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«Cassa armonica, il restauro tradisce la memoria di Napoli. Ripristinate i vetri originali»
P. C.
Corriere del Mezzogiorno 11/2/2016

L’associazione «Progetto Napoli»: incuria colpa del Comune

NAPOLI. Vetri gialli e verdi sostituiti da pannelli di policarbonato interamente bianchi. È la Cassa armonica della villa comunale il cui restauro sta scatenando un vespaio di polemiche, tutte o quasi che vanno nella stessa direzione: «La struttura non rispetta la memoria storica della città, è diversa, i vetri non sono più quelli», tuona Antonella Pane, animatrice dell’associazione Progetto Napoli, persona che parla sapendo quel che dice essendo architetto. E che in questi giorni ha avuto più d’uno scambio di vedute polemiche con l’architetto Rigoselli, che ha curato il progetto di restauro della cassa armonica. «Imporre ai napoletani una personale concezione del restauro, privandoli di un oggetto riconoscibile dalla loro memoria storica, di una icona rappresentata in centinaia di cataloghi, guide e libri sempre con la corolla di vetri gialli e verdi, non rientra — scrive in una lettera indirizzata a Rigoselli — nel suo mandato». Ma il destinatario della Pane — che insieme ad altre associazioni ha manifestato davanti lala cassa per protestare per l’incuria in cui versa — è anche e soprattutto il Comune di Napoli. Perché è innegabile che se la cassa armonica è stata ridotta ad un punto tale da dover essere rifatta, è colpa dell’abbandono e dell’incuria che, in quanto «padrone di casa» della villa, doveva invece garantire. Comune che però, relativamente ai vetri, nei giorni scorsi ha, tramite l’assessore all’urbanistica, Piscopo, ha replicato ricordando non solo di aver trovato i soldi per intervenire (e questo sembra cosa normale) ma che «ha proposto le soluzioni tecniche e artistiche alla Soprintendenza che le ha condivise e approvate». Piscopo spiega che «tale condivisione ha riguardato anche il progetto esecutivo predisposto dalla ditta aggiudicataria del bando, con i particolari artistici quali le lastre della corolla superiore del manufatto monumentale». «I lavori di restauro», sono state le parole dell’assessore, «sono iniziati ad agosto dello scorso anno e procedono regolarmente anche con l’ organizzazione, per la cittadinanza che vuole seguire l’andamento dei lavori, di numerose visite al cantiere». Ed ancora: «La scelta progettuale approvata dalla Soprintendenza per la corolla della pensilina prevedeva la sostituzione dei vetri verdi e gialli, introdotti solo di recente (nel 1989), con lastre in materiale sintetico, più leggero, resistenti a colpi ed urti. Va altresì ricordato che nel tempo, tale corolla, per la natura stessa dei vetri che la componevano ha subito numerose modifiche e sostituzioni, come appare evidente dall’esame delle fonti iconografiche». Pertanto, le valutazioni successive all’approvazione della soluzione dei vetri della corolla da parte della Soprintendenza che — lo ricordiamo — ha garantito, durante tutte le fasi delle lavorazioni, il controllo e l’alta sorveglianza dell’opera, sono state oggetto di attenta valutazione da parte del Comune in un continuo confronto con la stessa Soprintendenza. La soluzione definita nell’incontro di alcuni giorni fa, su rinnovata valutazione della Soprintendenza del progetto approvato, prevede lastre bianche alternate a lastre colorate cerulee (blu leggero) e tiene conto sia del disegno originario dell’architetto Enrico Alvino (suo progettista), conservato presso negli archivi di Castel Nuovo, che delle successive modifiche introdotte nel tempo». Un sopralluogo congiunto di Comune e Soprintendenza ha però fermato i lavori. E la battaglia per la Cassa armonica che sembra trasformarsi in un gazebo, prosegue.



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