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LEGGE LUPI: Le mani sul territorio Approvata alla Camera, passa ora al Senato
Edoardo Salzano

Posta della Redazione


Cos, ce lhanno fatta.
La legge Lupi stata approvata dalla Camera dei Deputati.
Con lappoggio del centrosinistra: una legge bipartisan, ha detto lon. Mantini, della Margherita.
E il diessino on. Sandri aveva ripetuto spesso che il limite della legge di essere solo una legge urbanistica, di non affrontare le altre questioni che, insieme allurbanistica, compongono il pi vasto quadro del governo del territorio.

Il rovesciamento dellurbanistica, il trasferimento di poteri dal pubblico al privato, lingresso formale della rendita immobiliare al tavolo dove si decide, questa la linea che ha vinto: con laccordo pieno della Margherita, la complicit dei DS, lignavia degli altri. E con la copertura culturale dellIstituto nazionale di urbanistica, nel silenzio dellaccademia.

I lettori di Eddyburg sanno perch quella legge nefasta. Ne abbiamo parlato in numerosi articoli. Abbiamo promosso un appello, sul quale abbiamo raccolto 400 firme.

Dallappello, riprendiamo i punti essenziali della critica.

1) Si sostituiscono gli atti autoritativi, e cio la normale attivit pubblica di pianificazione, con gli atti negoziali con i soggetti interessati. La relazione di accompagnamento della legge specifica che i soggetti interessati non si identificano come sarebbe auspicabile - con la pluralit dei cittadini che hanno diritto ad avere una ambiente urbano vivibile e salubre, ma si identificano invece con la ristretta cerchia degli operatori economici. Un diritto collettivo viene dunque sostituito con la sommatoria di interessi particolari: prevalenti, quelli immobiliari. I luoghi della vita comune, le citt e il territorio vengono affidati alle convenienze del mercato.

2) Si sopprime lobbligo di riservare determinate quantit di aree alle esigenze di verde, servizi collettivi (scuole, sanit, sport, cultura, ricreazione) e spazi di vita comuni per i cittadini, ottenuto decenni fa grazie a un impegno massiccio delle associazioni culturali, delle organizzazioni sindacali, del movimento associativo e di quello femminile, delle forze politiche attente alle esigenze della societ. Gli standard urbanistici sono infatti sostituiti dalla raccomandazione di garantire comunque un livello minimo di attrezzature e servizi, anche con il concorso di soggetti privati.

3) Si esclude la tutela del paesaggio e dei beni culturali dagli impegni della pianificazione ordinaria delle citt e del territorio. Contraddicendo una linea di pensiero che, da oltre mezzo secolo, aveva tentato di integrare con la pianificazione i diversi aspetti e interessi sul territorio in una visione pubblica unitaria, contraddicendo gli indirizzi culturali e legislativi che dalle leggi del 1939 e del 1942 avevano condotto alla legge Galasso e alle successive leggi regionali, paesaggio e trasformazioni territoriali sono divisi: affidati a leggi diverse, a uomini diversi, a strumenti diversi. Non c dubbio a chi spetter la parola in caso di contrasti: non certo a chi rappresenta i musei e il bel Paese, ma a chi investe, occupa, trasforma, agli energumeni del cemento armato, pubblico e privato.

Una legge che rende permanenti le regole della distruzione del paese, avviate con i condoni.

Una legge che rende evanescenti i diritti sociali della citt, conquistati al prezzo di dure lotte. Una legge che rende dominanti su tutti gli interessi della rendita immobiliare. E su questultimo punto il cedimento della componente diessina della sinistra alle impostazioni di Forza Italia non pu non essere messa in relazione con altre vicende.

Anche a non voler ricordare le voci sugli intrecci tra la finanza rossa, i suoi patron politici e le fortune degli immobiliaristi alla Ricucci, occorrerebbe essere davvero ingenui per non vedere il nesso che lega il comportamento dei parlamentari dei DS con le politiche locali che vedono esponenti di quel partito premiare gli interessi della propriet immobiliare, a Caorle come nella riviera romagnola come nellAgro romano. E come non sottolineare infine la contraddizione tra una politica, coerentemente tesa a premiare la rendita, con la constatazione che il declino industriale dellItalia dipende, in modo essenziale, sul fatto che si sono tollerati, o addirittura incoraggiati, flussi di investimenti verso la speculazione immobiliare, distraendoli cos dagli impieghi produttivi?

Non tutto ancora perduto.
La parola spetta adesso al Senato.
La denuncia ha ancora una sede cui fare appello, la ragione ha ancora uno spazio per farsi sentire.



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