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L'AQUILA - Ricostruzione, i soldi ci sono ma restano bloccati
08 marzo 2016 IL CENTRO

Non è la prima volta che nel corso di lavori di ricostruzione vengono trovate tracce importanti di antiche civiltà. Qualche settimana fa, in un cantiere in località Fossa osteria, è venuta fuori parte di una strada romana (foto) che potrebbe essere una ulteriore testimonianza della presenza, in quell'area, della città romana di Aveia (la cui localizzazione è da anni oggetto di dibattito fra gli storici). Il cantiere è stato fermato e nei giorni scorsi c'è stata anche una sorta di conferenza dei servizi alla presenza del Comune di Fossa, della Soprintendenza, dei proprietari del sito e della Provincia ente gestore della strada che costeggia il cantiere (si tratta della strettoia che poi porta verso Casentino) sotto la quale, si ipotizza, dovrebbe proseguire l'antica via. I tecnici ora stanno trovando una soluzione per non ricostruire sopra la strada romana, in modo che la zona possa essere tutelata da subito per poi avviare una sistematica campagna di scavi.di Giustino Parisse w FOSSA In una ricostruzione in cui le norme sono confuse e contraddittorie, la litigiosità dentro i singoli aggregati è altissima, i sindaci sono fra l'incudine e il martello, le imprese spesso sono costrette a sottostare all'arroganza dei presidenti dei consorzi (che in molti casi hanno accettato l'incarico senza sapere nulla di edilizia e leggi post-sisma) capita anche che i soldi per aprire i cantieri ci sono ma non possono essere spesi. Accadde nei cosiddetti Comuni minori che fanno capo all'ufficio speciale di Fossa diretto da Paolo Esposito. Il mandato di Esposito è scaduto il 30 novembre del 2015. Ufficiosamente si sa che la presidenza del consiglio dei ministri (competente per la nomina) ha rinnovato l'incarico al dirigente, ma la pratica ha fatto un lungo giro per approdare alla Corte dei Conti che deve mettere il "timbro" definitivo. Quindi Esposito, che in questi giorni è comunque presente nella sede di Fossa, non può firmare la documentazione e non può assegnare i fondi ai Comuni. Per capire bene quanto la questione "firma, non firma" è rilevante nell'economia della ricostruzione bastano alcuni numeri: a causa del ritardo della "pratica" Esposito, nell'edilizia privata (cratere e fuori del cratere) ci sono 120 cantieri bloccati per la mancata assegnazione dei fondi (60 milioni circa) per "competenza" mentre 25 cantieri rischiano il blocco per la mancata assegnazione dei fondi (10 milioni) per "cassa". I soldi per cassa sono quelli che vanno liquidati in base agli stati di avanzamento, la mancata erogazione sta mettendo in ginocchio diverse imprese che continuano ad anticipare denaro (stipendi, fornitori e quant'altro) senza avere certezza di quando saranno pagate. Per i Comuni che fanno capo all'ufficio di Fossa (tutti meno L'Aquila) la situazione è ai limiti della sopportazione. Proprio ieri pomeriggio riunione fra i responsabili delle aree omogenee (ogni area raggruppa più Comuni) per decidere le azioni "politiche" da mettere in atto per cercare di uscire dallo stallo. Forse vanno "rilette" in positivo le proteste del sindaco dell'Aquila Massimo Cialente che per farsi sentire da Roma ogni tanto dava vita a qualche sceneggiata. Magari (senza però toccare la bandiera) se anche i primi cittadini dei borghi aquilani, invece di pensare ognuno al proprio orticello, decidessero di mettere su qualche iniziativa clamorosa non sarebbe male.
Il sindaco di San Demetrio, Silvano Cappelli, che ieri mattina ho trovato, insieme al sindaco di Fossa, Antonio Gentile, davanti all'Ufficio speciale mentre cercava di sapere qualcosa di più sull'intricata vicenda "Esposito" ha detto una cosa che forse spiega molto: «La ricostruzione non è più considerata questione centrale». Come dire: si va avanti, magari i soldi arrivano pure ma poi ci si perde in pastoie burocratiche paradossali o assurde. E nessuno se ne preoccupa più di tanto. Ma questo se vale per i palazzi romani (e per certi versi si può anche capire) non dovrebbe valere per i protagonisti della ricostruzione che poi sono i cittadini.

Un sindaco qualche giorno fa in una sorta di "sfogo" mi ha detto: «Ma sono proprio i cittadini che spesso bloccano le pratiche in un vortice di gelosie, ricattucci da quattro soldi, accuse agli amministratori, richieste inaccettabili, veti incomprensibili. C'è chi si rifiuta persino di togliere una baracca – in modo da creare magari uno spazio più funzionale – solo per fare un dispetto al vicino di casa». Se un giorno qualcuno dovesse attribuire delle colpe per come sono stati ricostruiti (male) i nostri borghi non necessariamente dovrà guardare solo alla politica. (8/continua)



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