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Castelvecchio. L’ambasciatrice: «La polizia sta cercando i complici. I quadri forse sono in Russia o in Ucraina»
Angiola Petronio
Corriere del Veneto - Verona 19/3/2016

La diplomatica: «Da noi uscire dalla galera è difficile. Chi ci è finito, prima o poi parlerà»

VERONA. «Da noi uscire dal carcere è molto più difficile. Non ci sono molti sconti di pena...». Stela Stingaci, ambasciatrice in Italia della Repubblica di Moldova anche l’altro giorno ha parlato con i poliziotti che a Chisinau stanno conducendo, con i colleghi italiani, le indagini sulla rapina a Castelvecchio. Lunedì notte si sono mossi all’unisono, per quei dodici arresti: sette tra Verona e il Bresciano. Gli altri cinque in quella terra che si è affrancata dall’ex Urss nel 1991. Ne hanno presi tre, i poliziotti moldavi. Due sono evanescenti, come quelle 17 tele rubate a novembre e non ancora ritrovate. «Anche con me - spiega l’ambasciatrice - la polizia è piuttosto riservata. Mi hanno solo detto che durante gli arresti e la ventina di perquisizioni che hanno effettuato hanno trovato prove utili per la colpevolezza dei fermati». Quali siano quelle «prove», al momento non è dato sapere. Come non è dato sapere se possano portare al ritrovamento dei quadri.

«Il fatto che da noi la galera non è una passeggiata e che le accuse di contrabbando di opere d’arte e rapina di cui gli arrestati dovranno rispondere prevedono pene pesanti, dovrebbe spingerli a parlare. Aspettiamo, prima o poi lo faranno...». In realtà non sarà così facile. Gli arresti - per quanto è dato sapere al momento - si basano sulle intercettazioni. Manca quella che in gergo si definisce la «pistola fumante». La prova certa. Quella che può arrivare solo dal rinvenimento dei quadri. E farli ritrovare alleggerirebbe la posizione di qualcuno, ma lo inchioderebbe anche alle sue responsabilità. Ha un’opinione «che è solo personale», l’ambasciatrice. «Credo sia stato un furto su commissione. Se non per tutti i quadri, almeno per una parte». Spiega il perché, Stela Stingaci. «Sono opere dal valore inestimabile, provare a venderle da noi non avrebbe senso. Il nostro è un Paese dove non ci sono grosse possibilità economiche e non ci sono figure che possano pagare per quadri del genere...». Anche per questo, secondo la rappresentante diplomatica, non è detto che le tele si trovino lì. «Dai nostri confini è molto facile raggiungere sia la Russia che l’Ucraina. I controlli alle frontiere non sono ferrei. E in quei Paesi è molto più facile trovare persone interessate a questo tipo di opere. C’è sia una richiesta maggiore, che un mercato molto più disponibile, quindi non è difficile pensare che i dipinti possano anche essere lì». E la «caccia al tesoro» continua.



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