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CHI GUADAGNA CON L'ARTE ITALIANA - Una gestione contestata dalla Corte dei Conti
di DANIELE AUTIERI
INCHIESTE - La Repubblica 3-2-2016


ROMA - Da Pompei agli Uffizi, dal Colosseo alla Galleria Borghese, la gestione del patrimonio artistico e culturale italiano si concentra in poche mani. Civita Cultura (nata dalla Associazione Civita di cui è presidente Gianni Letta); Electa del gruppo Mondadori; Coop Culture (vicina al mondo delle cooperative); Zetema (controllata al 100% dal Comune di Roma e divenuta ormai organizzatore di tutti i più grandi eventi culturali della Capitale); Ales (società strumentale al 100% del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali). Sono loro i grandi operatori del settore, i privati che, da almeno dieci anni, hanno catalizzato le concessioni per la gestione dei "pezzi" più pregiati del patrimonio artistico del nostro Paese.

Concessioni che sono state più volte contestate dalla Corte dei Conti, all'interno di una serie di documenti, relazioni e deliberazioni che oggi Repubblica è in grado di riportare.
Anno 2014: la Corte si interroga su due provvedimenti del ministero dei Beni Culturali: il primo riguarda l'indicazione del biglietto di ingresso alla "Galleria d'arte moderna" di Roma; il secondo è il pagamento per alcune mostre allestite all'interno di "Villa Adriana" di Tivoli. Nell'ambito di queste due attività, i magistrati contabili sottolineano: "Appaiono non rispettati i tetti percentuali di ripartizione tra amministrazione e società concessionarie dei servizi di biglietteria delle entrate rivenienti dalla vendita dei biglietti".

Non solo, aggiunge la Corte: "Il contratto in essere con le imprese affidatarie dei servizi aggiuntivi risulta ampiamente scaduto (dal 2007) e sostituito da un mero rapporto di fatto". Stesso anno, contesto differente: la Corte si concentra sulla mostra "I Papi della speranza" organizzata in alcune sale del Museo di Castel Sant'Angelo, a Roma. Stavolta la convenzione viene firmata dalla soprintendenza del polo museale di Roma e dalla società Cet (Centro europeo per il turismo) che subaffida a un'altra società, la Gebart srl, la gestione della biglietteria. Nella prima convenzione la Corte rileva una serie di vizi di legittimità. "Dalla lettura della clausola del contratto - viene spiegato nella deliberazione 122 del 2014 - emerge una minore entrata a favore dell'amministrazione in presenza della mostra rispetto all'ipotesi di assenza della mostra stessa". In sostanza, la soprintendenza invece di guadagnare, perde.

Un anno prima, nel 2013, la Sezione Regionale di controllo del Lazio della Corte (presieduta dal giudice Rosario Scalia) è chiamata a pronunciarsi sull'accordo siglato dalla soprintendenza dei Beni Archeologici di Roma con i gestori privati per l'aumento del biglietto di accesso a Colosseo, Palatino e Foro Romano. Dai documenti emerge che la ripartizione degli introiti è nettamente sbilanciata a favore del gestore privato nella misura del 70% per il privato contro il 30% riservato al pubblico. Nella deliberazione 278 del 2013 la Corte non solo contesta il metodo scelto per la divisione degli incassi, ma - riferendosi alla concessione affidata ormai da anni alla Electa Mondadori - rincara: "Infine, dalla documentazione trasmessa si evince che alla data del 2001 la Mondadori Electa godeva già di un rinnovo di quattro anni della concessione "per i servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico" sui beni culturali dell'Area archeologica centrale di Roma, di cui attualmente continua ad occuparsi (pertanto dal 1997, fino ad oggi, per una durata di almeno 16 anni continuativi), grazie ad una serie continua di rinnovi e proroghe, in evidente violazione, almeno per quanto acquisito in atti e comunicato dall'Amministrazione dei principi comunitari in materia di libera concorrenza, nel settore".

Ma non sono solo i privati a finire al centro delle contestazioni degli organi di controllo. Nell'agosto del 2015 l'Autorità nazionale anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone invia al Comune di Roma una relazione nella quale, tra le altre contestazioni, accusa Zetema di aver affidato una serie di appalti per la realizzazione di mostre ed eventi senza gara. La società si difende sottolineando il rispetto delle normative, ma l'Anac arriva a contestare casi specifici e afferma: "In taluni casi Zetema avrebbe potuto effettuare procedure di evidenza pubblica al fine di acquisire proposte nel rispetto dei principi richiamati in precedenza, ivi compreso quello di rotazione che non pare rispettato almeno nel caso dei 13 affidamenti diretti assegnati alla Cooperativa Culture tra il 2013 e il 2014".

