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VENEZIA - Sovrintendenze, si cambia unite Belle Arti e Archeologia
di Enrico Tantucci
20 gennaio 2016 LA NUOVA VENEZIA




Nuovo ribaltone al ministero dei Beni Culturali con la "riforma della riforma" per le Soprintendenze, dopo quella di pochi mesi fa, annunciata ieri dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini alle Commissioni Cultura di Camera e Senato. Erano nate infatti con la prima riforma le Soprintendenze alle Belle Arti e Paesaggio, unificando le competenze architettoniche e artistiche, prima divise in due uffici periferici del Ministero. Ma sono destinate a una morte precoce - nonostante molti funzionari, come ad esempio a Venezia l'architetto Emanuela Carpani, siano stati nominati da meno di un anno nell'incarico - perché Franceschini ha annunciato ieri la nascita delle Soprintendenze uniche per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, sopprimendo, di fatto, le Soprintendenze Archeologiche attuali, 17. Ci saranno invece 39 Soprintendenze unificate (più le due speciali del Colosseo e di Pompei). I soprintendenti attuali, sia di Belle Arti sia di Archeologia e molti nominati solo da pochi mesi, decadranno tutti, perché ci sarà un nuovo "interpello" per scegliere i nuovi maxi-soprintendenti. «Ogni nuova Soprintendenza» ha precisato Franceschini «parlerà con voce unica ai cittadini e verrà articolata in sette aree funzionali: organizzazione e funzionamento; patrimonio archeologico; patrimonio storico e artistico; patrimonio architettonico; patrimonio demoetnoantropologico; paesaggio; educazione e ricerca. Le aree garantiscono una visione complessiva dell'esercizio della tutela, assicurando anche la presenza delle specifiche professionalità». Per cittadini e imprese, assicura il ministro, «sarà più semplice e rapido rapportarsi con l'amministrazione, con una notevole riduzione degli oneri burocratici». La nuova articolazione territoriale, che secondo il ministro «realizza una distribuzione dei presìdi più equilibrata ed efficiente», ha spiegato, «ed è stata definita tenendo conto del numero di abitanti, della consistenza del patrimonio culturale e della dimensione dei territori». E così, un sistema dei Beni Culturali - con il suo esiguo personale, che si sta ancora abituando alla prima riforma, con la nascita dei 20 musei statali autonomi (sganciati dalle Soprintendenze), dei poli museali regionali, delle segreterie regionali dei Beni Culturali, viene gettata in un'altra "centrifuga" con le maxiSoprintendenze unificate che dovranno occuparsi di tutto. Creati anche dieci nuovi istituti autonomi (direttori scelti con bando internazionale): il Complesso monumentale della Pilotta di Parma; i Musei delle Civiltà all'Eur; il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma); il Museo Nazionale Romano; il Museo storico e il Parco del Castello di Miramare a Trieste; il Parco Archeologico dell'Appia Antica; il Parco archeologico dei Campi Flegrei; il Parco archeologico di Ercolano; il Parco archeologico di Ostia Antica; Villa Adriana e Villa d'Este (Tivoli). Duro il giudizio dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil, sulla nuova riforma: «L'ennesimo intervento a gamba tesa nel mezzo di una riforma in corso che, peraltro, ha già palesato tutti i suoi limiti. Si prospetta un ulteriore intervento normativo senza aver prima risolto i molteplici problemi organizzativi del Ministero, a partire dalla carenza di personale in particolare nei profili specialistici e senza aver completato l'avvio dei nuovi poli museali», E ancora, a proposito della soppressione delle Soprintendenze Archeologiche e dei loro compiti: «Cittadini e istituzioni locali devono comprendere che queste funzioni non possono esser messe a rischio, per non dire soppresse, da quell'operazione di pura ragioneria che sarebbe la fusione delle Soprintendenze in un ammasso indistinto. Non è al cambiamento che diciamo no, ma al rischio di consegnare il territorio agli interessi degli speculatori». Il rischio è quello del caos organizzativo.



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