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Firenze, Zecca. Finiti i restauri alla torre Nardella: l’apriremo a tutti
Claudio Bozza
Corriere Fiorentino 21/1/2016

Un altro panorama, dalla torre ritrovata
Finiti dopo 18 mesi i restauri alla Zecca. Il sindaco: la apriremo a tutti. Ora tocca a Porta alla Croce

Inaccessibile da oltre 15 anni. Anche per questo, salire in cima alla Torre della Zecca e osservare Firenze porta via il fiato. Da 25 metri di altezza e da una prospettiva inedita, che solo in pochissimi fortunati conoscono. Da una parte basta allungare la mano per «toccare» la Sinagoga, la basilica di Santa Croce, Palazzo Vecchio. Voltandosi verso l’Arno è come tuffarsi 700 anni indietro: in pochi sanno infatti che, all’interno della pescaia di San Niccolò, c’è un corridoio segreto che collega la Torre della Zecca (chiamata così perché al suo interno si coniava il Fiorino, alimentando i macchinari con la forza dell’Arno) con la gemella Torre di San Niccolò, un tunnel che consentiva alle guarnigioni di soldati di attraversare il fiume senza esse visti. «Presto riapriremo a tutti anche questo percorso, oggi chiuso per questioni di sicurezza», dice il sindaco Dario Nardella, che ieri mattina ha riaperto la Zecca, dopo un anno e mezzo di restauri finanziati con 300 mila euro grazie alla maxi pubblicità che ha coperto il monumento. In cima alla torre, onnipresente, spunta pure il presidente del Consiglio regionale Eugenio Giani, che da assessore alla Cultura lanciò il progetto di recupero di torri e camminamenti lungo le mura. Il prossimo restauro, sempre con sponsor privati e pubblicità, sarà quello di Porta alla Croce, che domina piazza Beccaria. «Adesso il nostro obiettivo, con l’arrivo della bella stagione, è di riaprire la Torre della Zecca al pubblico», spiega il sindaco. Se in vetta si rimane senza fiato osservando il panorama, camminare nei cunicoli segreti nelle fondamenta lascia senza parole per la sorpresa. Oltre alle buie gallerie che portano al tunnel nascosto nella pescaia, ad un certo punto spuntano degli orinatoi ed i resti di un bancone da bar con tanto di scaffali per i liquori. «Qui c’era una specie di circolo segreto, la Firenze dello sballo di un tempo, una città che nessuno o quasi vedeva», racconta il presidente Giani. Le ultime testimonianze di ciò risalgono agli anni Cinquanta, mentre prima quei cunicoli sotterranei ospitarono un circolo partigiano e pure una Casa del popolo. Nell’Ottocento, durante i lavori di sviluppo di Firenze della città progettati da Giuseppe Poggi, per Firenze capitale, la torre della Zecca fu lasciata intatta, come traguardo dei viali di circonvallazione. A differenza della «gemella» in San Niccolò, sull’altra sponda del fiume, la Torre della Zecca è sempre stata cieca, senza nessun passaggio. Nel 1532, scapitozzata, fu incorporata su progetto di Antonio da San Gallo il Giovane nel «Baluardo di Mongibello» collegato a gore, mulini ed altri edifici. «Vogliamo realizzare un percorso culturale che comprenda tutto quel che resta dell’antica cinta muraria che proteggeva Firenze dagli invasori — conclude il sindaco — così da riappropriarci del nostro patrimonio storico e di una bellezza straordinaria. Per la Torre della Zecca già stiamo pensando ad organizzare degli eventi nei prossimi mesi».



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