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Bergamo. Coda fino alla fontana del Contarini per la visita alle sale restaurate. Orgoglio Mai
Daniela Morandi
Corriere della Sera - Bergamo 17/1/2016

«La Mai? È orgoglio bergamasco» dice senza esitazione Sara Betelli, tra le persone in fila nel vento freddo di Piazza Vecchia, in attesa di entrare in biblioteca per l’Open day. Alle 16.15 di ieri già 350 persone erano entrate in due ore, mentre la coda superava la fontana del Contarini. Ma ne valeva la pena, perché l’Angelo Mai ha «un patrimonio inestimabile», prosegue Sara. Per Giulia Mastrota i ricordi vanno alle «sudate carte dei tempi del liceo Sarpi». Per lei il Salone Furietti, di nuovo accessibile e inaugurato venerdì, era luogo di studio o di ricerca, «accogliente e silenzioso, ti sentivi a casa», racconta. Accanto a lei la figlia Natalia. È la sua prima volta in Mai. Si aspetta ambienti spaziosi e pieni di libri. Sarà soddisfatta. Varcata la soglia l’attende un tour in sei tappe sotto la guida appassionata di volontari, associati degli Amici della Mai, bibliotecari. La visita parte dall’atrio scamozziano. Daniela Gaspagni è colpita per l’ampiezza: «Non avrei detto fosse di 150 metri quadrati, come due appartamenti», dice. Salite le scale la seconda tappa: il Salone, «dove un tempo si teneva il Maggior Consiglio, perché questo palazzo è stato Comune dal 1648 al 1873», spiega la bibliotecaria Lorenza Maffioletti, indicando i fregi settecenteschi. Terza sosta: la sala Tassiana. I globi del Coronelli si impadroniscono della scena per impatto e bellezza. Di loro ci sono fogli illustrativi anche in arabo, cinese e giapponese. Ma a colpire sono anche il primo statuto comunale del 1491, la Regola fondativa della Mia del 1265 e il codice «Grande a Commune Sanctorum» della seconda metà del Quindicesimo secolo, «scritto a mano per la sacralità dei testi», commenta Alessandra Allegrini. «La Mai è una pietra miliare della cultura bergamasca», dice Gianni Colombo, un altro visitatore. «Ed è sempre aperta», ribadisce la bibliotecaria Marta Gamba, rispondendo a chi le chiede se è accessibile oltre gli open day, considerando la biblioteca un tempio inviolabile. Per Rebecca Mais che sottolinea come «nella ricerca araldica del nome di famiglia compare anche Angelo Mai», la biblioteca «è un luogo di piacere» e ricorda che tra gli scaffali ha trovato una delle poche copie del libro «Il mito sumero. I poemi della dea Inanna», edito negli anni Settanta. La visita prosegue poi in sala periodici, al terzo piano negli spazi una volta adibiti a dimora del cancelliere, sorta di segretario comunale, diventata poi casa del custode e le cui volte, dipinte da Pietro Baschenis, ritraggono le virtù morali, secondo le indicazioni del cancelliere Gabriele Salvagni, il primo ad abitare quegli spazi. E il giro termina tra la sala dedicata a papa Giovanni XXIII e quella dei ritratti e cataloghi al pianoterra. Sessanta minuti sospesi nel tempo tra libri preziosi, vista mozzafiato sulla piazza. E la Mai si riconferma, conclude Salvatore, «una sorpresa. Un museo da vivere».



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