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Cultura in emergenza
Luca Martinelli
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5606

Con la pubblicazione del manifesto "Emergenza cultura", e la convocazione in piazza a Roma, il prossimo 7 maggio, è al via una mobilitazione nazione per salvare l'articolo 9 della Costituzione. "Mai dalla Seconda guerra mondiale in poi il patrimonio è stato tanto in pericolo quanto lo è oggi" spiega ad Altreconomia Tomaso Montanari, storico dell'arte e promotore dell'iniziativa. Nel mirino Sblocca-Italia, riforma della pubblica amministrazione e il lavoro che manca nella "tutela"





La cultura è in emergenza, e per questo sabato 7 maggio, a Roma, è convocata una manifestazione per “salvare l’articolo 9” della Costituzione, come spiega il manifesto “Emergenza cultura”, di cui si è fatto promotore lo storico dell’arte Tomaso Montanari, che insegna all’Università di Napoli ed è anche editorialista di Altreconomia.

“Credo che mai dalla Seconda guerra mondiale in poi il patrimonio sia stato tanto in pericolo quanto oggi. Avevamo pensato che il culmine fosse stato toccato nel 2002, con la nascita della società Patrimonio spa, con l’obiettivo della valorizzazione e svendita dei beni culturali, ma oggi questo progetto del governo Berlusconi risulta attuato in modo ancor più radicale dal governo Renzi”. 

Quali sono, a tuo avviso, le scelte e gli interventi legislativi più gravi degli ultimi anni?
Innanzitutto c’è lo Sblocca-Italia, ovvero la legge del novembre 2014 che apre all’aggressione del paesaggio: idealmente, perciò, il ‘7 maggio’ si collega al referendum contro le trivelle del 17 aprile. Poi c’è il ddl Madia, la riforma della pubblica amministrazione, il cui obiettivo -in nome della semplificazione- è ridurre le Sovrintendenze, cioè le istituzioni incaricate della tutela dei beni archeologici, paesaggistici e culturali, per accorparle e metterle sotto il potere dei prefetti. Si elimina un contrappunto tecnico, per lasciare ogni potere in mano all’esecutivo: ciò rappresenta un’idea autoritaria della cultura. 
Il terzo punto, invece, riguarda il ‘lavoro culturale’, che non può essere inteso come una tantum di propaganda, con l’inserimento di 500 giovani, ma dovrebbe prevedere un piano vero di assunzioni:  il patrimonio muore anche per questa mancanza di lavoro, che tra l’altro condanna una generazione dopo l’altra di professionisti a lasciare l’Italia. 
 
Perché la scelta, dopo il convegno in programma il 6 maggio, di una manifestazione di piazza?
Il messaggio è che l’articolo 9 non riguarda solo gli addetti ai lavori. Se non difendiamo la Costituzione nel suo insieme, finirà che ce la smontano un pezzo per volta. Credo che in autunno, con il referendum in programma sulla riforma costituzionale, sia in discussione anche l’articolo 1, laddove dice che ‘la sovranità appartiene al popolo’. 
Questo articolo 9 non riguarda solo paesaggisti, archeologi, storici dell’arte. Il giurista Piero Calamandrei, nell’inaugurare l’anno accademico dell’Università di Firenze, nel 1994, dopo la guerra, non parla di diritto ma di paesaggio e patrimonio artistico, anticipando così la Costituzione. Oggi l’unico modo che abbiamo per difenderla è far sentire la nostra voce: chiediamo l’applicazione della costituzione. 
 
Qual è la coalizione che si è riunita attorno al manifesto “Emergenza Cultura”? 
I promotori sono associazioni legate al territorio e all’ambiente, come Italia Nostra, in tante sue sezioni, regionali e locali, o il Forum “Salviamo il paesaggio”. C’è però anche Libertà e giustizia, il cui impegno è strettamente collegato alla tutale della Carta costituzionale. È molto importante, inoltre, l’adesione dei tre sindacati confederali. All’appello hanno aderito da subito anche importanti personalità, con il professor Salvatore Settis, Massimo Bray, già ministro dei Beni culturali, Paolo Maddalena, già vice-presidente della Corte Costituzionale. Da ultimo, c’è stata anche l’adesione di due movimenti politici, Possibile e Sinistra Italiana. Siamo aperti ad ogni adesione, a chiunque si riconosca nel manifesto.
 
Su repubblica.it Montanari ha ricordato come nel 1960 Carlo Levi, lo straordinario autore di “Cristo si è fermato ad Eboli”, e poi senatore della Repubblica, commentò centoventi straordinarie fotografie scattate nel nostro Paese dal fotografo ungherese Jànos Reismann. In quel libro -“Un volto che ci somiglia”, titolo preso in prestito da Tomaso Montanari per la sua rubrica su Altreconomia- Levi scrisse: “se gli occhi guardano con amore (se amore guarda), essi vedono”. “Ebbene -ricorda oggi Montanari-, noi vogliamo guardare all'Italia e al suo patrimonio culturale con amore: a Roma, il 7 maggio”.  
 
E se aderisse il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini?
“Se lo fa -dice Montanari- poi ritira la riforma…”. 



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