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Il megaporto galleggiante che piace al sindaco Carta
03 febbraio 2016 La Nuova Sardegna


Si discute da oltre 15 anni dell'ampliamento del porto di Cala Gonone, ma è solo nel 2008 che la Regione sposa il progetto del Comune di Dorgali, il cui costo complessivo era intorno a 20 milioni, mettendo a disposizione 11milioni e 246mila euro (il resto sarebbe dovuto arrivare da capitale privato). Il progetto c'è già, lo ha redatto nel 2005 un gruppo di professionisti guidati dall'ingegnere nuorese Attilio Sannio, ma non supera la conferenza di servizi tra gli enti competenti, dalla soprintendenza ai beni ambientali alla capitaneria di porto: troppo invasivo sul territorio. Nuova gara dunque per l'incarico di progettazione, che viene vinta dall'ingegnere Francesco Chessa di Irgoli, salito alla ribalta delle cronache lo scorso anno nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti battezzata "Sindacopoli" (è stato arrestato). Tutto sembra andare per il meglio, ma la gara per la costruzione del porto va deserta, per ben due volte. Tutto da rifare. (p.me.)di Paolo Merlini

INVIATO A CALA GONONE È la porta ingresso del parco nazionale del Golfo di Orosei, quell'insieme di cale e falesie calcaree che rendono il mare della Sardegna famoso e unico al mondo, ma gli amministratori di Dorgali preferiscono guardare alla Costa Azzurra e ispirarsi al modello Montecarlo. Il sindaco Angelo Carta ha annunciato una soluzione per il tormentato ampliamento del porto di Cala Gonone, un progetto di cui si parla da oltre quindici anni la cui storia è costellata di insuccessi, nonostante siano da tempo a disposizione dieci milioni di fondi regionali. «Sarà un porto galleggiante, sul modello di quanto realizzato negli anni scorsi a Montecarlo», dice Carta, che ultimamente ha dedicato tempo ed energie a questo progetto (viaggi studio nel Principato di Monaco e in Cina) e che assicura di aver già trovato privati disposti a investire. Il porto galleggiante di Cala Gonone ha infatti la particolarità di costare ben 60 milioni di euro, e il Comune di Dorgali ne ha a disposizione appena, si fa per dire, dieci. Nei giorni scorsi infatti è volato a Pechino con il progettista, l'ingegnere Giorgio Salis, studi a Cagliari, Torino e Padova, che è anche il titolare del brevetto, e ha incontrato, grazie alla mediazione dell'Istituto di commercio estero, rappresentanti della China Harbour Engineering Company Ltd, un colosso delle costruzioni specializzato proprio nella realizzazione di strutture sull'acqua. La società sarebbe disponibile a una collaborazione in forma di project financing (cioè la realizzazione di un'opera a costo zero o quasi per le casse pubbliche in cambio della gestione per un determinato periodo di tempo: in questo caso 30 anni) e ha annunciato una visita a marzo in Sardegna. Prime proteste. È bastata però la diffusione della simulazione grafica del progetto (il cosiddetto rendering) per scatenare sul web mugugni misti a indignazione sulla bontà della proposta, soprattutto in un ambiente naturale di tale pregio. Ancora non si registrano reazioni da parte di associazioni ambientaliste o di partiti politici, ma è probabile che la polemica sia destinata montare. Dal canto loro, sindaco e progettista insistono sul ridotto impatto ambientale dell'opera. Nonostante il rendeering gridi il contrario, Salis assicura un impatto prossimo allo zero, nessuna influenza sulle maree (essendo appunto sospeso sull'acqua). Certo, resta il piccolo particolare che ciascun braccio del nuovo porto in ferrocemento,quelli che insieme formano una sorta di V, sia lungo 400 metri e largo 45, ma progettista e sindaco sembrano propensi a passarci sopra in nome delle esigenze turistiche sempre crescenti di Cala Gonone: i posti barca passerebbero da 300 a 600. E nei due bracci del porto saranno realizzati servi, locali e attività commerciali. Ufficio tecnico all'oscuro. E l'impatto visivo? Il rendering non è perfetto, ammettono Carta e Salis, ed è puramente esemplificativo del progetto. «Siamo ancora allo stadio preliminare», dice Carta, che con il decisionismo che gli viene riconosciuto o contestato a seconda dei casi (è stato assessore regionale ai lavori pubblici nel governo Cappellacci, è consigliere regionale alla seconda legislatura e attualmente capogruppo del Psd'Az) non ha ritenuto di informare il consiglio comunale dei suoi propositi. Sostiene di averne parlato ai colleghi di giunta, ma in municipio il capo ufficio tecnico, l'ingegnere Francesco Fancello, che fra l'altro è responsabile del procedimento dei precedenti progetti di ampliamento (mai realizzati: le gare d'appalto sono andate deserte) ammette di aver appreso la notizia dai giornali. In Comune, insomma, non c'è traccia di questa proposta che non mancherà di suscitare un dibattito. Resta, un po' inquietante nelle dimensioni, quel rendering di un progetto che se realizzato cambierebbe definitivamente volto alla costa dorgalese. Ma Salis e il sindaco insistono sul fatto che il porto, non avendo fondamenta, è assolutamente trasportabile da un'altra parte per essere eventualmente venduto, nonostante gli 800 metri di lunghezza complessiva. Un po' più della Costa Concordia, che pure misurava appena 290 metri per 35, e spostarla dall'Isola del Giglio non è stata proprio una bazzecola.



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