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MODENA - Storie di chiese andate perdute
di ROLANDO BUSSI
04 febbraio 2016 LA GAZZETTA DI MODENA

Tutti conoscono il Duomo di Modena, Patrimonio dell'Umanità. Non tutti sanno che la fede cristiana nel corso dei secoli ha eretto in città numerosissimi luoghi di culto, oggi in gran parte non più esistenti. Gusmano Soli, che dal 1905 al 1931 pubblicò a puntate i suoi saggi fondamentali per la storia degli edifici religiosi nella nostra città (poi raccolti nel 1974 nel volume Chiese di Modena, a cura di Giordano Bertuzzi) segnalò ben 91 tra chiese, oratori e cappelle. Le righe che seguono non intendono naturalmente essere un trattato di storia o di storia dell'arte. Vogliono semplicemente ricordare alcuni degli edifici religiosi modificati o distrutti nel corso del tempo, di cui si è persa traccia o memoria. È a questi che dedichiamo questa puntata della rubrica. Vogliono costituire anche un invito ai Modenesi a entrare e a contemplare il patrimonio esistente, sia a chi non vi entra da tempo, o (è possibile!) a chi non c'è mai entrato. La più clamorosa scomparsa di un edificio religioso è stata certamente l'abbattimento illegale della chiesa della Crocetta, vincolata dalla Soprintendenza, un edificio che risaliva alla fine del Settecento dove tutti gli abitanti di quel quartiere erano stati battezzati, cresimati e comunicati, ad opera del parroco don Sergio Mantovani, grande appassionato di motori, chiamato da allora "don Ruspa": "Fui condannato a 10 mesi e 10 giorni di reclusione oltre a 30 milioni di risarcimento con pena sospesa", ma purtroppo la chiesa non c'era più. Anche sulla Via Giardini fu demolita una chiesa antica, dedicata ai Santi Faustino e Giovita. Già nel XIII secolo lì esisteva un luogo di culto, lungo la via per la montagna. Nel 1962 fu abbattuta la chiesa preesistente per dar vita alla nuova, consacrata nel 1966. Più lunga è la vicenda del monastero della Visitazione di Santa Maria, ordine fondato nel 1610 da San Francesco di Sales. La prima sede delle Salesiane - dono della duchessa Laura Martinozzi - fu in Corso Vittorio Emanuele II, all'angolo con Corso Cavour, edificio acquisito dall'Accademia Militare nel 1883. La sede fu trasferita allora in Viale Carlo Sigonio fino al 6 agosto 1959, quando le sorelle si installarono provvisoriamente a villa Marazzi a Baggiovara, per trasferirsi poi il 19 agosto '63 nel nuovo monastero. La sede di Viale Sigonio fu demolita per costruire l'attuale palazzo a forma di stella, uno dei tanti obbrobri urbanistici del dopoguerra. Sopravvive la chiesa, dedicata alla Mater Misericordiae. Tra Via Modonella e Via Gherarda chi passa vede ancora le facciate e gli ingressi di due cinema non più esistenti, il Metropol e lo Splendor. Pochi però sanno che il Metropol, che un tempo si chiamava Vittorio Emanuele, sorse dall'abbattimento della chiesa di San Carlino Rotondo, lì edificata tra 1628 e 1634 per ospitare la Congregazione della Beata Vergine e di San Carlo. "Nel 1912 il fabbricato fu venduto al signor Giovanni Violi, riserbandosi la Congregazione la proprietà della suppellettile sacra, dei quadri, marmi, bassorilievi e statue.



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