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CHI GUADAGNA CON L'ARTE ITALIANA - Il Rinascimento toscano un affare per pochi
di GERARDO ADINOLFI e LAURA MONTANARI
INCHIESTE - La Repubblica 3-2-2016


FIRENZE - “Con 48 euro a testa trovate il modo di resuscitare Vasari che ci fa personalmente da guida?", scrive con velenosa ironia Daniele. Mentre Elena protesta sulla stessa pagina Facebook: "48 euro per un'ora di visita al Vasariano? È una follia!". Chi ha detto che con la cultura non si mangia non conosceva il business che ruota attorno al Rinascimento in Toscana tra biglietti salta-fila per gli Uffizi con il prezzo maggiorato, visite guidate al celebre Corridoio Vasariano che arrivano fino a 120 euro o la girandola delle offerte scontate su Groupon e altri siti. In mezzo l’attesa, dal 2008, di un bando per il rinnovo della concessione dei musei statali per biglietteria, cataloghi e servizi aggiuntivi comprese le audiogiude. Perché oggi funziona così per i musei dell’ex Polo fiorentino: l’86% degli introiti dei biglietti vanno allo Stato, il 14% a chi ha la concessione. Per avere un’idea del volume di affari che ruota attorno al numero uno dei musei italiani, gli Uffizi, basta leggere gli ultimi dati disponibili, quelli del 2014: i visitatori paganti sono stati 1.503.101, i non paganti 432.817 per un totale di introiti lordi (compresa la quota del concessionario) di 9milioni 614mila euro e un netto di 8milioni 268mila 64.

Evitare la fila costa. I “salta-fila” sono le agenzie private e i tour operator che si prendono cura dei turisti sfiniti nella coda, in piedi ad aspettare ore per entrare agli Uffizi o alla Galleria dell’Accademia per il David. Il messaggio è semplice: frugandosi le tasche e sborsando anche 28 o 31 euro ecco che c’è l’accesso diretto. Siamo al paradosso che il "parcheggio" dei visitatori davanti alla Galleria viene usato come spot in rete per convincere i turisti a sborsare di più: “Le code fuori dalla Galleria degli Uffizi di Firenze sono lunghe e le attese possono talvolta superare due ore. - si legge su uno dei tanti siti web che rivendono i biglietti - Fortunatamente, con biglietti salta-fila non bisogna aspettare in coda ma ci si può dirigere dritti all'interno e iniziare a visitare l'incredibile Galleria a proprio piacimento”. Una specie di “bagarinaggio” online e offline, senza però nessun risvolto di illegalità (la procura ha aperto un'inchiesta qualche anno fa chiudendola con un nulla di fatto pochi mesi dopo).


Un fenomeno che però il nuovo manager degli Uffizi Eike Schmidt ha intenzione di combattere alla base. “L’obiettivo è ridurre le code a 15-20 minuti al massimo – ha annunciato a Repubblica subito dopo il suo insediamento alla guida della Galleria – e in questo modo combattere i bagarini che, come nel mito di Ercole e Anteo che si nutre dal contatto Gaia, traggono linfa vitale proprio da esse: tentare di sopprimere i salta-fila senza combatterne la causa sarebbe inutile”.

Il Corridoio Vasariano. Altra spina nella geografia turistica fiorentina è il Corridoio Vasariano, il percorso sopraelevato costruito dall'architetto Giorgio Vasari, che collega Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti, passando sopra gli Uffizi e Ponte Vecchio e che contiene la più grande collezione al mondo di autoritratti: per motivi di sicurezza può essere aperto solo a gruppi di 25-30 persone, e solo con una visita guidata. Ma se non ci si appoggia a un tour operator vederlo, di fatto, è impossibile. “Non esiste – denuncia la sindacalista Cgil Giulietta Oberosler – un biglietto staccato dal ministero dei Beni culturali in cui c’è scritto che si può visitare il Corridoio Vasariano”. Tutto, quindi, è affidato ai privati che devono stipulare di volta in volta una concessione con il Museo autonomo delle Gallerie degli Uffizi (l’ex Polo Museale Fiorentino) per poi rivendere gli ingressi, magari offrendo servizi aggiuntivi. “C’è chi aggiunge nel prezzo – dice la sindacalista - altre visite guidate in altri musei, chi una cena, chi un banchetto di prodotti gastronomici o una bottiglia di vino”. Con i prezzi, che, ovviamente, lievitano. Il prezzo della concessione che un tour operator deve pagare allo Stato è di 275 euro per 25 persone, più 25 euro di rimborso spese. Un totale di 300 euro che, diviso per il numero massimo di visitatori, farebbe pagare ai turisti 12 euro a testa. Basta cercare su Google “Corridoio Vasariano visita” però per avere un'idea sui prezzi. Su Florence Museum, ad esempio, per entrare nel Vasariano bisogna sborsare 75 euro, che diventano 85 se si compra il biglietto anche degli Uffizi. Così anche su Uffizi.com, che non è il sito ufficiale della Galleria, ma pure compare sempre tra i primi risultati di Google. Il tour guidato qui ha la durata di 3 ore, e guida professionale solo in lingua inglese. Si arriva fino a tour operator che propongono biglietti a 120 euro. “Da anni combattiamo per evitare che il totale delle visite al Corridoio sia occupato da soggetti esterni –dice la ancora Giulietta Oberosler - il nuovo direttore Schmidt sembra propenso a offrire la possibilità di visite fatte direttamente dal personale del ministero durante l’orario di lavoro”.

