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Piazza Navona, il buio oltre la chiesa
PAOLO BOCCACCI
03 febbraio 2016 la repubblica


QUANDO cala la sera diventa il paese delle ombre. I turisti che sciamano sembrano figurette nere e le sculture giganti dei profili scuri. Insomma piazza Navona, una delle cartoline di Roma famose in tutto il mondo, affonda nel buio con la grande fontana disegnata dal Bernini, i suoi giganti dei fiumi e le altre due, del Moro e del Nettuno, con i venditori ambulanti di quadri, con i disegnatori di ritratti.

Tutto sprofonda nell'ombra illuminata solo dalle fioche luci giallastre di undici lampioni che si alzano intorno al marciapiede centrale e da piccole lampade tonde che sembrano come galleggiare nell'acqua delle vasche.

Mentre intorno si alzano le lingue di fuoco delle stufe dei dehor dei bar e dei ristoranti e la facciata di palazzo Madama che spunta di lato al confronto sembra un lunapark di luci. Non solo. Paradossalmente, oltre alla facciata di Sant'Agnese del Borromini rischiarata da un velo di luce, le uniche fonti luminose che si notano sono i fari modello lampare dei banchetti dei caldarrostai da dieci euro al cartoccio e la gigantesca pubblicità di Laboratori italiani, un immenso cartellone che scende al centro da un palazzo in restauro.

È una sera di una giornata d'inverno a piazza Navona, una come tante. Perfino il ballerino di strada che mima i gesti frenetici di Michael Jackson si agita al buio, circondato da un gruppo di turisti che assiste allo spettacolo. E anche il suonatore di chitarra su una panchina che intona le note di Hey Jude è avvolto dalla notte.

«Sì, qui non c'è luce» si lamenta una cinquantenne greca seduta con la figlia davanti a una delle due fontane più piccole. «Ce lo chiedono sempre i francesi che vengono a mangiare», racconta un cameriere del Caffè Nettuno. «Dicono: come mai la piazza è così buia? L'avremo ripetuto migliaia di volte ma non si fa niente».

«A parte il fatto che non si possono ammirare bene nemmeno le sculture della fontana del Bernini, quelle del Danubio, del Gange, del Nilo e del Rio della Plata, neppure da vicino» spiega Mira che accoglie i visitatori all'ingresso del museo dello Stadio Domiziano. «Spesso è talmente buio che la gente quando ti passa vicino fa pure fatica a riconoscerti». «Troppo nell'oscurità, i clienti dicono che la sera sembra una piazza morta» dice la commessa orientale di un negozio di pelletteria.

Insomma, visto da qui lo splendore di Fontana di Trevi, della Barcaccia di piazza di Spagna e ora anche della Fontana dei leoni di piazza del Popolo sembrano appartenere a un altro mondo, pallidamente imitati solo dalle stelline d'oro che brillano e addobbano il caffè Domiziano e dagli archi illuminati del ristorante Vacanze romane. Per non parlare delle pubblicità di un negozio di gelati con grandi coni di tre colori.

«Abbiamo sollevato più volte il problema dell'illuminazione» spiega il minisindaco del I municipio, Sabrina Alfonsi «Ora sicuramente non basta. Le luci che ci sono sembrano gialle e fioche. E non credo che riescano a valorizzare piazza Navona di notte. Davvero è un luogo che meriterebbe, da questo punto di vista, una maggiore attenzione. Così si perde, quando cala la sera, gran parte del suo immenso potere di richiamo».

In ultimo Acea. Dall'azienda fanno sapere che il problema è stato avvistato da tempo e che spesso se ne è parlato nel corso di numerose riunioni, ma dal Campidoglio, che dovrebbe redigere il progetto, sottoporlo alla Soprintendenza e poi farlo realizzare, fino ad ora non è arrivato un piano.

Illuminatissime invece le strade accanto piazza Navona, soprattutto quelle dove si moltiplicano i banchi degli ambulanti, molti dei quali abusivi. Come in via della Cuccagna, lungo la quale si alternano in terra lumi dalle forme più svariate, banchetti di cappelli o di anelli e orecchini. Tra un dehor e un altro dei ristoranti. Ma appena si entra in piazza si spegne la luce.





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