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ABITARE L'UTOPIA. «Andar per le città ideali»
di FABIO ISMAN
25 GENNAIO 2016, IL MESSAGGERO

[PEZZULLINO]
Esce oggi in libreria «Andar per le città ideali» di Fabio Isman, da 45 anni una «firma» de Il Messaggero, edito dal Mulino nella collana Ritrovare l’Italia (148 pag, 12 euro). Dopo un «excursus» tra i concetti e i fondamenti che ne sono alla base, Isman racconta 15 luoghi ancora degni, in Italia, di essere visitati, e due importanti progetti mai realizzati: Sforzinda di Filarete, anche con una Casa del Vizio e della Virtù alta dieci piani già nel Quattrocento, e il progetto di Sisto V Peretti, successivo di un secolo, per trasformare il Colosseo in una
filanda abitata, con 36 miniappartamenti di salone e due stanze. Del libro, abbiamo scelto due brani dei capitoli introduttivi.


Terra del Sole, borgo murato e incompiuto, pianificato da Cosimo I de' Medici nel 1546 vicino a Castrocaro in Romagna, e che purtroppo pochissimi conoscono, come Acaya, in provincia di Lecce, o San Leucio, piccola frazione di Caserta, e Crespi d'Adda, in provincia di Bergamo; le più note Pienza, Palmanova e Sabbioneta, o San Martino al Cimino, che conserva le stigmate di Francesco Borromini, fino al Villaggio Solvay di Rosignano, città - giardino sorta verso il 1920 in provincia di Livorno;
o a quelle «di fondazione» del fascismo (da Latina a Sabaudia nel Lazio, da Arborea a Fertilia in Sardegna, dovute essenzialmente alle bonifiche), e alla più recente tra tutte, La Scarzuola, immaginata in vent'anni dal 1958 in provincia di Terni, singolare sogno dell'architetto Tomaso Buzzi: sono solo alcune tra le «Città ideali» nella penisola.

FATTE PER PENSARE
Strutture spiccatamente regolari, progettate con schemi prevalentemente geometrici; il frutto di visioni laiche e quasi mai religiose; centri urbani di solito diversissimi da qualunque altro, e tra loro; piccoli gioielli architettonici (e sovente non soltanto), con singolarità spesso curiose, talora addirittura gustose e divertenti. Incarnano un'aspirazione atavica, che affonda le origini nella notte dei tempi; ha
conosciuto avvincenti teorizzazioni nel Rinascimento, e nei secoli, anche alcuni profeti di tutto rispetto. Sono città e luoghi, almeno all'inizio della nostra storia, fatti per pensare più che per viverci (...).

LA PIU’ REMOTA
La più antica la incontriamo all'inizio del «Libro dei libri», la Bibbia: «Costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo». È l'eterno desiderio di vette irraggiungibili. Il Sommo, infatti, non sarà d'accordo: la Torre di Babele collassa, e quel popolo, con «una sola lingua e le stesse parole», è «disperso su tutta la terra» (Genesi, 11, 1
- 4). Punito con la divisione in mille idiomi diversi. Da allora, l'anelito umano non avrà più fine. Sognerà, immaginerà, progetterà, e in parte realizzerà agglomerati urbani, che facilitino la comunicazione con il divino, o si strutturino in modi, misure e proporzioni ottimali, per il corpo e lo spirito. Di quella prima Città ideale esistono un'iconografia consolidata, e addirittura qualche indizio. Basti pensare
alla Torre di Babele di Pieter Bruegel il Vecchio (del 1563: è a Vienna; una, più ridotta, a Rotterdam); e alle ziqqurat, le piramidi in mattoni di Babilonia (la Etemenanki) e di Ur, nella «culla del mondo» da dove proviene anche Abramo, il patriarca delle tre religioni monoteiste: la valle dell'Eufrate in Mesopotamia, oggi tanto a repentaglio - ahinoi - a
causa dei conflitti. Si elevavano per 91 e 62 metri, alte come palazzi di 30 e 20 piani, e la prima è stata più volte ricostruita, fino ai tempi di Alessandro Magno. Innalza la Etemenanki, cioè la «casa delle fondamenta del cielo e della terra», Nabucodonosor I oltre tremila anni fa, con
gradoni che portano verso l'empireo, a somiglianza con quanto si vede nei templi messicani dei Maya, successivi però di almeno 3.300 anni: «Un progetto di smisurata ambizione e arroganza», spiega Paolo Matthiae, che in Siria ha scoperto la città e la civiltà di Ebla.

L’INCONSCIO
Questa prima vicenda è entrata nel nostro inconscio collettivo: la ritroviamo infatti in numerosi film (uno per tutti, Metropolis di Fritz Lang, 1927); in infiniti videogiochi (iniziando da Indiana Jones); in un omonimo album del cantautore Edoardo Bennato (1976); in opere liriche (la Babele di Giovanni Bottesini, 1882); in infiniti libri (oltre 450 voci
nel catalogo delle biblioteche italiane): come non ricordare La
biblioteca di Babele di Jorge Luis Borges, del 1955, con le sue sale esagonali e i volumi tutti di 410 pagine, in cui si cerca quello che contiene la Verità, una grande metafora dell'universo intero?

Fabio Isman



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