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La Cultura di Barni "Giovani nei musei e 1 milione in meno ai fondi del Maggio"
ILARIA CIUTI E SIMONA POLI
10 febbraio 2016 LA REPUBBLICA

Barni: "Più giovani nei musei e tagli ai fondi per il Maggio"

MENO fondi al Maggio musicale per finanziare spettacoli e concerti nel resto della Toscana. La vicepresidente della Regione Monica Barni, assessore alla Cultura, spiega quali siano i primi obiettivi da raggiungere. «Musei e teatri devono accogliere i giovani, facilitando non solo l'accesso ma anche la formazione culturale che inizia dalle scuole. La Toscana deve educare i ragazzi alla bellezza».

Se fare i conti con i soldi a disposizione per finanziare il proprio settore è il primo grande cruccio di ogni assessore alla Cultura, nel caso di Monica Barni, senese, ex rettore e da luglio vicepresidente della Regione con delega anche ad università e ricerca, il problema è aggravato dal peso specifico che le attività culturali rappresentano in Toscana. La nostra conversazione inizia proprio così.

A quanto ammonta il suo budget?

«A circa 25 milioni di euro».

Il che significa poco più di 7 euro per ogni residente in Toscana. Considerando la quantità di turisti che ogni anno visitano questa regione la cifra sembra un po' scarsa, è così?

«Ma è ciò di cui disponiamo. E non è stato tagliato un solo euro alla cultura per esplicita volontà del presidente Rossi. Ovviamente questo ci costringe a fare scelte precise. La prima riguarda il ruolo egemone di Firenze che per forza di cose tende ad assorbire molte risorse».

Firenze fa la parte del leone insomma?

«È la città con il bacino di utenza maggiore, con il patrimonio artistico straordinario che conosciamo ma anche un sovraffollamento di visitatori che rende difficile capire quale sia il punto di equilibrio tra pubblico cittadino ed esterno. I flussi turistici non sono governati ma in un certo senso ci vengono imposti. Bisogna che i grandi attrattori culturali aiutino a far sì che il pubblico si possa spostare in altri luoghi della regione. Bisogna dirottare risorse dal centro verso il territorio ».

Questo significa che taglierete fondi?

«Dove è possibile lo faremo».

Il Maggio musicale riceve ogni anno 4 milioni e mezzo da voi, quasi un quinto dell'intera torta. Taglierà fondi al Maggio?

«Li taglierò in modo consistente, sì».

Un milione di meno?

«Questa più o meno è la cifra».

Dove andrà questo milione?

«Ad altri spettacoli. L'intero budget per questo settore è di 11 milioni e darne 4 e mezzo al Maggio mi sembra sproporzionato. Tutti gli enti hanno necessità di vivere e svolgere attività. La Toscana è un sistema che deve muoversi sul piano nazionale e internazionale come un brand unico, imparando a lavorare in squadra. Anche i programmi dei festival devono essere pianificati per tempo, cosa che adesso non avviene. Da parte mia prendo l'impegno a comunicare con precisione all'inizio dell'anno il finanziamento che un ente riceverà, in modo da rendere più facile il lavoro di tutti».

Quali sono gli altri obiettivi a cui punta?

«La formazione e l'educazione culturale. Ci credo moltissimo e in un anno complicato come questo in cui alle Regioni è stato imposto il pareggio di bilancio ho riunito gli assessori toscani per creare un collegamento tra le varie città e i loro talenti. Biblioteche, musei, teatri, cinema, concerti, tutto quello che riguarda il mondo culturale comincia dalla formazione dei giovani. Io sono una linguista della scuola di Tullio de Mauro che parla di educazione linguistica democratica. Vorrei che raggiungessimo anche un'educazione culturale democratica. Negli Stati Uniti è normale entrare in un museo e trovare classi delle elementari con i loro insegnanti che imparano a leggere i quadri, a leggere i colori, a copiare le forme. Da noi questo percorso è ancora da costruire purtroppo e noi vogliamo più Campus scoalstici dentro le sale. Bisogna iniziare dalla facilità degli accessi, abbassando i prezzi per i ragazzi. Poi passeremo alla facilità della comprensione: vedo delle esposizioni illustrate con didascalie incomprensibili, spesso neppure tradotte in altre lingue. Come si fa ad avvicinare la gente alla cultura con questi presupposti?».

Il ministro Franceschini è favorevole alla destinazione "commerciale" di alcune strutture. Un settore della Biblioteca Nazionale potrebbe essere trasformato in museo e riservato al pubblico a pagamento. È d'accordo?

«Ho già detto che le risorse sono poche e che le strutture devono vivere. Ben vengano i visitatori così come le donazioni private favorite dall'art bonus. Faremo una campagna per incoraggiare questo tipo di sponsor».

Il suo direttore della Cultura Roberto Ferrari aveva lavorato anche a Siena sul progetto di rilancio del Santa Maria della Scala come manager di un'azienda privata. Qualcuno giudica la sua scelta inopportuna per conflitto d'interessi, visto che ora ha questo ruolo di vertice in Regione.

«Le persone devono essere giudicate in base a quello che fanno, Ferrari ha collaborato con tutti i maggiori Comuni italiani e quel progetto era del Comune che lo ha inserito in un piano che coinvolge cinque tappe della Francigena, ossia Siena, Monteriggioni, San Gimignano, Montalcino e Lucca. Nessun conflitto per me».

Quando riaprirà il Teatro della Compagnia in via Cavour a Firenze?

«Spero entro l'anno. Ci sto lavorando, ho visto che è quasi finito, mancano solo attrezzature tecniche per il digitale. Abbiamo messo in bilancio risorse ad hoc. C'è da fare la gara ma vorrei fare lì la prossima Cinquanta giorni di cinema internazionale che finora è sempre stata ospitata all'Odeon nel mese di ottobre. Vorrei che la Compagnia diventasse un luogo di aggregazione e di incontro, specie per i giovani».

A che punto è la sua squadra tecnica di "cacciatori" di fondi europei?

«La sto mettendo in piedi, anche se si tratta di un lavoro molto difficile. Ho trovato grandi professionalità dentro la Regione e intendo servirmene al meglio. Fare scouting e scrivere progetti per i bandi comunitari è una delle attività più frequenti che i Comuni si trovano ad affrontare, spesso perdendo occasioni proprio per la complessità del meccanismo».

Il Pecci è un'eterna promessa in cerca di un progetto forte. Che ne pensa?

«L'arte contemporanea è difficile. Non possiamo certo sostituirci alla direzione artistica ma credo che la cosa importante sia fare mostre interessanti, anche se per pubblici di nicchia».

Una cosa concreta per i giovani?

«Il finanziamento alle band musicali, per cui sono arrivate 754 domande. Penso che questa cifra dimostri che abbiamo fatto centro».



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