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Il potere compiacente che riveste le statue nude
Mario Vargas Llosa
08 febbraio 2016 LA REPUBBLICA




Che cosa ci insegna lo scandalo dei marmi nascosti a Rouhani

PER non mettere in imbarazzo il loro ospite, il presidente iraniano Hassan Rouhani, in visita ufficiale a Roma, il Governo italiano ha ordinato di inscatolare le statue greche e romane dei Musei Capitolini (fra cui una celebre copia di Prassitele), in pudichi cubi di legno. E aggiungendo all'idiozia un pizzico di ridicolo, la responsabile del protocollo ha fatto spostare i leggii e le poltrone dove si sarebbero svolte le conversazioni tra il premier Matteo Renzi e il suo invitato, per evitare che lo sguardo di quest'ultimo potesse incappare nei voluminosi testicoli del cavallo montato da Marco Aurelio, nella statua equestre che campeggia solitaria nell'Esedra di quello spazio museale. Senza parlare del fatto che dalle cene e dai rinfreschi offerti al presidente Rouhani sono stati banditi il vino e tutte le altre bevande alcoliche.

A quanto pare, la ragione di tanto zelo erano i 17 miliardi di euro di contratti firmati.

Per non mettere in imbarazzo il loro ospite, il presidente iraniano Hassan Rouhani, in visita ufficiale a Roma, il governo italiano ha ordinato di inscatolare le statue greche e romane dei Musei Capitolini (fra cui una celebre copia di Prassitele), in pudichi cubi di legno. E aggiungendo all'idiozia un pizzico di ridicolo, la responsabile del protocollo ha fatto spostare i leggii e le poltrone dove si sarebbero svolte le conversazioni tra il premier Matteo Renzi e il suo invitato, per evita

re che lo sguardo di quest'ultimo potesse incappare nei voluminosi testicoli del cavallo montato da Marco Aurelio, nella statua equestre che campeggia solitaria nell'Esedra di quello spazio museale. Senza parlare del fatto che dalle cene e dai rinfreschi offerti al presidente Rouhani sono stati banditi il vino e tutte le altre bevande alcoliche.

A quanto pare, la ragione di tanto zelo erano i 17 miliardi di euro di contratti firmati dal presidente iraniano e dall'esercito di imprenditori che lo accompagnava, un'iniezione di investimenti che torna molto comoda alla malconcia economia italiana, tra quelle in pi rapido deterioramento all'interno dell'Unione Europea. Per fortuna l'lite intellettuale italiana, meglio provvista del suo governo quanto a principi e lucidit, ha reagito con durezza di fronte a quella che Massimo Gramellini, sulle pagine della Stampa, ha giustamente definito la sottomissione intollerabile dei governanti italiani nei confronti della visita del leader di un Paese dove ancora si lapidano le adultere e si impiccano gli omosessuali in piazza, in aggiunta ad altre barbarie analoghe.

Giornalisti, politici e scrittori italiani che hanno protestato (a volte con furia e volte con umorismo) per l'iniziativa di vestire le statue hanno ragione. Il fatto va molto al di l di un aneddoto che suscita risate e indignazione. Si tratta, in verit, di un atteggiamento vergognoso e accondiscendente che sembra dare ragione ai fanatici i quali in nome di una fede primitiva, ottusa e sanguinaria, si credono autorizzati a imporre agli altri i loro pregiudizi e la loro chiusura mentale, vale a dire quella mentalit da cui la civilt occidentale si liberata e ha liberato il mondo nel corso di una lotta durata secoli, in cui centinaia di migliaia, milioni di persone si sono immolate per far prevalere la cultura della libert.

Il fatto che oggi ne goda buona parte dell'umanit cosa troppo importante perch un governo, attraverso gesti patetici come quello che ho citato, sia disposto a dare l'impressione di rinunciare a quella cultura per non mettere in pericolo qualche contratto che pu alleviare una crisi economica a cui lo ha condotto il suo populismo, cio la sua stessa irresponsabilit demagogica.

Quel gesto pu essere considerato una pantomima simpatica nei confronti del presidente Rouhani, a cui gli anni trascorsi nell'universit di Glasgow non sono bastati per liberarsi delle ragnatele dogmatiche che si portava dietro; ma un tradimento nei confronti dei milioni di iraniani vittime infelici dell'intolleranza degli ayatollah che resistono con eroismo alla pietra tombale caduta sopra di loro da quando, per liberarsi dalla dittatura dello Sci, si gettarono fra le braccia di una dittatura religiosa.

Ed un grande tradimento anche nei confronti della civilt che l'Italia, probabilmente prima di qualsiasi altro Paese, ha contribuito a edificare e proiettare nel mondo intero, un sistema di idee che con il passare del tempo ha creato l'individuo sovrano e imposto i diritti umani, la coesistenza nella diversit, la libert di espressione e di critica, e una concezione della bellezza artistica di cui quelle statue inscatolate perch non ferissero la sensibilit dell'illustre ospite sono, con i loro torsi e i loro seni, una rappresentazione superba.

Le cortesie diplomatiche vanno rispettate, ma devono avere un limite, e il limite dev'essere quello di non fare concessioni che comportino un'autoumiliazione o un oltraggio verso la propria cultura. Lo ha detto molto bene Michele Serra sulla Repubblica: Valeva la pena, per non offendere il presidente dell'Iran, offendere noi stessi?. Se la vista delle belle natiche e dei bei seni delle Veneri, o delle cosce e dei testicoli degli Adoni possono ferire la suscettibilit di un illustre invitato, che il protocollo disegni un percorso che non lo faccia passare tra statue e cavalli, e che nessuno commetta l'imprudenza di servirgli uno Champagne: ma andare oltre questi limiti significa, per citare Gramellini, comportarsi con la smania tipica dei servi di compiacere chi li spaventa. A differenza dei fanatici, tanto orgogliosi delle loro credenze da utilizzarle come armi contundenti, abbastanza frequente nel mondo occidentale spingere lo spirito autocritico fino a estremi autolesionistici. quanto fanno tutti coloro che sono schifati dai difetti, dai vizi e dai controsensi che evidenzia la nostra civilt e sono disposti a vilipenderla, mentre invece rispettano e mostrano una tolleranza infinita per le altre civilt, quelle che odiano e vorrebbero cancellare la nostra non per ci che in essa non funziona, ma al contrario per ci che funziona benissimo e dev'essere difeso contro venti e maree: l'uguaglianza di uomini e donne, i diritti umani, la libert di stampa, poter pensare, credere, scrivere, comporre, creare in totale libert, senza essere censurati o sanzionati. Il presidente Rouhani, quando ricever la visita del primo ministro Renzi a Teheran, non consentir che per compiacerlo siano poste statue nude di marmo in stile greco e romano lungo il suo tragitto, n che vengano mostrate al suo passaggio statue equestri con appendici testicolari visibili: e non per ci, naturalmente, il governante italiano si sentir offeso. In questo ma solo in questo dobbiamo imitare i fanatici: la nostra cultura, che la cultura della libert, ci che siamo, la nostra credenziale migliore e non c' motivo per occultarla. Al contrario: bisogna darle risalto, come il miglior contributo (fra tante cose negative) che abbiamo dato per far indietreggiare l'ingiustizia in questo astro senza luce che ci toccato in sorte.




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