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Casa Fabris, fronte del no alla vendita
di Martina Milia
18 aprile 2016 IL MESSAGGERO VENETO

Una casa per artisti in cui potessero trovare un ricovero e un luogo in cui esercitare il proprio talento. Era questo il sogno di Giulia Fabris, era questo che aveva spinto la donna, scomparsa nel 2011, a lasciare la sua amata casa, quella appartenuta alla sua famiglia per 500 anni, al museo civico di Pordenone. La notizia che il Comune intende accettare l'eredità – a cinque anni dalla morte – per vendere subito dopo l'immobile ha generato molta amarezza tra quanti la conoscevano e tra i pochi amici che la signora faceva ancora avvicinare. «Era una donna di grande cultura, di una sensibilità artistica non comune – raccontano – ed era anche una donna molto decisa e schiva. Non era facile starle vicino. Era riuscita a tenere lontani i tanti interessi che negli anni si erano materializzati attorno alla sua casa. Una dimora che aveva cercato di mantenere nonostante le difficoltà. La scelta di donarla al museo civico d'arte era maturata grazie a una conoscenza e a una profonda stima nutrita per il direttore dei musei Gilberto Ganzer. Se avesse saputo che il Comune sarebbe stato pronto a vendere la casa senza indugio, non l'avrebbe mai lasciata in eredità al museo». La delibera che l'amministrazione municipale propone all'attenzione del consiglio stasera – e che peraltro arriva all'ultima seduta utile – ha il sapore del blitz da parte di chi conosceva le sorelle Fabris, perché contempla per l'appunto la volontà di inserire l'immobile nel piano delle alienazioni e, di conseguenza, metterlo in vendita. La stima fatta fare dall'amministrazione lo scorso anno ritiene che la vendita potrebbe portare il municipio a incamerare una cifra tra i 280 e i 300 mila euro, anche se nel 2011 la stima che era stata fatta era quasi il doppio di questo valore. Anche l'ipotesi di cedere il bene al Comune di Aviano fa sorridere oggi chi conosceva l'ultima proprietaria di casa Fabris-Zanussi. Pare, infatti, che il rapporto con l'amministrazione civica di Aviano non fosse dei migliori e che la signora non volesse lasciarla al Comune di residenza perché non si fidava della destinazione che l'immobile avrebbe potuto prendere. La casa, secondo alcuni, potrebbe invece diventare una declinazione dei "Colonos" di Villacaccia di Lestizza, "locanda" in cui la ristorazione e la cultura e l'arte (in quel caso friulana) si incontrano felicemente. Stasera i consiglieri comunali si dovranno esprimere in merito. La speranza degli amici è che «la delibera venga ritirata. Almeno perché ci sia il tempo di valutare possibili alternative. Hanno aspettato cinque anni, non saranno pochi mesi a fare la differenza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA




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