Due anni da superstar. Il 2015, così come il 2014 sono stati anni superstar per i musei toscani e di conseguenza anche per la società privata Firenze musei che ha in concessione biglietteria e bookshop e che vede fra i suoi soci Giunti, Ferragamo, Bassilichi, Opera e Sillaba editore almeno fino alle prossime gare di appalto annunciate dal ministro Franceschini. Attualmente per ogni biglietto venduto una quota va allo Stato, un’altra al concessionario. E’ così dal 1998. Gli Uffizi nell’ultimo anno sono arrivati a sfiorare i due milioni di visitatori con un incremento del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Se non ci sono mostre collegate l’ingresso lì costa 8 euro: di questi il concessionario, come detto, prende il 14%, il resto va allo Stato. Ma siccome le file sono spesso epocali, soprattutto nei mesi di alta stagione esiste per i turisti la possibilità di prenotare con un costo aggiuntivo di 4 euro (si sale così a 12 per l’ingresso). Ebbene “quei 4 euro finiscono tutte nelle casse dei privati” spiegano dagli Uffizi. “Per le prenotazioni – precisa il direttore della Galleria – il capitolo è a parte: il concessionario versa un canone fisso allo Stato di 420mila euro aunuo a cui va aggiunto il contributo per le prolungate aperture di vari musei e/o per l’integrazione del personale per tutti i musei afferenti all’ex Polo museale fiorentino”. Inoltre va precisato che le royalties dovute dal concessionario allo Stato per la bigliettazione vengono versate in anticipo semestrale “salvo conguaglio a consuntivo”. Per gli introiti dei bookshop invece la percentuale allo Stato scende al 23%, stessa cosa per audioguide e visite guidate. Per la caffetteria di Palazzo Pitti allo Stato va il 16% per quella degli Uffizi il 15%. Un altro dato che può essere utile alla riflessione: il numero dei visitatori degli Uffizi è andato crescendo in questi anni e ciò malgrado i cantieri aperti, le sale in fase di rinnovo: un merito che va a chi ha diretto la Galleria (Antonio Natali e il suo staff) e anche a chi ha organizzato i servizi di bigliettazione.

Il patto coi privati. C’è stato un tempo, prima del 1998 in cui la biglietteria era statale: “Ora io mi chiedo: se le biglietterie erano vantaggiose, perché non ha continuato a tenerle lo Stato? Se non erano vantaggiose mi riesce difficile immaginare un privato interessato alla gestione” dice Franca Falletti ex direttrice della Galleria dell’Accademia. “Mi sembra che la politica stia forzando sempre di più in direzione dei privati – riprende Falletti – tuttavia va detto che quando io organizzavo mostre, poi chiamavo i concessionari e dicevo loro: bene, avete guadagnato parecchio, adesso dovete reinvestire una parte qui all’Accademia. E l’hanno sempre fatto. Tant’è che tutto l’allestimento del primo piano è stato possibile grazie proprio al concessionario e spesso erano investimenti importanti da 2-300 mila euro”.

Il bando. Il momento però è delicato: le concessioni sono scadute e sono state rinnovate già due volte, l’ultima appunto nel 2008. Si aspetta il nuovo bando e intanto i sindacati si muovono perché temono, nel caso non fosse Firenze musei a vincere la gara si chiedono che fine faranno gli oltre trecento lavoratori impegnati in tutti questi anni. Nel 2014 proprio la Cgil e lo ricorda lo storico dell’arte Tomaso Montanari nel libro “Privati del patrimonio” (Einaudi) , aveva chiesto che i servizi appaltati all’esterno tornassero allo Stato: “Rendiamo di nuovo esclusivamente pubblica la gestione di questo bene pubblico che produce ricchezza”. Un grido che per ora rimbalza nel vuoto.

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/02/03/news/la_grande_rapina_ai_musei-131170754/?ref=HREC1-12&refresh_ce


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