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SASSARI. “Frammenti”, dallo scavo all’esposizione
di Antonio Meloni
05 febbraio 2016 la Nuova Sardegna



Dal ritrovamento all'esposizione, passando attraverso un meticoloso lavoro di restauro che permette di trasformare il reperto in oggetto d'arte. Un documento storico, certo, ma anche un prezioso pezzo da esposizione per rendere giustizia alla storia e allo sguardo incantato del visitatore. Pochi sanno che dentro quelle teche i reperti archeologici vengono sistemati solo dopo una serie di interventi in cui il pezzo, dopo il prelievo dal cantiere di scavo, viene ricoverato in laboratorio, ripulito, analizzato, consolidato e trattato con l'impiego di sostanze speciali e l'uso di macchinari sofisticati. Il restauro è un mix di arte e scienza, storia e fascino, che permette di riportare all'antico splendore manufatti e resti fossili, ceramiche e vetro, metallo e legno. Ma una volta uscito dai laboratori, assieme all'importanza della testimonianza storica acquisisce anche il pregio dell'oggetto d'arte degno di essere esposto. Il senso della mostra "Frammenti" presentata ieri, a Li Punti, nella galleria del Centro di restauro della Soprintendenza archeologica, è proprio quello di spiegare il lavoro certosino e spesso sconosciuto del restauratore. L'allestimento, ideato dall'architetto Giovanni Maciocco, su progetto scientifico dell'archeologa Daniela Rovina, direttore del centro, è stato realizzato grazie al contributo dei restauratori Alba Canu, Eliana Natini e Luigi Piras. L'esposizione, che sarà inaugurata questo pomeriggio alle 17.30, nel museo-laboratorio di Li Punti, presenta più di duecento reperti, alcuni mai esposti, esito di un attento lavoro di restauro realizzato dopo il ritrovamento in diversi siti della Sardegna. La mostra, che abbraccia un arco temporale molto ampio (si va da 8 milioni di anni fa alla prima metà del secolo scorso), è stata ripartita in sette sezioni: dai metalli alle ceramiche dai vetri al materiale organico, dai lapidei ai mosaici fino agli affreschi. Ogni reperto è stato trattato nel rispetto di tecniche specifiche secondo la tipologia del materiale e dell'intervento di recupero. Tra le particolarità esposte, una lampada in vetro, risalente al IV secolo dopo Cristo, rinvenuta nel territorio di Orune, un bozzello in legno, montato in origine su una nave oneraria di età romana, ritrovato su un fondale di Marritza (Marina di Sorso). Ancora, un gruppo di anfore, databili all'età romana imperiale, ripescate al largo dell'Asinara su un fondale tra i duecento e gli ottocento metri; ingranaggi di una balestra riportati alla luce durante lo scavo di Piazza Castello a Sassari; mosaici e affreschi di età romana provenienti dall'area archeologica di Porto Torres. Lungo e laborioso il ciclo di restauro che, come ha spiegato Daniela Rovina, prevede diverse fasi. Dopo il ritrovamento, il ricovero in laboratorio quindi la diagnosi, lo studio del materiale, il tipo di degrado a cui è andato incontro, la presenza di eventuali depositi organici. Infine la ripulitura, la ricerca degli attacchi, la relativa ricomposizione e, dove serve, l'integrazione con sostanze speciali. Il centro di restauro di Sassari, struttura d'eccellenza nata quindici anni fa, impiega quindici operatori specializzati. A Li Punti sono state ospitate, restaurate ed esposte, per la prima volta, le sculture di Monte e' Prama che oggi sono a Cabras e Cagliari. La mostra "Frammenti" potrà essere visitata, con la guida del personale, dalle 9.30 alle 19 di sabato 6 e domenica 7 febbraio e ogni prima domenica del mese. Durante la settimana si potranno visitare anche i laboratori. Gli interessati, in particolare le scuole, possono prenotare la visita telefonando al numero di telefono 079.3962000. Non è tutto, collegandosi all'indirizzo www.centrorestaurosassari.it, dal 13 febbraio si può scaricare l'App/guida all'esposizione per dispositivi mobili.



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