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La mostra evento “Egitto Pompei”: statue delle divinità alte due metri esposte nella città romana
di PAOLO DE LUCA
19 aprile 2016 LA REPUBBLICA

Le otto opere saranno il fiore all'occhiello della seconda tappa dell'esposizione al via da mercoledì 20 e visitabile fino al 2 novembre

Testa di leone, corpo di donna. A sottolineare la sua doppia natura di dea, tanto furiosa, quanto dispensatrice di beni e prosperità, simbolo di ogni piena del Nilo. Sekhmet, "Colei che è potente", arriva a Pompei. La temuta divinità egizia, ammansita soltanto da un otre di birra rossa offertole dal padre Ra, è ritratta in sette statue di diorite, di oltre due metri, appena collocate in un allestimento della Palestra Grande degli scavi. Dall'estremità della sala, si affaccia un'ulteriore scultura, stavolta in granodiorite.

Raffigura il faraone Thutmosi I. Le otto opere saranno il fiore all'occhiello della seconda tappa della mostra "Egitto Pompei", al via da mercoledì 20 , e visitabile fino al 2 novembre. Il progetto, che prevede un terzo e quarto step a giugno e ad ottobre al Museo archeologico nazionale di Napoli, con l'inaugurazione di nuove sezioni e la riapertura della collezione egizia, è iniziato a marzo con un exibit al Museo Egizio di Torino.

Proprio dalle sale della città sabauda, da cui non si erano mai spostate negli ultimi 200 anni, sono giunte le preziose sculture, frutto di ritrovamenti ottocenteschi nell'area di Tebe. Le sette Sekhmet risalgono al quattordicesimo secolo avanti Cristo. Furono costruite per volere di Amenhotep III, faraone della diciottesima dinastia. La statua di Thutmosi I è addirittura più antica di un secolo e proviene dal complesso templare di Karnak. Questi otto guardiani sono un assaggio della grande mostra, curata dal soprintendente di Pompei Massimo Osanna, assieme a Marco Fabbri (docente di Archeologia dei Paesaggi urbani all'università di Tor Vergata), in collaborazione con Simon Connor (tra i curatori dell'allestimento torinese) e con l'organizzazione di Electa.

"L'obiettivo - spiega Osanna - è di raccontare la diffusione dei culti egizi in tutto il Mediterraneo, che arrivarono ad influenzare profondamente anche le religioni greca e romana".

Da una finestra sulla terra delle piramidi, si passa quindi ad una sala che ne racconta le ramificazioni. Qui, una bacheca raccoglie decine di "Aegyptiaca". "Si tratta - spiega Fabbri - di medaglie e ciondoli metallici, a forma di scarabeo. Si trovano in tutta l'Italia meridionale fin dall'ottavo secolo avanti Cristo. I reperti esposti provengono prevalentemente dalla necropoli di Striano".

Tra voci fuori campo e giochi di luce negli stretti corridoi allestiti da Francesco Venezia, si arriva alla sala tre. Protagonista è un tavolo lungo sette metri e mezzo creato da "Studio azzurro", su cui 4 proiettori introducono il tema di Iside, la divinità egizia che trovo più seguaci nel mondo antico. "Un video di 9 minuti - aggiunge Fabbri- traccia il tema del suo culto nel tempo. Da quello egizio, a quello romano, con la scoperta del tempio a lei dedicato a Pompei". E, proprio all'"Iseum" della "Regio 8", è dedicato un secondo segmento dell'itinerario egizio nella città vesuviana.

"Abbiamo decine di fondazioni di culti isiaci - riprende Osanna - diffusi in tutto l'impero romano. Ma questa a Pompei, è certamente la struttura meglio conservata. Pare addirittura che abbia ispirato Mozart, che da ragazzo visitò gli scavi col padre, per le ambientazioni del Flauto magico".

Il tempio riapre dopo sei mesi di ristrutturazioni e messa in sicurezza con fondi del Grande Progetto Pompei. "Non solo - dichiara Osanna -. Abbiamo voluto ricreare lo stesso ambiente che si presentò agli archeologi al momento della scoperta, a metà Settecento". Ecco quindi apparire copie di affreschi e statue conservati all'Archeologico, restituiti alla loro cornice originaria. Si è anche lavorato alla stuccatura delle colonne e ad una copertura in plexiglas del "Purgatorium" accanto alla cella che, nelle funzioni, custodiva le acque del Nilo.

"Sappiamo molto di Iside grazie all'Asino d'Oro di Apuleio - continua il Soprintendente - che ci racconta di processioni, riti e danze. Anche a Pompei si tenevano eventi simili, come racconta anche un affresco della domus di Loreio Tiburtino". Cerimonie che vengono illustrate in una sala multimediale (curata da Adele Lagi, responsabile del Piano di Fruizione di Pompei), aperta sul retro del tempio. Al suo interno sarà proiettato un film di Stefano Incerti, girato proprio a Pompei, con protagonista Peppe Servillo, durante un sacrificio notturno alla dea. Il percorso, spiegato anche da un'apposita app (che sarà lanciata oggi sugli smartphone), include un tour
nella casa del Frutteto e quella dei Pigmei, sulla via Nolana (con affreschi "egittizzanti"), riaperta dopo anni di abbandono.

Oggi, la mostra sarà visitata da Anmo Cesaro, sottosegretario ai Beni Culturali, accompagnaato dai curatori, assieme ad Evelina Christillin (presidente della fondazione Museo delle antichità egizie di Torino), Christian Greco e Paolo Giulierini (rispettivamente direttori del Museo Egizio torinese e dell'Archeologico napoletano).



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