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Mille archeologi sul piede di guerra "Lavoro addio"
LUCA MONACO
02 febbraio 2016 LA REPUBBLICA






«NOI, liberi professionisti siamo stati dimenticati dall'amministrazione e con questa riforma rischiamo essere tagliati fuori dal mondo del lavoro». Mille giovani, altamente qualificati, scavano per lo Stato alla ricerca dei tesori di Roma. Ma con l'avvio della seconda fase di riforma del ministero dei Beni culturali, gli archeologi free lance hanno davanti lo spettro della disoccupazione. Attendono con ansia di capire cosa produrrà, sul piano concreto, il piano di cancellazione delle 17 soprintendenze archeologiche in tutta Italia, che saranno accorpate a quelle che tutelano il paesaggio e le belle arti. Diventeranno 39 in tutto, più le due speciali di Roma e di Pompei. Nella Capitale, in particolare, il piano disegnato dal ministro Franceschini comporterà la spezzettamento della soprintendenza archeologica di Roma, in parco dell'Appia Antica, parco di Ostia Antica, Museo nazionale romano e soprintendenza per il Colosseo.

«Gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti al Colosseo fino a oggi avevano garantito la cura e la tutela di tanti altri siti minori — osserva il segretario generale della Fp-Cigl di Roma e del Lazio, Fiorella Puglia — Se resteranno al Colosseo sarà la fine». Annuiscono i liberi professionisti che ieri hanno protestato nuovamente davanti Mibact, in via del Collegio Romano. «Nel decreto non sono menzionati i collaboratori esterni — dice Riccardo Frontoni — è come se non sapessero che esistiamo, eppure da decine di anni collaboriamo con i funzionari della soprintendenza ». Partecipano ai progetti e svolgono il ruolo di sentinella sul territorio per la tutela dei beni archeologici. Sono proprio loro, in molti casi, a occuparsi degli scavi e della tutela anche all'interno delle aree private. «Non sappiamo ancora come avverrà la riorganizzazione — aggiunge Frontoni — ma rischiamo davvero di ritrovarci senza i giusti contatti di lavoro. Il dramma è che non siamo stati considerati minimamente perché noi free lance figuriamo negli elenchi del ministero e della soprintendenza, ma non abbiamo un albo professionale. Il risultato è che siamo senza tutele».

Le politiche messe in campo, a quanto dicono, non vanno nella loro direzione. Salvo Barrano ha 40 anni, è specializzato in archeologia classica ed è il presidente dell'Associazione nazionale archeologi. Lavora con successo da free lance sia con la soprintendenza che con i privati. E contesta la riforma «perché sembrando staff affiatati per ricomporli sotto altre forme allungherà i tempi della burocrazia a danno dei cittadini». Nel mirino della critica i bandi per i volontari. «A dicembre — spiega — hanno indetto un bando per 1265 unità di servizio civile volontario nei luoghi della cultura con mansioni tecniche, a poco più di 400 euro al mese. Vi sembra rispettoso della nostra professionalità?». Chiedono ora una revisione del testo che per il Mibact, invece, resta intoccabile.



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