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Da archeologi e storici dell’arte si levano polemiche molto dure contro Franceschini e Madia. La Rai le ignora e pure i politici di sinistra
Vittorio Emiliani*

* Vittorio Emiliani consigliere Rai 1998-2002

Comincia a montare la protesta. anzi la ribellione, del mondo della cultura e in particolare dei beni culturali contro le deformanti “riforme” che il governo ha preso o sta prendendo e che sconvolgono la già debole struttura del Ministero per il Beni Culturali. La scelta è stata più volte ribadita da Franceschini: separiamo la valorizzazione dalla tutela, i musei dalle Soprintendenze, i musei, anche quelli archeologici, dal territorio. Una mattanza, un caos. Ma se si scorrono i tg e i cosiddetti programmi di approfondimento della Rai, servizio pubblico, “tutto va ben”, Franceschini annuncia mirabilie, mentre delle polemiche non v’è traccia alcuna. Siamo già all’Eiar?
Tacciono pure i giornali del gruppo Caltagirone (Messaggero, Mattino, Gazzettino) dove vige una sorta di silenzio stampa su questi “sovversivi” eredi di Antonio Cederna (orrore!) che si ribellano alla barbarie. Tace la Rai-Tv un tempo decisamente sensibile a questi grandi temi coi telegiornali e con trasmissioni rimaste nella storia. Oggi tutto scomparso, tutto cancellato. Anche la cronaca dei fatti. Su qualunque rete. Eppure la Rai oggi vive di canone al 60-65 %, soldi di tutti noi, e quel 60-65 % dovrebbe essere dedicato a trasmissioni di servizio pubblico e di alta qualità culturale. Coi 200-300 milioni in più derivanti dal canone pagato con la bolletta elettrica, i nostri denari saliranno verso il 70 %, una quota “europea”. A questo punto non facciamoci infinocchiare: è falso che la Rai debba inseguire l’audience, è falso che debba essere spesso così commerciale, per attrarre spot, e culturalmente così assente e scadente. Reagiamo, reagite.
Martedì scorso tanti archeologi, storici dell’arte, giovani e anziani si sono radunati a Roma per iniziativa di Piero Guzzo archeologo di fama internazionale come il sempre presente Fausto Zevi, col fine di protestare contro una riforma/deforma che cancella la specificità antica delle Soprintendenze alle Antichità le quali dovrebbero presidiare oltre 2000 aree archeologiche e centinaia di musei di scavo. Musei di scavo ora separati dalle Soprintendenze e quindi dal loro territorio. Una bestialità colossale oltre tutto. Hanno chiesto a gran voce al ministro Franceschini di sospendere la riforma/deforma che sta creando soltanto caos. Le agenzie di stampa hanno informato bene, alcuni giornali hanno riprese la poolemica (non quelli romani, l’archeologia a Roma, si sa, è robetta e loro sono in mano agli immobiliaristi). Ma dalla Rai/Eiar si è levato un fragoroso silenzio. Perché? Di cos’anno paura?
Franceschini e i suoi geniali consiglieri pensano che dai musei in generale si potrà cavare una pioggia di euro come dal Colosseo o da Pompei. Illusione: i musei in generale possono ricavare da biglietti e altri introiti il 20 % di quanto costa la gestione. Lo stesso Grand Louvre e il Metropolitan Museum, con un apparato enorme di servizi commerciali, ricavano il 50%, ma il resto ce lo mette lo Stato, nel caso del Louvre ben 102,5 milioni di euro l’anno.
Ma i vari Tg, compreso quello del Lazio, non hanno dato né un’immagine, né una notiziola di cronaca. Idem per la tavola rotonda alla Stampa Estera dove addirittura il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, già grande soprintendente a Firenze e ministro della Cultura col governo Dini, ha attaccato a fondo le “riforme” di Dario Franceschini e di Marianna Madia. La quale, impassibile (o inconsapevole?) nella riforma/deforma, della Pubblica Amministrazione addirittura sottomette (orribile a dirsi!) le Soprintendenze, accorpate e devitalizzate, ai Prefetti. Si torna così al Regno di Sardegna, uno dei meno avanzati nella tutela dei beni culturali. Una barbarie.
Di tutto questo si è occupata, sia pure episodicamente, La 7 ,a “Otto e mezzo”, a “Piazza pulita” e a “Tagada”. Ne hanno diffusamente parlato Corriere della Sera, Fatto Quotidiano, Stampa e altri. Silenzio di tomba invece del “servizio pubblico” Rai. A Radio Rai è andato in onda un minutino appena sentendo però anche uno scudiero di Franceschini. E sì che Ansa, Adn Kronos e Dire, ripeto, avevano fornito servizi puntuali, diffusi. Perché la Rai tace, anche nel Tg3, anche su Rai 3? Per non disturbare l’irritabilissimo Renzi che ha definito le Soprintendenze l’ostacolo principale allo sviluppo “moderno” del Belpaese? Il nuovo staff Rai non ha proprio nulla da replicare? E i politici? Quest’anno deve essere rinnovato il contratto di servizio Stato-Rai. Vogliono occuparsene un po’? O tacciono anche loro perché nulla gli importa della cultura e dei suoi beni in Italia tanto straordinari quanto minacciati e precipitati nel caos? Il 7 maggio ci sarà a Roma una grande manifestazione su questa EMERGENZA CULTURA. Taceranno ancora?

http://www.articolo21.org/author/Vittorio-Emiliani/


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