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Quel cippo romano sul Ramaceto cambia la storia in Liguria
di BENEDETTA STELLA
19 marzo 2016 la Repubblica



Il reperto esposto nella mostra “Storie dalla terra e dal mare. Archeologia in Liguria 2000-2015 al Teatro del Falcone


Quel cippo romano sul Ramaceto cambia la storia in Liguria
Una sala della mostra sull'archeologia in Liguria (bussalino)
Da una semplice perlustrazione sui monti ad una scoperta eccezionale il passo può essere insospettabilmente breve. E’ il caso del cippo romano scoperto nell’ottobre 2015, individuato già nel 1988 ma di cui si erano poi perse le tracce, sul Monte Ramaceto dal prof.Giovanni Mennella ordinario di Storia romana e di Epigrafia latina all’Università di Genova insieme alla Soprintendenza Archeologia della Liguria e alla Sezione Tigullia dell’istituto Internazionale di Studi Liguri. Il cippo di confine risalente al II secolo d.C., in arenaria locale, è un reperto di importanza eccezionale oltre ad essere l’unica testimonianza del genere finora trovata in Italia (altri reperti simili sono noti solo in Spagna e in Siria). Questo cippo delimitava due latifondi confinanti e reca infatti le iscrizioni che si riferiscono ai rispettivi proprietari dei terreni: da un lato la scritta Caesaris n(ostri) indica che un latifondo era proprietà dell’imperatore; dall’altro invece le lettere PMG possono essere interpretate in due modi diversi. Potrebbero riferirsi infatti ad un ricco proprietario terriero o indicare invece i fondi lì posseduti dal comune di Genua, al quale in epoca romana era sottoposta la riviera orientale.

Le iscrizioni, la loro interpretazione e il quadro storico-economico che ne deriva rendono la scoperta del cippo del Ramaceto di importanza assoluta, tale da stravolgere e rivoluzionare le conoscenze che si avevano finora sulla presenza romana in Liguria e in particolare sull’area della riviera di Levante. Il cippo infatti, delimitando un latifondo imperiale sconvolge innanzi tutto l’idea che la riviera di levante fosse caratterizzata da piccole proprietà terriere, e suggerisce poi l’ipotesi che la zona fosse sede produttiva particolarmente allettante persino per l’imperatore. Come spiega il professor Mennella, recenti studi condotti con specialisti protostorici suggeriscono, basandosi sugli studi dei pollini, che in età romana nella zona dell’Aveto fosse introdotto o reintrodotto il Faggio che si sposa bene anche con l’allevamento caprino ed ovino. Tali ipotesi suggeriscono l’idea che la zona fosse economicamente molto attraente, sia per quanto riguarda la produzione di legname sia per l’allevamento.

La scoperta aprirebbe inoltre importanti collegamenti anche con un importantissimo documento proveniente da Veleia oltre a suggerire interrogativi e ipotesi che dischiudono orizzonti inediti per la storia, l’economia, l’organizzazione sociale e insediativa della Liguria. Il cippo del Ramacelo sarà esposto a Genova, fino al 28 marzo con ingresso gratuito, all’interno della mostra “Storie dalla terra e dal mare. Archeologia in Liguria 2000-2015” a cura di Vincenzo Tinè e Bruno Massabò presso il Teatro del Falcone a Palazzo Reale.
Orari apertura al pubblico:da Martedì a sabato 10:30/17:30; domenica 14/19



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