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Filippuccio in carcere, ma è un pittore del 1300
di Michela Cuccu
19 aprile 2016 LA NUOVA SARDEGNA

La “Madonna con Bambino fra i santi” esposta da ieri nel salone di Massama

L’opera del miniaturista toscano si trovava nell’Episcopio di Oristano

ORISTANO. Resterà in un salone, fra le sbarre di un carcere. Fino a venerdì «Madonna con Bambino fra i santi», il dossale a tempera su fondo oro, attribuito a Memmo di Filippuccio, pittore miniaturista che nel 1300, a San Gimignano, lavorava a stretto contatto con Duccio di Boninsegna e Giotto. Opera d’arte preziosissima, con la prima iconografia di San Francesco ma anche la prima opera a fondo oro a raggiungere la Sardegna, da ieri è esposta nel carcere di Massama.

LiberArte è il titolo scelto per sintetizzare il concetto dell’arte che visita la cella, ma anche vista dalla cella, si potrebbe aggiungere. È denso di significato il progetto – primo in Italia nel suo genere, ovvero, portare una opera d’arte di enorme valore in un carcere, mettendola a disposizione unicamente dei detenuti– quello promosso dalla Soprintenza Belle arti e paesaggio delle province di Cagliari, Oristano, Medio Campidano, Iglesias e Ogliastra, attraverso un finanziamento del ministero dei Beni culturali. L’obbiettivo, come spiega una nota, è quello di raggiungere il «non pubblico», espressione che sta ad indicare coloro che non accedono ai musei o ad altre iniziative culturali. In questo caso però, il non andare ad una mostra non è legato ad una scelta libera e individuale, ma a coloro che per un periodo più o meno lungo, la libertà l’hanno perduta. Appunto i detenuti. In realtà lo stesso dossale di Memmo di Filippuccio a sua volta è per il «non pubblico». Pochissimi, infatti, fino ad ora lo hanno potuto ammirare, almeno da quando, dalla seconda metà del 1800, è stato spostato dalla cattedrale di San Giusta all’episcopio di Oristano. Solo coloro che hanno avuto occasione di entrare nella sala dedicata al Papa emerito Benedetto XVI, nella residenza dell’arcivescovo di Oristano, hanno potuto ammirarla. Da ieri e per qualche giorno saranno invece i detenuti del carcere ad ammirarla, anzi, come hanno spiegato gli organizzatori «a dialogare» con la preziosa opera d’arte. Ieri c’è stato il trasferimento dell’opera, con l’imballaggio eseguito dalla “Restauro Arborense” di Anna Sanna e Rita Fodde e il trasporto
curato dalla “Trasporti Sacro Cuore” di Giancarlo Emmi, in una speciale cassa messa a disposizione dall’Antiquarium Arborense. Tutti hanno lavorato a titolo gratuito, come l’Ivi Petrolifera che ha sponsorizzato il depliant e Unipolsai di Quartu che ha offerto la copertura assicurativa.



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