Coop Culture, che insieme alla Electa gestisce il Colosseo, è presente con la sua attività in 13 regioni italiane (dalla Reggia di Venaria ai Musei civici di Torino) e ha chiuso il 2014 con ricavi per 43 milioni di euro, oltre la metà dei quali (25 milioni) sono stati spesi per il personale. Come dimostrano questo ed altri casi, la fetta di ricavi provenienti dalla gestione dei beni pubblici che finisce nelle tasche di queste aziende è sostanziosa. Civita Cultura ha chiuso il 2014 con 9,6 milioni di euro di ricavi, gestendo da sola 13 musei in Campania, 14 nel Lazio, 32 in Toscana, 11 in Veneto, 3 in Lombardia, 2 nelle Marche, 2 in Sicilia, 4 in Umbria, 1 in Piemonte. Il suo presidente è Luigi Abete, mentre la carica di amministratore delegato è ricoperta da Albino Ruberti (il manager che occupa la stessa carica in Zetema). Ma il vero pilastro finanziario di Civita Cultura è Opera Laboratori Fiorentini, controllata dalla società romana con una quota dell'80% e guidata ancora una volta da Albino Ruberti, che siede anche qui sulla poltrona di amministratore delegato. Opera Laboratori Fiorentini gestisce di fatto il Polo Museale di Firenze e ha chiuso il 2014 con ricavi per 53 milioni di euro.

Firenze e i suoi musei fanno gola da tempo. Electa, nel 1996, dunque prima di essere acquisita dal gruppo Mondadori, acquisizione avvenuta nel 2002, aveva partecipato ai primi bandi per la costruzione di bookshop negli Uffizi insieme ad un altro storico editore d’arte Mandragora (che oggi lavora maggiormente con musei esteri, tra cui spicca il Louvre, ma molto poco in Italia, per un fatturato di 3 milioni circa). “Ai tempi Electa era l’editore d’arte top sul mercato - ricorda il patron di Mandragora, Mario Curìa - noi eravamo più piccoli ma rinomati per la qualità della nostra offerta. Insieme, proponemmo un progetto molto valido, che prevedeva spazi progettati dall’architetto Adolfo Natalini, era un layout che poteva essere adattato a tutti i musei”. Ma il progetto venne bocciato, perché “l’offerta di allestimento e quella editoriale non rispondevano ai requisiti qualitativi richiesti”.

Vinse Opera Laboratori Fiorentini, società che faceva parte del gruppo Giunti (una grande casa editrice, ma meno specializzata nel settore dell’arte). Nel 2009 Opera è stata acquisita da Civita Servizi che è diventato il nuovo concessionario per il lucroso polo museale. Giunti rimane nella catena di comando con Martino Montanarini, attualmente consigliere di amministrazione dell’Associazione Civita e di Civita Cultura Srl e Amministratore delegato di Giunti Editore. Lo stesso Montanarini, nel 1998, anno in cui Opera Laboratori Fiorentini iniziò la gestione degli Uffizi, era stato nominato amministratore delegato di Firenze Musei (ossia la società che gestiva tutti i musei statali fiorentini e che raggruppava tutti i concessionari).

Oggi l'80% dgli utili di Opera Laboratori fiorentini finiscono nelle tasche del maggiore azionista: Civita Cultura, nata da una costola della storica Associazione Civita, presieduta da Gianni Letta, che ne detiene ormai solo lo 0,59%. La maggioranza relativa delle quote (il 50% perché il resto è diviso in quote minoritarie) è nelle mani della Filmaster, società specializzata nel settore degli spettacoli e del cinema con un azionariato diffuso e diviso tra (35,68%) Cinecittà Entertainment (controllata da alcune aziende che fanno riferimento a Luigi Abete), Fondo Italiano d'Investimento (15,3%), e il socio privato Marco Balich (5,5%). Balich è un noto produttore e creativo, ha ricoperto ruoli importanti nell'organizzazione delle grandi kermesse, tra cui l'Expo Milano 2015 dove ha sviluppato il concept dell'Albero della Vita, ed è conosciuto nel mondo dei vip per aver organizzato feste ed eventi da favola, come il matrimonio di un rampollo di una ricchissima famiglia indiana, allestito in una masseria pugliese alla presenza - tra gli altri - di alcuni esemplari di elefanti

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2016/02/03/news/la_grande_rapina_ai_musei-131170754/?ref=HREC1-12&refresh_ce


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