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Il castello arabo residenza dei senzatetto "Da qui non usciamo"
GRAZIA LA PAGLIA
15 aprile 2016 LA REPUBBLICA





Sono oltre 600 le famiglie indigenti che hanno trovato un alloggio occupando edifici scolastici abbandonati, ex conventi e palestre in disuso. E a Brancaccio c'è chi ha trovato una casa in un castello. Maredolce, il gioiello architettonico arabo, circondato da un rigoglioso giardino storico, ha precluso il suo cortile interno alla visita dei turisti. Cinque famiglie hanno ritagliato, in pochi metri quadrati, un spazio in cui vivere. Ognuna ha occupato delle casette, dei minuscoli appartamenti abusivi creati da altri senza casa che, insieme con circa 70 nuclei familiari, occupavano fino a vent'anni fa l'intera struttura. Alcuni sono rimasti e altri hanno ripopolato gli spazi lasciati vuoti. Tra questi c'è Maria Calcaterra, anziana che ha fatto di una piccola stanza umida il suo rifugio. Con lei vivono il figlio Rosario e la sua compagna, già madre di due ragazzi.

La camera da letto della coppia è separata dalla cucina da una credenza, il bagno da una tenda. Un tetto fatto con tavole di legno inumidite li ripara dalla pioggia. E con quell'umidità combattono da sempre: la bronchite non li lascia in pace. «Sappiamo di vivere in un castello ma non abbiamo alternative — dice Maria — Non abbiamo i soldi per pagare un affitto: mio figlio è disoccupato e io sono malata». Il monumento è stato rimesso a nuovo con recenti interventi di ristrutturazione e sulla sua riqualificazione puntano le associazioni del quartiere. Solo così si potrebbe dare splendore alla periferia che vorrebbe entrare nei circuiti del turismo, ma che ad oggi non può. «Il cortile non si può recuperare perché lì vivono ancora dei senza casa — dice Domenico Ortolano, presidente dell'associazione Maredolce — Già alla fine dell'800 era stato occupato internamente da famiglie indigenti. Ma con i restauri del 2011 sono andati via». Adesso il castello è aperto al pubblico, ospita convegni e scolaresche ma una parte resta ancora da rifare. Il cortile interno è ormai un piccolo villaggio dove qualcuno ha anche cercato di rendere più gradevole l'ingresso, sistemando piante e fiori. E tra arbusti e ghiaia, è stata piazzata anche la cuccia per un cane. Quando piove le porte restano chiuse, mentre dei secchi raccolgono l'acqua che scende dai fori dei soffitti. «I custodi del castello ci ricordano che prima o poi verremo buttati fuori, insieme con i nostri vicini che hanno sei bambini — dice Maria, 36 anni, disoccupata — Per fortuna i miei figli sono ormai grandi: anche se vivono qui, dormono a casa dei nonni e degli zii. Ma noi non sappiamo dove andare». Accanto a lei, Rosario guarda il pavimento senza piastrelle con gli occhi lucidi: ha 32 anni e da tempo non può più lavorare. Un'infezione lo ha costretto a un'operazione in cui ha perso un polmone.

«Ci dicono che dovremo andarcene non appena saranno stanziati i fondi per sistemare il cortile. Ma potranno portarci via solo con la forza», dice. Non sono pochi, però, i problemi causati dalla presenza dei senza casa. «Nel cortile si accumula sempre immondizia — afferma Ortolano — La soprintendenza ai Beni culturali interviene continuamente e ha denunciato il problema alla Prefettura e al Comune. È stata anche costruita una recinzione, per dividere il castello dalla parte del cortile abitato, ma viene sempre buttata giù».

«Da tempo attendiamo che il Comune ci dia una sistemazione. Guardate in che condizioni viviamo: vogliono toglierci anche questo?», chiedono i tre occupanti. E mentre si interrogano, da fuori giungono le risate di studenti in gita al castello: visitano il palazzo e scattano foto. Per non farsi vedere, gli abitanti del cortile tengono le porte chiuse e fingono di vivere una vita normale.



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