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LUCCA - Il gioiello della città vittima del degrado
di Federica Scintu
30 gennaio 2016 IL TIRRENO



Carenza di sicurezza e pulizia: benvenuti sulla Torre Guinigi


LUCCA. Duecentotrenta scalini, tre aiuole e sette lecci in cima alla torre più alta, simbolo non solo della ricchezza, della potenza e del prestigio della città, ma anche della rinascita. Per questo la famiglia Guinigi decise di piantare gli alberi sulla sommità della torre, a un’altezza di 44,25 metri, creando di fatto un giardino sospeso unico nel suo genere in grado di regalare panorami mozzafiato.

Ora però, il monumento che, dopo le Mura, meglio identifica la città, da segno di ripresa e di vigore rischia di diventare simbolo di degrado e abbandono. Scale e ringhiere arrugginite, guano di piccione, bidoni della spazzatura non proprio in tono con il pregio della struttura, tubi dell’acqua a vista sulle aiuole. Questo è ciò che gli occhi dei visitatori notano prima di poter finalmente godere di quel tanto agognato panorama.

Ma non solo. Oltre al problema della manutenzione e della conservazione c’è anche quello della sicurezza e dei servizi igienici, totalmente assenti. Arrivati alla torre Guinigi entriamo e chiediamo di poter fare il biglietto. Nessuno ci chiede alcuna informazione o effettua dei controlli all’interno delle nostre borse, pratica ormai diffusa nella maggior parte dei musei. Avremo potuto portare qualsiasi oggetto indisturbati fino a un’altezza di 44,25 metri visto che anche nei vari piani della torre non c’è alcuna sorveglianza. Come del resto non c’è alcun addetto (né un cartello) a cui poter chiedere ad esempio un’informazione sulla storia della torre o un aiuto nel caso ci si senta poco bene.

Nella parte più bassa del monumento le pareti sono state appena ritinteggiate mentre, man mano che si sale, sui muri interni sono state mantenute le pietre a vista come all’esterno. Iniziamo la “scalata” dei 230 gradini, che da larghi e comodi nei primi piani, si fanno via via più angusti.

La difficoltà maggiore, anche dal punto di vista della sicurezza, la si riscontra quasi in cima dove gli scalini si trasformano in un labirinto arrugginito via via sempre più stretto (in alcuni è impossibile passare in due affiancati).

Nel piano che precede l’ultimo, si iniziano a vedere i primi accumuli importanti di guano degli uccelli, forse inevitabile viste le tante aperture strutturali presenti nella torre ma comunque poco piacevoli alla vista (e soprattutto all’olfatto). Una volta arrivati in cima alla torre si nota anche qui una certa mancanza di attenzione ai dettagli: dalle aiuole “spuntano” qua e là i tubi dell’impianto utilizzato per annaffiare le piante.

Una volta tornati al piano terra (con una discesa forse più ostica della salita vista la pendenza delle scale di ferro) chiediamo dove si trovi il bagno: «Ci spiace ma per qui i servizi igienici non ci sono, dovete chiedere in uno degli esercizi pubblici qui intorno», rispondono imbarazzati. Bagni che a quanto pare non saranno realizzati nemmeno a breve. Per ora infatti, l’intervento previsto è solo ed esclusivamente di manutenzione ordinaria. Senza contare che per un disabile è del tutto impossibile avere accesso alla torre visto che non è presente un ascensore. «Non ci sono pericoli di nessun tipo - ha detto Alessandro Tambellini -. Il 1° febbraio sono previsti lavori di manutenzione ordinaria come ad esempio la pulizia ma non di tipo strutturale. Questa è la torre più importante della città e va mantenuta al meglio. Il prezzo del biglietto per ora rimarrà invariato». Perché un altro aspetto che non si può sottovalutare è che la torre Guinigi è uno dei monumenti più visitati della città, che insieme alla torre delle Ore, sempre di proprietà del Comune, portano ogni anno nelle casse dell’amministrazione oltre 700mila euro. Un patrimonio da difendere con le unghie, magari per rinascere ancora.


Guano degli uccelli sul pavimento, tubi a vista e un cestino che non si sposa proprio bene col pregio artistico del monumento visitato ogni giorno da centinaia di turisti. Per fortuna, fuori, il panorama è mozzafiato (Video Fiorenzo Sernacchioli)




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