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EMPOLI - Il tesoro ritrovato alimenta il sogno di ampliare il Museo
13 marzo 2016 IL TIRRENO



Empoli riabbraccia la tavola d’oro rubata nel 1985 Don Engels: «Luogo da valorizzare ma servono risorse» di Francesco Turchi

EMPOLI. La città riabbraccia il suo piccolo-grande tesoro, rubato (per la seconda volta) esattamente 31 anni fa e scovato dai carabinieri in uno stand dell’antiquariato. Ora la “Crocifissione”, tempera su tavola a fondo oro attribuita a Niccolò di Tommaso è tornata al suo posto. Stavolta Empoli vuole tenersela stretta e magari sfruttare l’onda di orgoglio scaturita dalla riconsegna per riaccendere i riflettori sul Museo della Collegiata in piazzetta della Propositura, che è già un’eccellenza nel panorama toscano e che potrebbe fare un ulteriore salto di qualità. Magari passando attraverso quell’ampliamento auspicato da don Guido Engels, che ha approfittato della presenza contemporanea di vari rappresentanti delle istituzioni (compresi il deputato Dario Parrini, l’assessore regionale Vittorio Bugli e il consigliere Enrico Sostegni), per ricordare a tutti che sarebbe bello «ma mancano le risorse: vediamo se tutti assieme ce la facciamo».

Ma intanto c’è da gustarsi il presente, rappresentanto da quella tavola che i carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale hanno scovato nel settembre scorso in uno stand della Mostra biennale internazionale dell'antiquariato di Firenze. Una dozzina di uomini (con competenza per tutta la Toscana e l’Umbria), che vanno a caccia di opere trafugate, «con strumenti d’indagine all’avanguardia» assicura il comandante Lanfranco Disibio, attingendo da una banca dati sterminata (6 milioni di opere rubate).

E quando ne trovano una “sospetta” si confrontano con la Soprintendenza, effettuano una serie di accertamenti, per poi far scattare il sequestro. Come è accaduto in questo caso. L'antiquario ha precisato di aver ereditato la tavola d’oro (nel frattempo anche restaurata) da suo padre, anche lui antiquario a Firenze, che l'avrebbe acquistato incautamente tra il 1985 e il 1990, poco dopo il furto. Peraltro la stessa tavola trecentesca (valore 100.000 euro), insieme ad altre tre, era già stata rubata una prima volta nell'aprile del 1922, sempre dal museo ecclesiastico empolese, insieme ad altre tre opere, tutte successivamente recuperate.

Il sindaco di Empoli, Brenda Barnini, mostra tutto il suo orgoglio per un «piccolo tesoro che torna a casa e va ad arricchire un Museo custode di rarità che ne fanno un'eccellenza in Toscana. Questo museo è nato nell'800 per volontà dei cittadini di Empoli. È uno dei più importanti musei civici italiani, pur essendo un museo di arte sacra la sua costituzione è frutto dei moti risorgimentali e della volontà di mantenere da parte degli empolesi il proprio senso identitario. Anche dall'etica di sostenere e valorizzare le opere d'arte si misura la civiltà di una città». Poi assicura che «per l'amministrazione comunale la valorizzazione del patrimonio storico-artistico è centrale, non a caso stiamo lavorando per far convergere a favore di esso le forze cittadine con l'obiettivo di tutelarlo e renderlo ancora più attrattivo in termini turistici. Stiamo creando una fondazione apposita che si occuperà di questo».

La tavola ora è in bella mostra nella prima sala del Museo, su un pannello protetto da un vetro, «in condizioni di sicurezza massima - assicura Cristina Gnoni, funzionario della Soprintendenza belle arti e paesaggio -. È un giorno di festa per Empoli, questo recupero è veramente importante. È un ritorno eccellente per questo museo, già denso di invidiabili capolavori. Un elemento aggiuntivo di fascino e appeal che contribuirà a valorizzarlo ancora di più».

Ci spera anche il proposto, don Engels: «Ora il nostro Museo ha tutte le sue grandi opere d'arte insieme. A detta
del professor Antonio Paolucci, attualmente direttore dei Musei Vaticani, è il miglior museo ecclesiastico della Toscana, che riusciamo a tenere aperto grazie alla collaborazione del Comune e agli sforzi dei volontari. Ed è un luogo da valorizzare ancora di più».



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