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Il pasticcio delle statue in scatola finisce con una "colpevole":
3 febbraio 2016

Il pasticcio delle statue in scatola finisce con una "colpevole": in pensione anticipata perché non conosce l'inglese
L’inchiesta interna non individua il responsabile dell’iniziativa. Ma scopre 2 alti funzionari che tengono relazioni internazionali senza conoscere la lingua di Shakespeare



E’ passata appena una settimana e la vicenda delle “statua in scatola” è quasi del tutto scomparsa dai media. Scalzata – oltre che dal trascorrere del tempo – dal silenzio di Palazzo Chigi. Un silenzio comprensibile: qualunque commento del premier avrebbe prodotto l’effetto di rilanciare la notizia sulla stampa internazionale e di gettare sul nostro Paese un altro po’ di ridicolo.

Ma le cose, all’interno dell’amministrazione, sono andate avanti. E, stando a quanto riferisce oggi Il Corriere della Sera, la conclusione dell’indagine interna è coerente col lo sgangherato episodio che l’ha originata. Non solo non si è stati in grado di individuare l’autore della pensata, il Colpevole, ma si è arrivati alla conclusione che nemmeno di “pensata” si è trattato. Si è trattato, invece, di un misunderstanding.
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Purtroppo non è chiaro in cosa l’incomprensione sia consistita. E, anzi, l’utilizzo della parola inglese fa sorgere il sospetto che la si voglia nascondere. Probabilmente anche ai suoi protagonisti. Infatti – si apprende dall’articolo del Corriere – né il capo del cerimoniale di Palazzo Chigi, Ilva Sapora, né il capo dipartimento degli Affari europei, Diana Agosti, conoscono la lingua di Shakespeare.

Che c’entra, ci si domanderà, l’ignoranza dell’inglese con la decisione di inscatolare i nudi dei musei capitolini per non offendere la sensibilità del presidente dell’Iran? Assolutamente niente. C’entra, però, con la conclusione dell’indagine. E anche con la punizione del colpevole. Ma come, ci si domanderà ancora, non avete appena detto che il colpevole non è stato individuato? Sì, non è stato individuato. Ma è stato “punito”. All’italiana.

Riferisce infatti il Corriere che nella relazione redatta dal titolare dell’indagine interna – il segretario generale Paolo Aquilani – “una ricostruzione pubblica e trasparente di quanto accaduto non esiste”. Emergerebbe solo che il pasticcio è nato da una serie di incomprensioni (il famoso misunderstanding) tra gli uffici. La presenza di più possibili determina l’assoluzione di tutti. Anche del capo del cerimoniale, inizialmente indicato – diciamo per ‘responsabilità oggettiva – come il responsabile.

Ed ecco la questione dell’ignoranza dell’inglese. Nel corso dell’indagine è emerso che Ilva Sapora non lo conosce. Una lacuna allarmante per un funzionario che – come il caso iraniano conferma – deve spesso svolgere funzioni di natura internazionale. Ed è emerso pure che lo ignora un altro funzionario, il capo del dipartimento Affari europei, che ha lo specifico incarico di tenere relazioni internazionali.

Un po’ come nel caso della condanna di Al Capone per evasione fiscale, visto che degli omicidi non si riusciva ad acquisire la prova, la responsabile del cerimoniale viene assolta per insufficienza di prove dall’accusa di avere inscatolato le statue, ma invitata ad accelerare il proprio pensionamento per via dell’inglese mancante. Se ne andrà un po’ prima del tempo. Naturalmente con “una ricca buonuscita”.

Se poi questa conclusione sia meno imbarazzante della vicenda principale, lo valuteranno i cittadini. In particolare quelli che senza alcuna colpa, e senza alcuna buonuscita, perdono il posto di lavoro. E non sono unemployed ma, semplicemente, disoccupati.



http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/Il-pasticcio-delle-statue-in-scatola-finisce-con-una-colpevole-in-pensione-anticipata-perche-non-conosce-linglese/


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