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Quelle case date in fitto nella palazzina Rothschild
ALESSIO GEMMA
09 aprile 2016 LA REPUBBLICA


IL RACCONTO



«PAGHIAMO un fitto alla Soprintendenza? Non sono cose che la riguardano. Non la conosco, di certo non la faccio entrare». Al citofono di via Giacomo Piscicelli l'unica a rispondere è una signora. Civico 1 M, ecco la palazzina rossa dei banchieri ebrei, i Rothschild, due piani incastonati tra il museo della carrozze e l'architettura neoclassica di villa Pignatelli. Camere con vista sul parco della riviera di Chiaia.

Cinque appartamenti che rientrano tra gli alloggi demaniali gestiti dal ministero dei beni e delle attività culturali. Sono case e appartamenti finiti nel mirino della Guardia di finanza che, dopo la Reggia di Caserta, ha allargato il raggio dell'inchiesta sull'Affittopoli nei beni culturali: Capodimonte, Floridiana e, appunto, Villa Pignatelli. «Non mi interessano queste verifiche », taglia corto al citofono la signora che abita nelle ex residenze dei banchieri trapiantati a Napoli da Francoforte. In pieno Ottocento. Dai Rothschild dopo l'Unità d'Italia il complesso passò ai Pignatelli.

È questa la palazzina dove ancora alloggiava l'ex maggiordomo della principessa Rosina Pignatelli che nel 1955 donò la villa allo Stato, morto da anni: l'accesso è su via Piscicelli, il lato opposto del giardino che si apre sulla Rivieria di Chiaia.

«Ora ci sono dipendenti della Soprintendenza», spiegano dalla direzione di Villa Pignatelli. Quanto pagano? Ma soprattutto: che "titolo" hanno per risiedere in quegli immobili? Oltrepassato il portone di via Piscicelli si intravede un androne con un cancello che da direttamente nei giardini della villa. «Gli inquilini della palazzina non entrano mica nel parco. Quel cancello è chiuso con un catenaccio ». Alla biglietteria spiegano che tra gli affittuari c'è «personale che lavora in altri musei». Nelle ultimissime ore le fiamme gialle del comando provinciale di Napoli hanno chiesto all'agenzia del Demanio di acquisire tutti gli atti relativi agli alloggi demaniali passati sotto l'egida delle soprintendenze. Lunedì è previsto un summit dei più alti dirigenti del Demanio per recuperare e ordinare i documenti. Tappe già fissate: le Fiamme gialle si sono date quindici giorni di tempo per studiare le carte. Poi potrebbero scattare i sopralluoghi nei siti culturali, anche se in "incognito" è già stata fatta una visita proprio a Villa Pignatelli. Di sicuro, oltre al Demanio, i finanzieri sono andati a bussare anche alle porte di Palazzo Reale, sede della soprintendenza alle belle arti, dove dovrebbero essere conservati alcuni incartamenti. E soprattutto hanno parlato con l'attuale direttrice del Polo museale, Mariella Utili, che guida dall'estate 2015.

La Utili ha assicurato "massima collaborazione", anche perché da quando si è insediata ha attivato una ricognizione dei beni demaniali, chiedendo pareri all'avvocatura dello Stato e aggiornando di continuo il ministero dei Beni culturali. «Dobbiamo capire chi ha titolo e chi non ha titolo per stare in queste case», spiegano al Polo museale. «Sono mesi che siamo dietro a queste carte». Parenti di dipendenti che non lavorano più per l'amministrazione, o magari lavoratori in pensione, non avrebbero diritto all'alloggio. Pensare che a Caserta il direttore Mauro Felicori ha messo a bando le residenze per creare studentati e ostelli. Significa che gli appartamenti sono stati liberati dopo decenni, via anche attuali funzionari della soprintendenza casertana. «Gli sgomberi sono stati possibili anche grazie all'attività svolta dall'ex soprintendente David», spiega il legale della dirigente che ha ricevuto la richiesta di risarcimento della Corte dei conti. L'indagine su Caserta ha dimostrato che "la cattiva gestione dei beni" si è intrufolata nello scontro tra Demanio e ministero dei Beni culturali. Perché la competenza sugli alloggi negli anni è passata dalle agenzie del territorio alle soprintendenze. Risultato: rimpallo di controlli e canoni rimasti al di sotto dei valori di mercato. Elementi che, se riscontrati anche nei tre siti culturali, finirebbero in una informativa indirizzata al sostituto procuratore Ferruccio Capalbo, lo stesso pm che ha incassato di recente la convalida del sequestro di circa 1,5 milioni di euro per i fitti concessi dal Comune di Napoli alle associazioni. Altri immobili, occupati da attrici, vigili urbani e partiti politici. Fitti abbattuti del 90 per cento.




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