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Venezia ricorda i 500 anni del Ghetto concerti, mostre, libri
Davide Tamiello
Corriere del Veneto 23/3/2016

VENEZIA. Barriere ai varchi della città, controlli in divisa e in borghese e un’attività di intelligence locale ma coordinata direttamente con il Ministero. Se l’allerta era già ai massimi livelli dopo gli attentati di Parigi, la mattinata del terrore di ieri a Bruxelles ha contribuito ad alzare ulteriormente l’allarme. «Attenzione massima e livello di guardia altissimo», è il commento stringato del procuratore antiterrorismo per il Veneto Adelchi d’Ippolito. Perché se è vero che come si è sempre ribadito finora, e cioè che a Venezia non ci sono elementi di rischio concreti come in altre zone d’Europa e del Paese, questo non significa sottovalutare quello che a tutti gli effetti ora è uno stato di allerta mondiale.

Le attenzioni della Procura e del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, ieri convocato dal prefetto Domenico Cuttaia per un vertice a Ca’ Corner, sono incentrate in particolar modo sull’anniversario dei 500 anni del Ghetto ebraico. Evento delicato per cui verrà studiato un dispositivo di sicurezza di massimo livello, simile a quello adottato nel corso di grandi appuntamenti in laguna, ultimo dei quali il summit a palazzo ducale tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Francese Francois Hollande. Il primo passo è il potenziamento delle forze di polizia. Non è un segreto: il ministero dell’Interno e il ministero della Difesa assegneranno contingenti di supporto da tutte le regioni vicine per permettere una adeguata rete di controllo. Per permettere, soprattutto, di attivare servizi di sicurezza mirati a proteggere gli eventi di maggior richiamo senza costringere la questura di Venezia a lasciare scoperti i servizi quotidiani di pattuglia. «Rafforzeremo la prevenzione antiterrorismo – assicura il prefetto – per garantire il massimo della sicurezza senza pregiudicare le condizioni ordinarie della vita economica e sociale della città». Occhi puntati, in particolare, sull’evento clou delle celebrazioni, il concerto alla Fenice del 29 marzo e sugli ospiti. Dai presidenti di tutte le comunità ebraiche italiane e agli esponenti del governo: sul palco reale siederanno il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, la ministra delle riforme Maria Elena Boschi, la presidente della Camera Laura Boldrini. Il Cosp, ieri, ha pianificato le misure di tutela e di scorta. Qualsiasi evento al di fuori di quelli ufficiali verrà monitorato dalle forze dell’ordine. Con ogni probabilità, il questore Angelo Sanna ricorrerrà ancora una volta alle «zone rosse», limitate agli invitati. Il Comitato di sicurezza ieri ha già predisposto le misure sanitarie e l’impiego dei vigili del fuoco per quella sera.

Poi ci sono gli ingressi della città. Aeroporto, porto e stazione ferroviaria: Cuttaia, non a caso, ha voluto al vertice anche i dirigenti di polizia stradale, polaria e polfer. Molti servizi di controllo saranno fatti in borghese. La prefettura richiederà anche che si proceda a un incrocio tra le varie banche dati, da quelle degli alberghi e delle strutture ricettive, che registreranno i nuovi arrivi, e quelle delle questure e dei vari archivi di sicurezza. Un sistema che anche in passato aveva permesso di raggiungere latitanti e ricercati internazionali. Il varco in aeroporto, inoltre, avrà due fasi. Un primo all’interno dell’aerostazione, un secondo all’esterno, con pattuglie che chiederanno i passaporti ai passeggeri in arrivo. Sarà operativa la squadra antiterrorismo di Venezia, addestrata dai corpi speciali e testata nei grandi eventi degli ultimi mesi.



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