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Modena, progetto S. Agostino: ecco la variante che piace al Tar
di Stefano Luppi
07 febbraio 2016 LA GAZZETTA DI MODENA




Comune di Modena e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena si accordano per far ripartire il progetto di recupero: si modificherà il piano regolatore per l’area alla luce della sentenza del Tar



MODENA. Al Sant'Agostino si riparte da zero, o quasi, con il progetto di riqualificazione dal costo superiore ai 40 milioni di euro. Occorrerà una "Conferenza dei servizi" entro maggio e successivamente una variante al Piano regolatore da approvare in consiglio comunale per vedere il sudato via libera al milionario cantiere già assegnato alcuni mesi fa.

Come si ricorderà in mezzo si mise però il Tar che ha detto no al restauro immaginato dagli ex amministratori Giorgio Pighi (sindaco), Carla Di Francesco (direttore regionale del Ministero beni culturali) e Andrea Landi (presidente Fondazione cassa di risparmio proprietaria dell'ex ospedale). Dunque serviva una nuova strategia per ripartire.

IL PATTO. Per questo ieri il sindaco Giancarlo Muzzarelli e il nuovo presidente dell'ente di origine bancaria Paolo Cavicchioli hanno firmato insieme al Ministero un nuovo accordo che sancisce l'impegno a valorizzare il complesso settecentesco. Non è però questa la novità, perché ormai da anni si dibatte con polemiche sul tema, nuovo è invece il metodo che le istituzioni coinvolte hanno individuato per procedere. I committenti evidentemente sperano che vada in modo diverso rispetto a prima, con il Tar che tra le altre indicazioni tecniche nella sua sentenza ricorda che non doveva essere la Direzione regionale del Ministero (oggi degradata a "Segretariato" dal ministro Franceschini) a firmare il via libera ai lavori di restauro bensì la soprintendenza ai beni architettonici.

PRIMA TAPPA. La prima tappa, si spiegava ieri durante la presentazione del nuovo iter amministrativo, sarà entro maggio, una conferenza dei servizi nella quale tra i vari enti anche la soprintendenza - oggi diretta da Giovanna Paolozzi Strozzi - dovrà dire la sua. Occorrerà dunque particolare attenzione perché in municipio a Modena ormai conoscono la meticolosità con cui la nuova soprintendente Paolozzi Strozzi segue le indicazioni contenute nel Codice dei beni culturali. Andranno bene, ad esempio, le due nuove torri librarie di Gae Aulenti e la copertura dell'antico cortile? Si vedrà, quel che è certo è che la decisione del Comune di non ricorrere al Consiglio di Stato ha accorciato forse i tempi per arrivare al restauro.

Dopo la conferenza dei servizi infatti dovrà essere il Consigio a dare l'ok alla variante al Piano regolatore proprio come chiede il Tar.

CON IL MINISTERO. «È importante - spiega il sindaco - partire perché ci interessa affiancare il Ministero nel progetto Terre Estensi del quadrante del centro comprendente S.Agostino, la piazza, Palazzo dei Musei, i musei di viale Berengario. Confermiamo lo spostamento della Biblioteca Estense e stiamo ragionando anche sulla sua digitalizzazione, così come sugli istituti del polo dell'immagine con Fondazione Foto, Civica e Figurina in modo da liberare spazi anche per la Delfini nonché, a Palazzo dei Musei per i nostri musei civici cui teniamo. Rispetteremo e accetteremo il contributo di tutti, ma non accetteremo veti perché con questo progetto rilanciamo la cultura a Modena».

Dopo l'accordo firmato dai dirigenti Antonia Pasqua Recchia (ministero), Luigi Benedetti (fondazione) e Pino Dieci (Comune) interviene anche il presidente Cavicchioli: "Abbiamo da parte tutti i fondi, accantonati nel corsp del tempo, per i lavori e anche per immaginare una forma di gestione sostenibile del complesso, altro argomento importante. Così come sarà importante la digitalizzazione dell'Estense. Il nuovo protocollo è importante dal punto di vista di merito e anche di metodo e ribadisce l'importanza di un intervento che restituirà alla città una porzione di centro storico rilevante".

La Fondazione ha diffuso ieri alcune foto relative a interni del Sant'Agostino che letteralmente cadono a pezzi. Un problema grave,
vista l'importanza dell'ex ospedale voluto dal duca Francesco III d'Este a metà Settecento. Ma va ricordato che quell'edificio non è sotto sequestro ed è tutelato dal ministero per cui il proprietario - la Fondazione - sarebbe obbligato a occuparsi della sua salvaguardia.



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