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CAMPANIA - I templi di Paestum in 34 dipinti e vedute del Grand Tour
PAOLO DE LUCA
15 aprile 2016 LA REPUBBLICA





CARTOLINE dal Grand Tour. Quando i templi di Paestum erano tutt'uno con la campagna intorno, creando uno spettacolo irripetibile di bellezza decadente, tra campi arati, vecchie colonne scalfite e greggi di pecore a pascolarvi attorno. Un paesaggio che Goethe non esitò a descrivere come "la più splendida immagine che porterò con me integra al nord" e che domani verrà celebrato con una mostra nelle sale del Castel dell'Ovo, promossa dalla Fondazione Giambattista Vico. "Paestum nei percorsi del Grand Tour - La discoverta delle antiche ruine": questo il titolo dell'esposizione, che ospita 34 opere, tra disegni, incisioni, gouaches e olii su tela, che abbracciano l'arte del Settecento e Ottocento, partendo dagli anni di Carlo III. Proprio al re capostipite della dinastia borbonica, di cui corre nel 2016 il trecentenario dalla nascita, sarà tra l'altro dedicato il Maggio dei monumenti partenopeo, di cui questo exibit rappresenta un'anticipazione.

«Le opere - spiega Francesco Ciotola, storico dell'arte e curatore della mostra - descrivono le bellezze di Paestum, sia archeologiche che paesaggistiche: alcune foggiate con quella precisione e rigore tipici del periodo illuminista, altre arricchite da idealizzazioni romantiche, anticipando le scene di genere dipinte dai rappresentanti della Scuola di Posillipo».

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni: la prima, con opere e vedute settecentesche, tra cui alcune cartografie (quella più antica, dei primi anni del secolo, con le 12 province del regno, è di Jeremiah Wolff) e litografie firmate da Raffaello Morghen. Nella seconda sala è protagonista il corpus delle grandi stampe di Giovanni Battista Piranesi, celebre architetto e incisore appassionato di arte classica, che proprio a Paestum pubblicò numerose opere (le "Differents vues de Pesto"), ritraenti i suoi maestosi ed "eroici" edifici greci, affiancati a piccole figure umane, spesso contadini o viaggiatori europei. Un tipo di disegno che torna anche nella terza sezione, che descrive, attraverso i colori di Anton Pitloo, Franz Catel e William Turner, l'archeologia e la vita quotidiana nella piana del Sele. All'inaugurazione della mostra, patrocinata dai comuni di Napoli e Capaccio-Paestum, parteciperà anche Luigi Maria Pepe, direttore della Fondazione Vico (per la sua sede napoletana) e una rappresentanza della Fondazione Istituto tecnico superiore per le tecnologie innovative per i beni culturali e turistici, che partecipa all'organizzazione. L'esposizione, ad ingresso gratuito, sarà visitabile fino a martedì 17 maggio. Questi gli orari: 10-18 dal lunedì al sabato e 10-14 la domenica.




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