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L’AQUILA. «La rinascita è schizofrenica»
10 marzo 2016 IL CENTRO

Coordinamento via Roma-Santa Croce: tre casi nei quali la storia è stata ignorata


Il Coordinamento via Roma Santa Croce, centro storico dell’Aquila (composto da inquilini i cui palazzi non sono stati ancora ricostruiti in attesa che il Comune decida cosa fare di un’area in cui sono riemerse tracce dell’antica Porta Barete e soprattutto si decida a dire ai cittadini che fine farà la loro abitazione) ha diffuso una nota da cui emerge chiaramente tutta la schizofrenia e la mancanza di programmazione (la famosa idea di città) della ricostruzione. In sostanza, il Coordinamento dice: state facendo il diavolo a quattro per porta Barete riempiendovi la bocca di storia e valorizzazione delle mura e poi si scopre che questo non vale sempre, anzi. Va premesso che per i casi segnalati di seguito non si parla di abusi o di illegalità, anzi è tutto fatto secondo le regole e con i timbri di legge. Ma forse proprio per questo alcune cose appaiono poco “logiche”.

IL PRIMO CASO. Il Coordinamento scrive: «La ex pizzeria di via Roma 188, situata esattamente di fronte ai condomini che si vorrebbero rimuovere a via Roma-Santa Croce, è stata tranquillamente ricostruita a cavallo delle mura ormai celebri per il cavalcavia ad archi che si vorrebbe erigere su via XX Settembre. La ex pizzeria è stata appena ricostruita sulle mura stesse, che oggi ospitano al loro posto una intercapedine in cemento armato. Addirittura è spuntata una nuova porta (in acciaio) sulle mura, ma nessuno dei tanti “esperti” sembra farci caso.

SECONDO CASO. «Il tribunale», scrive il coordinamento, «è stato appena ampliato nei pressi della cinta muraria, occludendo per sempre la vista interna di una porta urbica ben evidente nella foto; nessun vincolo è stato imposto. L’ampliamento del tribunale fu autorizzato nel 2013, negli stessi giorni in cui gli “autorizzatori” discutevano pubblicamente di porta Barete e dell’eliminazione dei condomìni».

TERZO CASO. «Le mura», è scritto nella nota, «da sempre sono contenitore della città, costituita dalle abitazioni dei residenti passati, presenti e futuri, unica linfa vitale di un centro storico. Da sempre e dovunque, è l’esterno di una cinta muraria che si valorizza e immerge nel verde, che si libera alla vista consentendo anche da lontano di ammirare le fortificazioni e le porte. Eppure all’Aquila, la città del contrario, si continua a non guardare all’esterno delle mura. Di fronte alla porta della Stazione troviamo l’ex consorzio agrario, i cui pali d’acciaio sono stati appena autorizzati
dalla soprintendenza in zona di vincolo (a 9.5 metri di distanza dalle mura anziché i 12 previsti dal vincolo), in virtù dei diritti pregressi, gli stessi diritti posseduti dai condomini di via Roma-Santa Croce ma fino ad oggi calpestati». (g.p.)



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