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Massa, telecamere e allarmi per salvare le chiese
05 febbraio 2016 Il Tirreno


Don Franceschini: "Installati dopo i raid di furti nei mesi scorsi. È aumentato il numero dei furti in case e appartamenti e purtroppo anche nelle parrocchie".


MASSA. La sensazione è che nessun luogo sia risparmiato. I ladri non solo entrano nelle case, ma neppure hanno timore a valicare cancelli e recinzioni e a mettere a soqquadro il regno dei bambini. Nido, asilo, elementari: per gli esperti del furto non fa alcuna differenza. L’obbiettivo è tornare a casa con il malloppo e nonostante la scuola non nuoti nell’oro, qualcosa i ladri, passando al setaccio le classi, lo arraffano. Si portano via computer, casse, amplificatori, acquistati con anni di raccolte e iniziative. Spicciolo dopo spicciolo. Non disdegnano neppure la cancelleria: pennarelli, matite, colori a cera, risme di fogli, spillatrici e puntine.
Nessun timore ad invadere la casa dei bambini, nessuno a valicare il confine dalla sacralità: le chiese sono uno dei bersagli preferiti . E il numero di furti sugli altari e tra le navate è in crescita: lo conferma Don Luca Franceschini, parroco della Madonna del Monte e responsabile dei beni culturali per la curia. «È aumentato il numero dei furti in case e appartamenti e purtroppo anche nelle chiese. L’aumento si è registrato nel 2015 ed è confermato in questo inizio 2016. In passato era il rispetto ad impedire al ladro di varcare la soglia della chiesa. Oggi quel rispetto è venuto meno o comunque si è ridotto».
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E in chiesa i ladri ci entrano eccome: «A volte portano via le offerte, a volte rubano calici, candelabri, porticine dei tabernacoli. Spesso recano un danno dieci volte superiore al guadagno che ricavano dalla vendita di quegli oggetti». Perché nelle chiese di preziosi - in senso strettamente economico - ce ne sono pochi: «Gli oggetti di valore vengono protetti. Se una parrocchia ha un calice antico o in oro - esemplifica Don Luca - lo conserva in cassaforte». Così i ladri si portano via calici in ottone o in argento che sul mercato della ricettazione rendono ben poco. Ma per le parrocchie che devono ricomprarli quegli oggetti e contano su poche risorse, il danno non è da poco. E si accompagna all’oltraggio, all’offesa alla sacralità. I ladri sono entrati, nel giro di qualche settimana, nella chiesa di Poveromo, in quella di San Domenichino, in quella - inagibile - di Santa Lucia.
Così molte parrocchie corrono ai ripari e la loro chiesa la proteggono con telecamere o sistema di allarme. A volte con entrambi. L’allarme c’è nella chiesa della Madonna del Monte: «Rimane aperta dalle 7 alle 19 - motiva Don Luca- e in buona parte è coperta dall’impianto di sicurezza». L’allarme c’è dove ci sono cose da rubare.
C’è la videosorveglianza al Duomo: del resto sul sagrato i vandali hanno mostrato più volte la loro capacità distruttiva. Ci sono le telecamere anche alle Grazie: lì qualcuno è entrato qualche tempo fa e ha deciso di portarsi via una voluta barocca dell’altare in marmo. Si è preso il tempo di staccarla, poi è corso via. Offesa alla religione e all’arte.
Dotata di sistema di videosorveglianza anche la chiesa della Misericordia, davanti a piazza Garibaldi. L’allarme protegge la chiesetta del Carmine (Chiesa di Santa chiara) lungo la Piastronata, all’ombra del castello Malaspina. L’allarme ha messo in sicurezza l’interno dell’edificio, ma non l’esterno: i vandali hanno colpito più volte, danneggiato la facciata con disegni e scritte. Un gruppo di volontari ha unito le forze per ripulire tutto, ma “gli imbrattatori” non si sono arresi e adesso la curia, per salvaguardare quel gioiellino, sta installando le telecamere: «Ne stiamo allestendo sei - conferma Don Luca Franceschini - per proteggere chiesa e sagrato».
Impianti di allarme e telecamere e qualche volta - spiega il sacerdote - «abbiamo trasmesso le immagini ai carabinieri dopo un furto, anche se il nostro scopo è quello di prevenire». La speranza, insomma, è che la videosorveglianza sia un utile deterrente. Per installare gli impianti le parrocchie devono tirare la cinghia: «In parte - Don Luca fa il punto - contano sulle risorse dell’8 per mille destinate alla tutela del patrimonio artistico, in parte fanno uno sforzo economico importanteper mettersi in sicurezza».
Quella sicurezza che chiedono anche le scuole: Santa Lucia e Ortola l’allarme non ce l’hanno. E dopo i colpi, la distruzione, la razzìa lo chiedono a gran voce. Chiedono un impegno del Comune per sentirsi protetti.



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