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Braccio di ferro sulla riforma della cultura: gli operatori chiedono a Franceschini di fermarsi
flavia amabile
24/03/2016



Esperti, storici dell’arte e ricercatori contro l’abolizione delle soprintendenze archeologiche

Il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci



«La verità è che ce la siamo presa in saccoccia e non ce ne siamo neanche accorti». Antonio Paolucci oggi è direttore dei Musei Vaticani ma dopo una vita trascorsa tra le più importanti soprintendenze italiane gli viene spontaneo usare ancora il «noi» quando si riferisce agli organi della tutela dei beni culturali. È sulla base della sua lunga esperienza di funzionario pubblico italiano che boccia la riforma del ministero dei Beni Culturali e del Turismo voluta dal ministro Dario Franceschini. Considera «sconcertante» l’abolizione delle soprintendenze archeologiche a favore di una soprintendenza unica che diventerà «un mostro pluridisciplinare», una struttura che rischia di avere conseguenze disastrose sulla tutela dei beni culturali perché «comanderà la politica».



Antonio Paolucci non è da solo. Con lui c’è una larghissima fetta di archeologi, storici dell’arte, ricercatori, operatori della cultura. È un fronte ampio e compatto che oggi sente il cambiamento in arrivo e fa mea culpa. «Noi soprintendenti c’eravamo ma non siamo stati in grado di capire in tempo che cosa si stava preparando».



Da un lato ci sono i decreti attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione che inquadrano le Soprintendenze alle dipendenze dei prefetti e dall’altro c’è la riforma di Franceschini che prevede la nascita delle Soprintendenze uniche cancellando le precedenti specializzazioni, quindi hanno deciso di organizzarsi e far sentire la loro voce. Martedì si è tenuta un’affollatissima assemblea di archeologi, il 7 maggio si terrà una manifestazione in piazza, e intanto tutti d’accordo chiedono al ministro Franceschini di fermarsi, di prendersi una «pausa di riflessione» prima di andare avanti.



Insomma la battaglia è tutta da combattere. Intende andare fino in fondo il governo Renzi deciso a modificare in modo radicale il sistema dei beni culturali.

«Le nuove soprintendenze parleranno con voce unica a cittadini e imprese riducendo tempi e costi burocratici», aveva a affermato Franceschini presentando la riforma. E, quindi sarà cancellata la distinzione tra istituti specializzati in belle arti, in paesaggio e in archeologia, per far posto alla soprintendenza unica. «Per cittadini e imprese sarà più semplice e rapido rapportarsi con l’amministrazione con una notevole riduzione degli oneri burocratici. Ciascuna soprintendenza costituirà un riferimento unico per la valutazione di qualunque aspetto di ogni progetto, dalla tutela dei beni ambientali per arrivare all’impatto paesaggistico, passando per gli aspetti di carattere artistico e architettonico. A un’unica domanda corrisponderanno un unico parere e un’unica risposta».



Ma chi nel settore lavora da decenni la racconta in modo diverso. Secondo Vittorio Emiliani, giornalista, scrittore, presidente del Comitato per la Bellezza «l’idea guida è di valorizzare, cioè cavar soldi, dai beni culturali, a cominciare dai musei. Un’illusione». Le cifre le cita l’archeologo Paolo Liverani: «Nel migliore dei casi il museo riesce a pagare il 20 per cento dei suoi costi attraverso gli incassi. Il resto arriva dai fondi pubblici o dai finanziamenti privati. Vale anche per il Louvre».



Paolucci sostiene che in realtà Renzi detesti le Soprintendenze perché non ha mai perdonato i rifiuti ricevuti quando era sindaco di Firenze. E Liverani avverte: «I beni culturali saranno difesi dai tecnici delle Asl e dai prefetti, è come affidar la difesa di un imputato ad un dentista invece che ad un avvocato».

http://www.lastampa.it/2016/03/24/italia/cronache/braccio-di-ferro-sulla-riforma-della-cultura-gli-operatori-chiedono-a-franceschini-di-fermarsi-KFmWp7GNLIkRjPdZ4Zah8H/pagina.html


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