Ovviamente non c’è solo questo. La collezione di opere d’arte che affianca questa narrazione, ci racconta la storia delle tante donazioni. Pregevoli le opere dei caravaggeschi, Dirck Van Baburen e De Boulogne, due terracotte della bottega dei della Robbia , un San Giovanni Battista di Carlo Dolci, un Cristo in Pietà con la Madonna della Misericordia fra le braccia di Giovan Battista Naldini. Ci sono gli abiti dei confratelli, le portantine, la lista dei loro servizi. Un pezzo della storia di Firenze. Il Museo sarà aperto al momento il lunedì e il venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, mentre il sabato dalle 10 alle 12. L’ingresso è gratuito ma è gradita un’offerta.



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