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Roma. Dieci curatori. Una Quadriennale
Paolo Conti
Corriere della Sera - Roma 9/2/2016

Bernabè: «Roma si candida a Capitale mondiale della produzione artistica d’oggi»

Presidente Franco Bernabè, lei guida la Quadriennale di Roma dall’aprile 2015. A che punto sono programmi e appuntamenti?
«Ormai è tutto pronto in vista dell’inaugurazione fissata per il 14 ottobre 2016 al Palazzo delle Esposizioni, che è la nostra sede e soprattutto il principale partner dell’avventura. Il nostro scopo è chiaramente previsto dallo statuto: offrire una panoramica delle tendenze più significative che si registrano nel nostro Paese nell’ambito delle arti visive. Ma stavolta l’intenzione è di proporre l’arte italiana contemporanea non solo a Roma e all’Italia ma al grande pubblico internazionale. Una prospettiva voluta fortemente dal ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini».
Come vi muoverete dal punto di vista organizzativo?
«Partiranno inviti per i curatori di mostre di tutto il mondo, per i musei di arte contemporanea, per le grandi gallerie private. Abbiamo scelto un periodo privo di appuntamenti internazionali, inaugureremo appena dopo la Frieze Art Fair di Londra. Organizzeremo un circuito di proposte che avrà la Quadriennale e il Palazzo delle Esposizioni come perno e di cui faranno parte i grandi musei pubblici come il Maxxi e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, e le gallerie private, una per tutte Gagosian. La Quadriennale coinciderà poi con la Giornata dell’Arte Contemporanea. Quindi Roma si candida, in quei giorni, a Capitale mondiale della produzione artistica d’oggi».
Cosa intendete mettere a fuoco, e come?
«Vogliamo focalizzare la produzione realizzata dal 2000 a oggi. Un momento di sintesi e di confronto per evidenziare in modo molto approfondito le evoluzioni in corso. Per questo abbiamo invitato 70 curatori, tutti appartenenti alla generazione nata negli anni tra l’80 e il ’90, a presentare progetti articolati. Hanno risposto in 30, tutti progetti di eccellente qualità. Li abbiamo sottoposti a una commissione composta da Marco Belpoliti, Nicola Di Battista, Maria Grazia Messina, Giuseppe Penone e Angela Vettese e così sono stati selezionati i dieci progetti firmati da Michele D’Aurizio, Luigi Fassi, Simone Frangi, Luca Lo Pinto, Matteo Lucchetti, Marta Papini, Cristiana Perrella, Domenico Quaranta, Denis Viva, Simone Ciglia e Luigi Leonardelli che hanno partecipato insieme».
Perché dieci curatori per una sola Quadriennale? Non si rischia una mancanza di identità?
«Al contrario. Non abbiamo voluto che prevalesse il progetto curatoriale sulla ricerca, ovvero che il progetto del curatore potesse mettere in ombra l’identificazione delle tendenze. Ci saranno dieci diversi spazi, la vastità del Palazzo delle Esposizioni ce lo consente. I progetti saranno differenti ma saranno uniti nell’obiettivo: proporre un ritratto dell’arte italiana di oggi».
Quanti artisti inviterete?
«Un centinaio circa».
Qualche nome?
«No, i curatori devono mettersi al lavoro per selezionarli». Tutti giovani e giovanissimi?
«Certo. Sono nuovi talenti, magari spesso affermati all’estero ma poco noti in Italia. Ma non mancheranno le riscoperte di artisti appartenenti ad altre generazioni. Si dice che la Millenial Generation stia rivalutando i linguaggi e la produzione intellettuale, in particolare quella filosofica, dei nonni. Accadrà qualcosa del genere anche qui alla Quadriennale che potrà dare un rinnovato valore a proposte appartenenti a mondi e sensibilità diversi rispetto ai nostri tempi. Una scommessa affascinante».
Costi della Quadriennale?
«Circa due milioni di euro. Un milione ci è stato affidato dal ministero per i Beni e le attività culturali. Il resto arriverà dal mondo privato. Stiamo lavorando con gli sponsor con prospettive incoraggianti».
Questi giovani artisti si proporranno al grande mercato internazionale. E la mano pubblica?
«Ci auguriamo che si riprenda una grande tradizione, ovvero che gli enti pubblici acquistino opere di giovani artisti in mostra, così come è avvenuto per decenni in passato grazie al timbro di qualità e di ufficialità assicurato dalla Quadriennale».
Non ci sono rischi di sovrapposizioni con la Biennale di Venezia e la Triennale di Milano?
«Assolutamente no. Il quadro è armonico: la Biennale ha vocazione internazionale, la Triennale guarda al design, a noi tocca capire, analizzare l’arte italiana di questi nostri complessi tempi».



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